Compreso in: Basilica di S. Nazaro - complesso, Milano (MI)

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Mausoleo di Gian Giacomo Trivulzio

Milano (MI)

Indirizzo: Piazza S. Nazaro in Brolo - Milano (MI)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: mausoleo

Configurazione strutturale: Massiccio edificio quadrato con interno a pianta ottagonale, che si erge in addossamento alla facciata della basilica paleocristiana di S. Nazaro Maggiore. Oggi funge da vestibolo d'ingresso alla chiesa. I due coevi corpi laterali, affiancati e arretrati rispetto al fronte della cappella, oltre a costituirne il necessario completamento funzionale, rendono le sue proporzioni commisurabili sia alla basilica che all'intorno edificato. L'ala sinistra (verso il vicolo S. Caterina) accoglieva originariamente i canonici preposti ad officiare la liturgia in onore della famiglia Trivulzio, mentre quella di destra, più piccola, ospita la cappella della Vergine di Lonigo.Il linguaggio architettonico adottato per il corpo centrale e le ali, del tutto omogeneo, prevede identiche lesene con capitelli dorici nonchè identici rapporti dimensionali e caratteri materici

Epoca di costruzione: inizio sec. XVI

Autori: Suardi, Bartolomeo detto il Bramantino, costruzione; Lombardo, Cristoforo detto Lombardino, sopraelevazione: volta; Juvara, Romano, restauro generale; Jurina, Lorenzo, restauro generale

Descrizione

Insolitamente addossata a mo' di nartece alla facciata della chiesa di S. Nazaro in Brolo, che ne risulta completamente coperta, la cappella voluta da Gian Giacomo Trivulzio, detto il Magno, quale mausoleo per sé e per la propria famiglia ha la forma nitida e rigorosa di un alto parallelepipedo in cotto, a base quadrata, di una classica austera sobrietà appena interrotta da lineari inserti marmorei. Pressoché concordemente, a partire dal primo Ottocento (Rosmini, 1815), la critica ne ha attribuito il progetto al Bramantino, il cui nome compare più volte nell'archivio della fabbrica.
Gian Giacomo, gran maresciallo del re di Francia e nemico acerrimo degli Sforza, aveva disposto, in un primo testamento del 2 agosto 1504, la realizzazione di un'arca marmorea da collocare nella chiesa di S. Nazaro. Nel successivo testamento del 22 febbraio 1507, il progetto per la sistemazione delle spoglie mortali del Magno Trivulzio si fa tuttavia assai più impegnativo e grandioso. A questo punto della vicenda viene a collocarsi un intervento di Leonardo, al quale si devono un preventivo di spese e numerosi disegni di studio per la sepoltura.
Si ignorano invece le ragioni per cui, nel 1511, il progetto venne affidato al Bramantino, che seguì il cantiere per un decennio. In questo lasso di tempo, una prima interruzione dei lavori fu causata, nel 1512, dall'esilio dei Trivulzio che fece seguito alla proclamazione di Massimiliano Sforza a duca di Milano; dopo la vittoria francese a Marignano, nel 1515, i lavori poterono riprendere più alacremente. Nel 1517 il Trivulzio, accantonato il progetto leonardesco del monumento equestre, ottenne l'intervento di Francesco Briosco, al tempo impegnato nella fabbrica del Duomo, per l'esecuzione delle statue giacenti per sé e per i familiari (il padre, la prima moglie e il figlio Gian Nicolò), da collocare sopra i sarcofagi nelle nicchie interne dell'edificio. Quattro mesi dopo aver personalmente dedicato il proprio mausoleo, Gian Giacomo morì a Chartres, ormai in disgrazia presso la corte francese, il 5 dicembre 1518. Trasportate a Milano, le sue spoglie furono traslate nel gennaio successivo in S. Nazaro, con esequie di sfarzo inaudito.
Soltanto nel 1547 fu possibile riprendere i lavori, grazie al lascito di Beatrice d'Avalos, seconda moglie del Trivulzio, che provvide ai fondi necessari per la conclusione dell'edificio. La cupola, la lanterna e le altre quattro statue giacenti dei familiari del Magno furono condotte, in parziale difformità con il progetto originario, da Cristoforo Lombardo; l'esterno della costruzione non poté avere, tuttavia il completamento previsto. Alcune trasformazioni interne furono disposte tra il 1565 e il '78 da Carlo Borromeo in osservanza alle norme emanate dal Concilio di Trento.
I restauri degli anni Sessanta del Novecento ripristinarono la volta di quest'ultimo ambiente, che era stata distrutta a fine Settecento per portare il pavimento del mausoleo al livello di quello della basilica.
L'edificio si presenta oggi suddiviso in due piani d'altezza ritmati da un doppio ordine di paraste, doriche al primo piano, ioniche nel secondo. All'interno dell'edificio il quadrato di base è trasformato in ottagono, secondo il modello milanese del S. Aquilino, dalle nicchie angolari di svuotamento separate da lesene a libro senza ordine; la sequenza inferiore delle nicchie accoglieva gli altari, la superiore ospita i sarcofagi con i gisant dei Trivulzio (quello del Magno occupa il nicchione sopra la porta d'accesso alla basilica). Sopra il giro dei sepolcri si alternano finestre cieche e bifore aperte.
La totale assenza di un apparato decorativo, che abitualmente qualifica la contemporanea architettura lombarda, ha indotto a leggere nel mausoleo Trivulzio ora una anticipazione della severità controriformata, ora una straordinaria prefigurazione del moderno modo di intendere l'architettura come sistema di puri rapporti spaziali.

Notizie storiche

Fatto costruire da Gian Giacomo Trivulzio, già luogotenente del re di Francia a Milano, all'inizio del XVI sec., come cenotafio della sua famiglia, è attribuito al Bramantino. Ma si sa per certo che all'inizio del XVI sec. lo stesso incaricò Leonardo da Vinci, per il progetto del suo monumento funebre con tanto di statua equestre (se ne conserva uno schizzo nel Codice Atlantico).
E' del 1515, quando già Leonardo è lontano da Milano, la ripresa dei lavori per il Mausoleo, per mano del Bramantino. Questi già memore dell'ottagono studiato sul cantiere di S. Maria presso S.Satiro, e ispirandosi al mausoleo della basilica di S. Lorenzo, elaborò un massiccio edificio bucato da due nicchioni sovrapposti contenente i sarcofagi dei defunti della famiglia Trivulzio.
Sulla porta d'ingresso la scritta ne agevola la datazione:
IO. IAC|OBUS| TRIVUL|TIUS| MARCH|IO| VIGL|EVANI| MAR|ESCALCUS|
FRANCIAE INTER MILITARES LABORES |RELIGIONIS|
OBSERVANTISS|IMUS| SACELLUM HOC ASUMPTAE VIRGINIS
EREXIT ET DOTAVIT MDXVII DIE (VII OCTOBRIS?)
Alla morte del Bramantino, i lavori si interruppero, per riprendere circa dieci anni dopo nel 1547, con Cristoforo Lombardo, che voltò la cupola interna.
L'esterno rimase senza rivestimento, con i mattoni faccia a vista. Anche il Magno Gian Giacomo, caduta in disgrazia la famiglia Trivulzio, non ebbe più il suo monumento, ma un semplice sacello sopra l'ingresso alla chiesa con una scritta che ne delinea il destino: QUI NUNQUAM QUIVIT, HIC QUIESCIT. TACE.
Gli altri sacelli dei Trivulzio presenti nell'ambiente (per le due mogli di Gian Giacomo, per il padre Antonio, capo della breve Repubblica Ambrosiana, per il figlio, la nuora e il nipote, ultimo discendente dei Trivulzio) sono vuoti dopo le risoluzioni del Concilio di Trento che impedivano la tumulazione fuori terra. Gli affreschi a racemi che abbellivano le nicchie sono scomparsi.
La nicchia sottostante, restaurata alla fine del degli anni Cinquanta del XX sec., oggi adibita a mostre, era stata realizzata dal Bramantino, con lo stesso scopo di ospitare tombe.

Uso attuale: corpo principale: ingresso chiesa; cripta: spazio mostre

Uso storico: intero bene: mausoleo

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Ribaudo, Robert (2009)

Funzionario responsabile: Minervini, Enzo

Compilazione testi: Balzarini, Maria Grazia; Ribaudo, Robert

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Jaca Book/ Bams photo Rodella; Ribaudo, Robert

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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