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Chiesa di S. Lanfranco

Pavia (PV)

Indirizzo: Via Lanfranco Beccari - Pavia (PV)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: La facciata del tempio prospetta su un sagrato rettangolare: a capanna, è tripartita da sottili paraste, e stretta ai lati da due voluminosi contrafforti, con aperture circolari nella parte mediana e un portale riquadrato in pietra al centro. La sua fronte è coronata dalla loggetta cieca tipica del romanico pavese e bacini ceramici ne decorano la parte superiore costituendo rari e preziosi esempi di maiolica arcaica pavese. L'interno mostra un impianto planimetrico a croce latina. La navata unica scandita da sottili pilastri compositi e coperta da volte a crociera ritmate da arcate trasversali in doppia ghiera, sbocca su un transetto molto sporgente con bracci voltati a botte e all'incrocio è sormontata da un tiburio con cupola ottagonale. Il presbiterio con la piccola abside poligonale risale agli interventi di fine Quattrocento. All'esterno imponenti contrafforti rispondono alla spinta delle crociere.

Epoca di costruzione: fine sec. XII

Autori: Amadeo, Giovanni Antonio, cappella con arca del santo

Descrizione

Le origini e il suo sviluppo nel tempo

L'intero complesso monastico è costituito dalla chiesa a navata unica con pianta a croce latina, un piccolo chiostro quadrato quattrocentesco, un chiostro maggiore risalente a fine '400, una parte rustica ad uso agricolo (occupata oggi dal Tennis Club) e un piccolo cimitero, ubicati in un luogo prossimo al Ticino, su una piccola lanca. Affianca la chiesa un campanile a pianta rettangolare, aperto in alto da trifore e da un tiburio a loggetta cieca.
La chiesa, risalente ai secc. XII-XIII, presenta il tradizionale impianto tardo-romanico pavese e lombardo in generale, con murature e facciata in laterizi; quest'ultima, è a capanna, tripartita e decorata da bacini in maiolica. La navata, scandita in quattro campate da sottili pilastri compositi, è coperta da volte a crociera lievemente cupoliformi, ritmate da arcate trasversali in doppia ghiera; i bracci del transetto hanno volte a botte. All'incrocio dei bracci si eleva la cupola su un tiburio ottagonale.
In base a studi della metà dell'800 si è ipotizzato che la copertura della navata della chiesa sia stata rialzata, probabilmente nel 1700, poiché viene nascosto quasi completamente il lato occidentale del tamburo della cupola, le cui fughe di archi dovevano essere un tempo visibili, mentre oggi si possono individuare le mensolette su cui appoggiava il coronamento originario, in corrispondenza della sommità degli archi laterali delle volte interne della navata.
L'interno della chiesa è decorato con affreschi risalenti ad epoche differenti (1200 e 1400). Sulla parete destra alcuni affreschi votivi del primo Duecento si collegano al luogo di sepoltura di S.Lanfranco: il Redentore in trono supplicato dalla Vergine e dal Vescovo Lanfranco; Assassinio nella cattedrale di S.Tommaso Becket e la figura di San Tommaso benedicente sembrano voler mettere in parallelo la vita di Lanfranco con Tommaso Becket, vescovo assassinato nel 1170 nella cattedrale di Canterbury da Enrico II.
A lato altri affreschi votivi: il Redentore in un nimbo crocifero e gemmato e la grande figura di S.Cristoforo. Nella nicchia del braccio destro del transetto un affresco della seconda metà del XV sec. con la Madonna in trono, S.Benedetto, S.Giovanni Gualberto e monaci.
Il presbiterio ospita il coro ligneo quattrocentesco intagliato che reca lo stemma (abraso) e il nome del committente abate Luca Zanachi.
Sul lato destro della chiesa si apre il chiostrino rinascimentale che era in origine quadrato (oggi rimangono soltanto tre bracci, di cui uno solo porticato), con 5 arcate per ciascun lato, sorrette da colonnine binate in marmo di Verona e rette da un semplice stilobate, con volte a crociera. Sui lati del chiostrino si dispongono su due piani dei vani attualmente adibiti a depositi e magazzini, un tempo costituenti le cellette dei monaci fondatori dell'abbazia. Nel lato interno rimane una sola ala con tre arcate decorate da terracotte, colonne binate e coperture a crociera.
Il chiostro maggiore, in parte conservato, si articola su tre lati e si salda ai corpi bassi della parte rustica. La struttura si apre in un arioso portico di gusto rinascimentale, coperto da volte a crociera e sorretto da esili colonnine in granito, poggianti su un muretto, con capitelli quattrocenteschi; notevoli i sostegni angolari che recano un'insolita sezione ovale. La decorazione in cotto è riservata solo al profilo degli archi e della fascia-parapetto che corre sui tre lati. Il cotto lascia spazio ad ampie stesure d'intonaco: le figure dipinte nei clipei (come negli ex monasteri di S.Felice e di Teodote); tracce di affresco sulla fascia-parapetto del lato ovest. Nel piano superiore del lato nord sono stati ricavati alcuni locali adibiti ad abitazione del parroco.

Arca di S. Lanfranco

L'arca di S. Lanfranco è una delle ultime opere scultoree dell'Amadeo, eseguita in un giro di anni, il decennio 1498-1508, caratterizzato dai molti impegni per la direzione dei lavori del Duomo milanese e dalla realizzazione della chiesa pavese di S. Maria di Canepanova. La struttura dell'arca, assai complessa e originale, sembra sviluppare il modello dei monumenti funerari di età gotica (dall'arca di S. Pietro martire di Giovanni di Balduccio in S. Eustorgio a Milano, alla tomba campionese di Bernabò Visconti, originariamente nell'abside di S. Giovanni in Conca a Milano) in parallelo con gli esiti milanesi delle tombe delle famiglie Borromeo (oggi all'Isola Bella), della Torre (S. Maria delle Grazie) e Brivio (S. Eustorgio). L'opera sembra proporre moduli già utilizzati dall'Amadeo nell'arca dei Martiri persiani a Cremona, che fu commissionata a Giovanni Antonio Piatti, quindi proseguita dall'Amadeo, smembrata a fine Settecento e in parte riutilizzata nell'Ottocento per la decorazione degli amboni della cattedrale cittadina. Sei snelle colonne impostate su piccoli plinti decorati con medaglioni all'antica e originali strutture a vaso sostengono una lastra in pietra grigia sopra la quale sono montate testine di serafini e quindi il grande sarcofago in marmo bianco, arricchito con otto episodi della vita e dei miracoli di san Lanfranco, che fu vescovo di Pavia alla fine del xii secolo. Due eleganti volute raccordano il sarcofago a un'alta struttura a parallelepipedo, suddivisa in due zone, l'inferiore recante un'epigrafe elogiativa del committente e un'altra riferita alle vicende del santo, la superiore ornata da rilievi con episodi cristologici e mariani. La struttura prosegue con un elemento a tronco di piramide ornato con stemmi e delfini, chiudendosi infine con un coronamento a edicola su colonnine con cupoletta embricata. Ne risulta un impianto architettonico dal forte slancio verticale, contenuto a stento nell'alto coro della chiesa e caratterizzato da uno sviluppo ascensionale di volumi progressivamente restringentisi che richiamano il progetto amadeesco per il gugliotto del Duomo, anch'esso dei primi anni del Cinquecento.
La struttura dell'arca sembra sottolineare il tema iconografico trattato, la cui fonte letteraria è costituita dalla Legenda sancti Lanfranchi, una biografia celebrativa scritta dal successore del santo vescovo, il beato Bernardo Balbi, che Amadeo poteva facilmente consultare nella biblioteca del monastero. Come in altre opere dell'Amadeo, ad esempio nella facciata della cappella Colleoni a Bergamo, la decorazione è incentrata sul percorso di raggiungimento della santità attraverso l'esercizio delle virtù umane e civili (medaglioni dei plinti con profili di imperatori romani e santi) e del ministero sacerdotale (fatti della vita di san Lanfranco), grazie all'opera salvifica di Cristo (la historia salutis scolpita nella parte alta dell'arca) e all'intercessione di Maria (è possibile che una statua della Vergine col Bambino fosse collocata nell'edicola di coronamento).
Se numerosi rilievi dell'arca sono certamente opera di collaboratori dell'Amadeo, sono invece da riconoscere come autografi del maestro i tre riquadri frontali del sarcofago e quello laterale di destra, opere armoniose e di grande equilibrio compositivo, stilisticamente accostabili ai rilievi dell'arca cremonese dei Martiri persiani.
L'Amadeo rivela abili qualità registiche nella creazione di scene dalla forte impronta teatrale, con quinte e fondali architettonici piuttosto elaborati, nel vivace gusto narrativo e nella predilezione per la contemporanea esposizione di più episodi nella medesima scena. Quanto alle qualità stilistico-formali dei rilievi, essi si connotano per le superfici nettamente intagliate e vibranti, l'incisiva linearità di conduzione nelle figure, l'asprezza dei panneggi e la forte caratterizzazione espressiva dei volti e dei gesti.

Notizie storiche

Le origini e il suo sviluppo nel tempo

La chiesa intitolata in origine al Santo Sepolcro, in memoria delle Crociate, quindi dedicata al Vescovo pavese S.Lanfranco Beccari (1180-1198) che in contrasto con le autorità comunali, si ritirò in esilio nel cenobio vallombrosano, dove morì il 23 giugno 1198 e qui fu sepolto. La datazione del complesso religioso risulta controversa, data la discordanza delle fonti storiche. Il monastero rinnova, in diversa sede ma con identica intitolazione al Santo Sepolcro, un preesistente cenobio, eretto da monaci dell'ordine di Vallombrosa, arrivati a Pavia dalla casa madre in Toscana, documentato già nel 1090 (pochi anni dopo la morte nel 1073 di S. Giovanni Gualberto). La primitiva fondazione del S. Sepolcro di Pavia, che è una tra le più antiche fondazioni vallombrosane dell'Italia del nord, risale quindi al 1090 (come si evince da una cronaca manoscritta dell'abate vallombrosano Pompilio Lupi, riportata dal Bossi, ms. Chiese f. 79) e probabilmente doveva essere ubicata in una zona isolata, lungo il terrazzo fluviale che costeggia il Ticino tra S.Sofia e S.Lanfranco, anticamente denominata costa Fragonaria. La nuova fondazione del S.Sepolcro avvenne nel luogo dove attualmente sorge la chiesa di S.Lanfranco, nella Val Vernasca, in un terreno concesso dalla Canonica della Cattedrale, ma risulta difficile precisarne il periodo di fondazione. Da un documento del 5 marzo 1145 il monastero risulta già ubicato nella campagna della Val Vernasca, cioè nel sito odierno. Il Funus monasticum (che il Lanzani identifica con il codice 512 della Trivulziana) ricorda la consacrazione da parte del vescovo Rodobaldo della chiesa e dell'altare nel 1236, l'erezione del campanile nel 1237 e della facciata nel 1257 da parte di Guglielmo, arciprete della Cattedrale. Probabilmente tra il primo o il secondo decennio del XII sec. la comunità monastica si trasferì in Val Vernasca, iniziando la costruzione dell'altra chiesa del Santo Sepolcro, quella ricordata negli scritti di Bernardo da Pavia (1198-1213) e nella quale fu sepolto il vescovo di Pavia Lanfranco. L'attuale basilica sostituì gradatamente la precedente, fu ultimata nelle forme del tardo romanico pavese intorno al 1236, anno in cui fu consacrata dal Vescovo S. Rodobaldo Cipolla. L'intervento di ricostruzione della chiesa fu sostenuto dal clero locale per accrescere la venerazione di Lanfranco e onorarne la tomba (la cui primitiva ubicazione costituisce un incognita). Dopo la metà del XIII sec. la chiesa del S.Sepolcro iniziò ad essere chiamata di S.Lanfranco, in concomitanza con il progressivo trionfo del culto del Santo Vescovo pavese. La decorazione affrescata della parete sud della terza campata risulta significativa per la datazione della chiesa: rappresentano la figura di S.Tommaso Becket (canonizzato nel 1173) e il Vescovo Lanfranco, senza aureola (fu detto santo subito dopo la morte nel 1198). Il campanile romanico risale al 1237, quindi è più tardo della serie dei campanili romanici pavesi, fu innalzato a cura dell'Arciprete della Cattedrale di Pavia Guglielmo. La facciata, molto restaurata, compiuta nel 1257, è compresa tra due bassi corpi di fabbrica che, sulla destra, nascondono l'unico lato rimasto dell'antico chiostro piccolo. Pietro Azario riferisce che nel 1356 Galeazzo II Visconti accampa il suo esercito presso S. Lanfranco e nel 1525 il monastero viene incendiato dalla truppe di Carlo V, assediato a Pavia dal re di Francia Francesco I che qui aveva alloggiato parte delle sue truppe. Dal 1869 si sono susseguiti lavori di restauro e sistemazione della chiesa e del chiostro, che sono continuati sino al 1985.

Arca di S. Lanfranco

Nei primi anni del Cinquecento la chiesa medievale di S. Lanfranco, facente parte dell'abbazia vallombrosana del S. Sepolcro, poco fuori Pavia, fu arricchita con un profondo coro rettangolare terminante con un'abside semiesagonale, coperta a botte e a spicchi di vele. Il coro, i cui lavori si conclusero nel 1509, era destinato ad accogliere l'arca marmorea di S. Lanfranco, commissionata nel 1498 a Giovanni Antonio Amadeo dal marchese Pietro Pallavicino da Scipione, primo commendatario dell'abbazia.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: cultuale

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: Orario:
Periodo estivo: 8.00 - 17.30
Periodo invernale: 8.00 - 16.30

Festive:
Sabato prefestiva: 17.30
Domenica: 8.00 - 11.00 - 17.30

Per informazioni:
tel. 0382.528356

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Ribaudo, Robert (2009)

Funzionario responsabile: Minervini, Enzo

Compilazione testi: Balzarini, Maria Grazia; Manara, Roberta; Marino, Nadia

Responsabile scientifico testi: Cassanelli, Roberto; Pulina, Paolo

Fotografie: Marino, Nadia; Ribaudo, Robert

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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