Casa Feltrinelli

Milano (MI)

Indirizzo: Via Daniele Manin, 37 (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Milano (MI)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: palazzo

Configurazione strutturale: Edificio con pianta ad L con struttura portante in profilati metallici su fondazioni a plinto in calcestruzzo armato, murature di chiusura e partizione interna in laterizio forato, con copertura piana a terrazza.

Epoca di costruzione: 1934 - 1937

Autori: Barbiano di Belgiojoso, Alberico, progetto; Barbiano di Belgiojoso, Ludovico, progetto

Descrizione

L'edificio è localizzato in una zona centrale della città, lungo l'anello dei bastioni e in posizione privilegiata tra piazza della Repubblica e i giardini pubblici di Porta Venezia.
Il lotto all'angolo tra via Manin e l'allora piazza Fiume ha forma di trapezio; l'edificio ne occupa una porzione con pianta a L e corpi edilizi poco allungati al perimetro. Pur essendo portatore dei principi razionalisti, non genera fratture con il contesto ma dialoga con gli edifici vicini assecondandone i valori, adeguandosi alla architettura, ai volumi, alle altezze.
Una delle prime realizzazioni di edilizia residenziale a struttura metallica in Italia, mostra allo spazio pubblico due facciate ugualmente importanti, particolarmente riuscite e quasi senza gerarchia, se non fosse per l'ingresso e la grande e slanciata teoria di vetrate aggettanti che, salendo piano per piano sul prospetto ad est, arriva sino alla copertura. Alla verticale leggera ed ariosa delle verande fanno da contrappunto le linee decisamente orizzontali delle finestre a nastro che si aprono dal primo all'ultimo piano, raccordate alla serie di balconi al limite della facciata a nord, rivolta a piazza della Repubblica, e all'unica balconata al quarto piano della facciata verso via Manin.
La struttura portante in acciaio è costituita da una rete di travi saldate elettricamente, le fondazioni e i pilastri perimetrali sino alla quota del marciapiede sono in cemento armato, come la struttura delle scale, poste in posizione baricentrale, una padronale a tre rampe, la seconda di servizio.
Al piano interrato trovano posto gli impianti e le cantine, mentre quattro uffici-studio sono organizzati a livello del seminterrato. Accanto all'ingresso, si trovano la portineria con annessa abitazione e tre uffici-studio a due, tre e sei locali. I nove piani superiori sono organizzati con due unità residenziali, con un unico appartamento molto grande riservato alla proprietà al quarto piano. L'abitazione al livello più alto è caratterizzata da un loggiato aperto su via Manin e su un terrazzo verso piazza della Repubblica, dove è allestito un luminoso studio di pittura, con un collegamento diretto al giardino organizzato sulla copertura. Le porzioni in muratura delle facciate sono rivestite con lastre di marmo botticino scuro denominato Mazzano e granito di Baveno. All'interno, gli spazi comuni sono anch'essi rivestiti con materiali lapidei di pregio; fra le finiture degli appartamenti è prevalente il linoleum a pavimento.

Notizie storiche

Con la revisione del tracciato ferroviario ottocentesco che attraversava la città si resero disponibili alla costruzione ampie aree nelle zone a ridosso dei bastioni, a partire dagli anni Trenta caratterizzate dall'architettura dei nuovi edifici. Le previsioni del nuovo piano regolatore contribuirono a dare impulso alla riorganizzazione urbanistica sull'asse della nuova stazione centrale, avviata alla costruzione nel 1925. In quel contesto si colloca la costruzione dell'edificio di via Manin, posto all'angolo con l'allora piazza Fiume e affacciato ai giardini pubblici di Porta Venezia, sul luogo dove era insediata l'antica Zecca che il Comune aveva venduto a privati con l'obbligo di costruire edifici.
Acquirente del lotto fu il dottor Antonio Feltrinelli che, già in rapporto di amicizia con i Barbiano di Belgiojoso, commissionò a Lodovico e al figlio Alberico la progettazione del palazzo.
Portato a termine nel 1936 dopo poco più di un anno di lavori, l'edificio si distinse da subito non solo per l'architettura ma anche sotto il profilo prettamente tecnico, per il moderno e razionale sistema costruttivo a ossatura d'acciaio, primo caso in Italia applicato all'edilizia residenziale.
Gli architetti avevano previsto per l'edificio una struttura portante in calcestruzzo armato ma, nel momento della progettazione esecutiva, si prefigurò la possibilità di sostituire la pesante struttura con una più flessibile e meno invasiva intelaiatura metallica, denominata Alfa. Poterono così ridurre il numero dei pilastri ampliando le luci delle travature sino a nove metri e limitare di conseguenza i punti di appoggio dei solai. A trarne beneficio furono gli ambienti ricavati ai singoli piani, più ampi e favoriti da una maggiore illuminazione naturale con grandi vetrate perimetrali.
Iniziate le opere nel 1935, scavi, fondazioni ed intercapedini furono realizzate in tre mesi. Approntato il progetto esecutivo della gabbia metallica, i materiali occorrenti, circa 330 tonnellate d'acciaio, cominciarono ad essere assemblati per la posa in opera. L'impresa di costruzioni, la lecchese Badoni, eresse lo scheletro dell'edificio in 70 giornate lavorative, nonostante il persistente maltempo. La chiusura delle pareti perimetrali con muratura e il getto dei solai procedette celermente, seguendo a distanza di un piano l'innalzamento dell'ossatura metallica.
Ad opera conclusa l'edificio apparve ai cronisti del tempo come un esempio di particolare chiarezza, limpidità ed eleganza, in esplicita polemica con la contemporanea realizzazione di un "mostruoso palazzo culturalista-ignorante" che pochi passi più in là stava per essere portato a compimento. Il riferimento, neanche velato, era per il palazzo di Asnago e Vender all'angolo opposto dell'isolato.

Uso attuale: intero bene: abitazione

Uso storico: intero bene: abitazione

Condizione giuridica: proprietà privata

Riferimenti bibliografici

Domus, Carattere di un nuovo edificio d'abitazione in costruzione a Milano, Milano 1935, n. 90 pp. 8-11

Masi F., Edilizia Moderna, Una casa a scheletro metallico, Milano 1935, n. 18 pp- 22-29

Fariello F., Quadrante, Casa Feltrinelli in via Manin a Milano, 1935, n. 21 pp. 24-25, 265-270

Casabella, Casa a Milano, Milano 1936, n. 104 pp. 30-33

Architettura. Rivista del Sindacato nazionale fascista architetti, Milano 1937, n. 5

Moretti B., Case d'abitazione in Italia, Milano 1939

Bottoni P., Antologia di edifici moderni in Milano, Milano 1954, pp. 94-96

Grandi M./ Pracchi A., Milano. Guida all'architettura moderna, L'architettura razionale, Bologna 1985, pp. 168-169, 183

Gramigna G./ Mazza S., Milano. Un secolo di architettura milanese dal Cordusio alla Bicocca, Milano 2001, p. 162

Fonti e Documenti

Archivio Civico Milano, Edilizia privata, atti n° 113754/1937

Percorsi tematici:

Collegamenti

  • Descrizione archivistica: Casa dott. Antonio Feltrinelli (1934 - 1936)
    Unità compresa in: Pratiche edilizie (1928 - 1983). Conservatore: Comune di Milano. Archivio civico (Milano, MI).

Credits

Compilatore: Garnerone, Daniele (2007)

Compilazione testi: Garnerone, Daniele

Responsabile scientifico testi: Susani Elisabetta

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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