Cattedrale di S. Alessandro

Bergamo (BG)

Indirizzo: Piazza Duomo (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Bergamo (BG)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: L'esterno della cattedrale di Sant'Alessandro è caratterizzato dalla facciata neoclassica. Questa dà su piazza del Duomo ed è posta perpendicolarmente rispetto a quella posteriore del palazzo della Ragione. L'interno presenta una pianta a croce latina, con navata unica con tre cappelle per lato e volta a botte. La cripta conserva un affresco del Trecento, un pluteo ed una colonna tortile dell'antica cattedrale

Epoca di costruzione: sec. XV - sec. XX

Autori: Averlino, Antonio di Pietro detto Filarete, primo progetto; Scamozzi, Vincenzo, secondo progetto e costruzione; Fontana, Carlo, costruzione cupola e allungamento abside

Descrizione

Con l'indagine archeologica su strutture residenziali romane, sistematicamente rasate, sono riemersi resti della basilica paleocristiana, con impianto a tre navate scandite da colonne su basi attiche (almeno undici, con interasse di circa tre metri). Due lacerti di mosaico pavimentale geometrico, l'uno policromo l'altro in bianco e nero, collocano la struttura fra i secoli V e VI. Se la larghezza interna di 24 metri (12 per la navata centrale) è di poco inferiore a quella del duomo attuale, ampliato verso nord, la lunghezza è solo presunta in 45 metri, poiché a est delle scale d'accesso all'area archeologica si estende lo scurolo secentesco, nuova Cripta dei vescovi dal 1979. Tuttavia, la torre campanaria attestata dal 1135 e demolita nel 1688, per far posto all'attuale abside, impedisce di ipotizzare un'estensione maggiore. Mentre resta incertezza sugli interventi altomedievali, in età romanica l'edificio fu interessato da una radicale ristrutturazione. Coperto il tappeto musivo con lastre lapidee, per i sostegni fu adottato il cosiddetto "ritmo sassone" sostituendo una colonna ogni tre con pilastri cruciformi in arenaria squadrata (1,45 m di lato), replicati a cavallo dei muri perimetrali. Tale alternanza di sostegni mal si concilia con un sistema voltato, per cui è probabile il mantenimento delle capriate paleocristiane. In corrispondenza della terza coppia di pilastri cruciformi (di lato ridotto a 1,10 m), oltrepassati due gradini che reimpiegano blocchi marmorei (con fori per grappe non coerenti con l'attuale sistemazione), si accede al presbiterio, delimitato da un muro alto circa due metri e già dotato di unica apertura al centro, l'hostium chori delle fonti. Rinvenuto integro nella sola metà destra, il muro è inferiormente costituito da blocchi in marmo di Zandobbio scolpiti a pattern geometrici.

Notizie storiche

A lungo e da più parti è stato rivendicato alla distrutta Sant'Alessandro, la cui origine paleocristiana resta da accertare archeologicamente, lo status di originaria cattedrale.
Nel giugno 2004, rimosso il pavimento del duomo in vista dell'installazione di un impianto di riscaldamento, è riemerso il muro dipinto già trovato da Fornoni (e da cui fu staccato il lacerto con I confratelli della Misericordia, conservato presso il Museo Diocesano di Bergamo), dando avvio allo scavo della navata coordinato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia. Portata a termine una prima fase di lavori, i risultati sono stati ripetutamente pubblicati in forma sintetica lasciando diversi nodi da sciogliere.
Poiché la lastra all'estremità destra dell'iconostasi fu tagliata e sagomata a posteriori per adattarsi, al pari dei gradini, al pilastro romanico con base modanata, è lecito supporre il riuso di elementi preromanici di imitazione paleocristiana. La metà superiore dell'iconostasi, in laterizi accuratamente sagomati e commessi, è ritmata da nicchie a pieno centro che inquadrano figure dipinte di santi, che sconfinano sul pilastro; da destra a sinistra: Caterina, Bartolomeo, Pietro, Anna Metterza, Giovanni Battista, i piedi di altre due figure. Tale decoro spetta a una delle maestranze attive in San Michele al Pozzo Bianco a Bergamo, chiesa attestata nel 774.
Al tempo della rifondazione di Filarete la quota pavimentale di San Vincenzo (al livello del cortile della canonica) fu elevata di tre metri e l'area presbiteriale chiusa anche ai lati e voltata, a formare una cappella utile al culto e in uso fino al 1688.
San Vincenzo ospitava il primo coro dei canonici, dove si officiava la liturgia solenne, festiva e delle Ore.
La ricostruzione romanica di San Vincenzo prese avvio nel contesto del riassetto dell'area episcopale, interessata per quasi un secolo da una pratica costruttiva comune alla chiesa matrice, alla prima fase di Santa Maria, al Palazzo della Ragione (fine XII secolo), a San Giorgio ad Almenno (fondazione episcopale, metà del secolo XII), alla terza fase di Sant'Egidio a Fontanella; pratica caratterizzata dall'uso di arenaria grigia preventivamente squadrata solo sui lati di commessura e rifinita nei paramenti a posa avvenuta, per ottenere una superficie liscia e regolare (Zonca 1990). Seguendo l'iscrizione sull'archivolto del protiro meridionale, Santa Maria Maggiore [...] fondata fuit anno dominice incarnationis millesimo centesimo tregesimo septimo sub domino pappa Innocentio secondo sub episcopo Rogerio regnante rege Loterio per magistrum Fredum. L'iscrizione sostituisce quella del portale originario e pur avendo subito rifacimenti (Porter 1915-1917) è sostanzialmente degna di fede, attestando la rifondazione nell'anno 1137.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: Apertura dalle 8,00 alle 12,00 e dalle 15.00 alle 19,00

Credits

Compilatore: Scaburri, Luca (2007)

Compilazione testi: Scirea, Fabio

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto; Piva Paolo

Fotografie: Morandini, Lucia

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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