Palazzo Malacrida

Morbegno (SO)

Indirizzo: Via Malacrida (Nel centro abitato, integrato con altri edifici) - Morbegno (SO)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: palazzo

Configurazione strutturale: Si accede attraverso un androne decorato a stucchi con stemmi dei Malacrida e delle famiglie imparentate. Interessante lo scalone d'onore affrescato che conduce al piano nobile dove si trova il salone da ballo, decorato con stucchi settecenteschi e tondo affrescato al centro della volta. E' completato da un interessante giardino all'italiana e terrazze.

Epoca di costruzione: sec. XVIII

Autori: Solari, Pietro, costruzione; Ligari, Cesare, affreschi salone; Romegialli, Giampietro, affreschi; Coduri, Giuseppe detto Vignoli, quadrature; Porro, Giuseppe, decorazione

Descrizione

Tutto nel palazzo, dalla terrazza affacciata sull'abitato, "cinta da una bella balaustrata di pietra arenaria di Viggiù", di andamento squisitamente rocaille, all'androne in cui la finezza di disegno e di modellato dei leggerissimi stucchi sulle volte si ripete nei rilievi delle colonne in serizzo e nel profilo sagomato delle panche, allo scalone brillantemente impostato in uno spazio contenuto, per giungere al salone da ballo con gli affreschi di Cesare Ligari e del Coduri (la medaglia sulla volta, episodio tra i più rilevanti del tiepolismo in Lombardia, raffigura un tema iconografico di larga fortuna nel secolo dei lumi, il Trionfo delle Arti e delle Scienze sopra l'Ignoranza), si mantiene su di un tono stilistico di grande levatura, cui si confà la scala ridotta di una dimora nobiliare di provincia, inserita in un tessuto urbano fitto, che le impedisce una larga dilatazione spaziale. Le Memorie riportano i nomi di altri pittori impegnati nel palazzo, come il quadraturista Giuseppe Porro e i pittori di figura Pietro Ligari, padre di Cesare (di cui è la medaglia dell'Eroe coronato dalla Fama, sulla volta di un ambiente preesistente al rinnovamento solariano, pur se riqualificato dal Solari con squisiti stucchi rococò) e Giovan Pietro Romegialli, autore del Ratto di Ganimede sulla volta dello scalone, dell'Aurora su di una volta dell'appartamento terreno, e della pala (perduta) della cappella, oltre a personaggi minori. È invenzione di Pietro Solari anche il giardino sul lato posteriore dell'edificio, che si sviluppa in altezza attraverso una successione di piani terrazzati collegati da rampe di scale: con la capacità a lui consueta di cimentarsi con spazi circoscritti e condizionanti preesistenze, il Solari adatta felicemente in esso gli schemi formali del giardino classico all'andamento montuoso del terreno, sfruttando l'effetto prospettico delle scalinate che collegano le terrazze per convergere in una piccola esedra, e certamente tenendo conto anche del valore paesaggistico. Infatti, dai diversi livelli del giardino lo sguardo riesce a spaziare al di sopra del fitto intrico viario del centro storico che ingloba e quasi soffoca l'edificio signorile, con una amplissima vista sull'abitato e il paesaggio circostante, in direzione del Lario, dell'opposta sponda retica dell'Adda con i vigneti soleggiati della costiera dei "Cècch", e della più selvosa e ombrosa sponda orobica, lungo le pendici della Valle del Bitto di Albaredo.

Notizie storiche

Dell'architetto Pietro Solari, meglio noto come Pietro Solari da Bolvedro, frazione rivierasca di Tremezzo, dove è presente nei documenti fra il 1749, anno del suo matrimonio, e il 1782, quando fa testamento (muore nel 1787), le fonti archivistiche attestano una fitta attività in Valtellina e Valchiavenna (Chiavenna, Delebio, Morbegno, Traona, Sondrio) negli anni Cinquanta e Sessanta del Settecento (e ancora da ultimo nel 1780-81) per opere di ingegneria (il ponte sul Mallero a Sondrio), di edilizia religiosa pubblica (la torre campanaria della collegiata di Sondrio), e per commissioni di diverse famiglie nobiliari locali, reciprocamente unite da vincoli sociali, matrimoniali, e di parentela (i Peregalli di Delebio, i Malacrida di Morbegno, i Sertoli di Sondrio, i Parravicini di Traona). Contemporaneamente, egli risulta operoso nei Grigioni (Soglio, Vicosoprano) e a Chiavenna per alcuni esponenti della potente casata dei Salis, ed è probabile che il prestigio di tale ricchissima consorteria familiare, che nel Settecento aveva raggiunto una posizione di assoluto dominio nella Repubblica retica delle Tre Leghe e nei territori soggetti (fra cui la Valtellina), abbia contribuito a fare di lui l'interlocutore privilegiato della nobiltà valligiana. Rimangono incerte la sua origine e la sua formazione, pur se a Carona nel Luganese e a Ramponio d'Intelvi sono attestati diversi rami di famiglie Solari impegnati per generazioni in campo artistico (architetti, scultori, lapicidi, pittori, scagliolisti). Spicca, in particolare in Pietro Solari , la qualità spiccatamente internazionale del suo rococò, che presenta tanto nelle planimetrie e negli alzati, quanto nei partiti decorativi, stringenti analogie con l'architettura centroeuropea, la quale ebbe per protagonisti, fra la metà del Sei e lungo il Settecento, innumerevoli intelvesi. Il linguaggio architettonico del Solari ha radici culturali borrominiane e guariniane, comuni ad altri maestri del rococò in Austria, in Boemia, in Moravia e nella Germania meridionale: esso è caratterizzato dalla predilezione per le piante centrali e gli spazi raccolti, animati dal flettersi delle pareti e dai giochi complessi e movimentati di aperture (una costante dei suoi ambienti, verificabile bene nel salone da ballo di Palazzo Malacrida, sono le gallerie, le tribune dal disegno spesso eccentrico, le finestre e le aperture interne, ora vere ora finte, a trompe l'oeil), inoltre la raffinata e nervosa sensibilità decorativa, capace di coordinare con intelligenza il lavoro degli stuccatori, dei pittori e dei quadraturisti.
La creazione più matura e compiuta del Solari è il Palazzo Malacrida di Morbegno, che sorge nella parte alta del centro storico della cittadina, in contrada "Cimacase", all'imbocco della Valle del Bitto di Albaredo. Le manoscritte Memorie storiche e genealogiche della famiglia Malacrida di Morbegno (Morbegno, Biblioteca Civica Ezio Vanoni), stese intorno al 1816 da Ascanio Malacrida, contengono un analitico ragguaglio sulle vicende della fabbrica, e una puntuale descrizione degli apparati pittorici e decorativi. Si deve al padre di Ascanio, Giampietro, l'iniziativa di "riedificare la casa di sua abitazione nella contrada in cima alle case [...]. La ridusse a regolare architettura nella facciata, e nell'interno con bell'atrio, e scalone, e con tutto l'appartamento superiore, e spese circa cinque mille zecchini [...]. L'architetto fu l'ingegnere civile Pietro Solari da Como". I lavori si protrassero, in base alle Memorie, dal 1758 al 1762, ma dovevano essere in fase avanzata di realizzazione nel 1761, data segnata accanto alla firma sulle quadrature di Giuseppe Coduri detto il Vignoli nel salone da ballo.

Uso attuale: intero bene: spazio di rappresentanza

Uso storico: intero bene: abitazione

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale

Accessibilità: Il palazzo è aperto occasionalmente.
Visitabile su richiesta solo per gruppi
Tel 0342.606211 (Municipio) 0342.610323 (Biblioteca civica)

Credits

Compilatore: Natoli, M.V. (2001)

Compilazione testi: Coppa, Simonetta

Responsabile scientifico testi: Simonetta, Coppa

Fotografie: Bonetti, Luca

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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