Villa Giulia - complesso

Bellagio (CO)

Indirizzo: Via Valassina, 81(P),83 - Bellagio (CO)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: villa

Epoca di costruzione: ca. fine sec. XVIII

Comprende

Descrizione

L'edificio, a tre piani, fu edificato in stile neoclassico con una struttura sobria ed equilibrata, con il piano nobile caratterizzato da ampie finestre timpanate. Dal corpo centrale, con fascia inferiore a bugnato, si dipartono due ali le cui decorazioni riproducono i motivi architettonici del nucleo principale. In posizione rialzata rispetto alla penisola di Bellagio, la villa si affaccia su entrambi i rami del lago con un effetto di doppia prospettiva che fu reso possibile da imponenti lavori. Per raggiungerla occorre percorrere una scala in pietra, la cosiddetta 'scalotta', che dalle darsene di Loppia, a fianco di villa Melzi, con ottocento gradini conduce fino ad un giardino all'italiana con fontana. Il tetto è decorato da un festone a ringhiera con ornamenti in pietra.
L'altra facciata della villa si apre su di un altro giardino all'italiana con aiuole geometriche e bossi. Il resto del giardino è caratterizzato da essenze esotiche e prati all'inglese. Quello che era l'antico frutteto, a fianco delle scuderie, è divenuto nel tempo un uliveto.

Notizie storiche

Eretta sul finire del XVIII secolo dal conte Pietro Venini nel luogo su cui sorgeva la casa di villeggiatura della famiglia Camozzi, fu definitivamente completata nel 1806 e dedicata allo moglie di questi, Giulia. Importanti modifiche paesaggistiche avevano compreso anche lo spianamento di alcune zone circostanti l'edificio. Un grande impegno economico e diversi anni di lavoro consegnavano a Pietro Venini una villa straordinaria, dalla doppia facciata, una per ogni ramo del lago, e dall'ingresso scenografico che partendo dalla scalinata del borgo di Loppia, lentamente ascendeva alla villa. "Questo bel tratto di pianura che il ramo di Lecco e quello di Como or congiunge, era altre volte sito incolto, disavvenevole, solingo, ove appuntavansi greppi e dirupi, si adimavan valli, si spaccavan burroni. Don Pietro Venini, di qui natio, raccolto avendo smisurate ricchezze, volle con nobile divisamento questa villa edificare, onde que' luoghi stessi che veduto aveano i suoi modesti natali fossero partecipi essi pure della sua cangiata fortuna": così Balbiani sintetizzava nel 1877 quanto fatto per l'edificazione della villa.
Dai Venini la villa passò per breve tempo a Leopoldo I, re del Belgio, vero appassionato del Lario, che tuttavia non frequentò assiduamente la proprietà, a causa dei molti impegni politici. Nel 1865, alla morte del sovrano, la villa venne nuovamente venduta e divenne per pochi anni un albergo di lusso. In quel periodo fu visitata da un facoltoso banchiere polacco, il barone Gay, che cercando un luogo particolarmente mite ove potesse risiedere la moglie, ammalata da tempo di tisi, decise di acquistarla. Dopo la morte della consorte, travolto dal dolore e forse anche da vicende politico-economiche, Gay vendette la villa al nobile romeno Enrico Kirakirschen da cui poi giunse all'attuale proprietà.

Condizione giuridica: proprietà privata

Credits

Compilatore: Catalano, Michela (2005)

Compilazione testi: Paci, Giovanna

Responsabile scientifico testi: Meda Riquier Giovanni

Fotografie: Mussi, Lorenzo

Ultima modifica scheda: 07/09/2016

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