Chiesa di S. Maria del Carmine - complesso

Milano (MI)

Indirizzo: Piazza del Carmine (Nel centro abitato, integrato con altri edifici) - Milano (MI)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: L'impianto della chiesa è a croce latina, a tre navate divise da pilastri cilindrici con archi e alte volte a crociera ogivali con rilevate cordonature in cotto. Presenta un transetto non aggettante come nel Carmine di Pavia. Le cappelle delle navate minori in origine 14, furono dapprima portate a 22 e poi ridotte a 10, comprese le due del transetto. Dell'antico chiostro rimangono due lati. Qui si raccolgono frammenti di sculture romane e medioevali e di maestri campionesi e del '400, provenienti da monumenti sepolcrali gentilizi, che si trovavano in origine nella chiesa

Epoca di costruzione: seconda metà sec. XV

Autori: Bernardo da Venezia, progetto; Solari, Guiniforte, costruzione; Solari, Pietro Antonio, ampliamento; Solari, Giovanni, costruzione; Pizzagalli, Felice, rifacimento; Maciachini, Carlo, rifacimento facciata; Annoni, Ambrogio, restauro

Comprende

Descrizione

Se la facciata, progettata da Carlo Maciachini nel 1880, propone un'elaborata reinterpretazione del gotico lombardo, le soluzioni solariane si apprezzano almeno in parte lungo il fianco sud: la sequenza delle campate interne è evidenziata dai contrafforti angolari; l'originario paramento in laterizio resta visibile nell'ultima cappella e nella testata del transetto, che ha profilo a spioventi con decorazioni ad archetti e due allungate monofore. Nonostante le numerose, successive trasformazioni la planimetria e la struttura generale dell'edificio rimandano chiaramente al progetto di Bernardo da Venezia: l'impianto a croce latina con tre navate e transetto non aggettante riprende esattamente il modello del Carmine di Pavia, che l'architetto aveva progettato nel 1370. Sono pressoché identiche anche le misure, decisamente imponenti - quasi 80 m di lunghezza per 40 circa di larghezza -. Il principale modello di ispirazione è costituito senza dubbio dall'architettura cistercense, con le sue nitide stesure di piani e la solida articolazione degli spazi. Ovunque si constata l'utilizzo del modulo ad quadratum: la navata centrale è suddivisa in quattro campate quadrate a ciascuna delle quali corrispondono, nelle navatelle laterali, due campatelle pure quadrate; il transetto è ugualmente ripartito in tre campate quadrate; la zona del coro, fortemente modificata da interventi successivi, era forse anch'essa in origine a pianta quadrata, con le medesime dimensioni delle campate del transetto. Sulle campatelle delle navate laterali si innestavano una serie di cappelline quadrangolari, oggi solo in parte conservate; strutture in tutto simili si aprivano anche sul fianco orientale dei due bracci del transetto. Ciascuna campata della navata principale è illuminata da un'ampia monofora a profilo archiacuto. Il sistema dei sostegni è costituito da possenti pilastri cilindrici alternativamente in cotto e in pietra grigia di Angera. Questi ultimi, come molti dei capitelli decorati per lo più con motivi vegetali a crochet, provengono dalla primitiva chiesa dei Carmelitani nell'area del Castello Sforzesco. La copertura, di epoca solariana, è formata da volte a crociera ogivale con cordonature in cotto, impostate in falso sui capitelli dei pilastri, con soluzione analoga a quella delle altre fabbriche solariane milanesi, S. Maria delle Grazie e S. Pietro in Gessate; le chiavi di volta sono decorate con le insegne del consigliere ducale Angelo Simonetta, che promosse i lavori del cantiere del Carmine, dove trovò sepoltura nel 1472 (braccio destro del transetto). Delle sedici cappelle gentilizie originarie, divenute ventidue nel Cinquecento, solo dieci sono sopravvissute, conservando numerose testimonianze della decorazione cinque e seicentesca della chiesa, mentre sono del tutto scomparsi i dipinti quattrocenteschi.

Notizie storiche

Una secolare vicenda di distruzioni, ricostruzioni e rimaneggiamenti segna la storia della chiesa del Carmine, il cui aspetto complessivo resta tuttavia sostanzialmente quattrocentesco. Nel 1399 l'ordine dei Carmelitani, insediatosi fin dalla metà del Duecento nell'area dell'attuale Castello Sforzesco, si stabilì su un terreno situato nella parrocchia di S. Carpoforo e nel maggio 1400 Gian Galeazzo Visconti, che aveva già fatto preparare dei disegni per la chiesa e l'annesso convento, autorizzò l'apertura del cantiere, la cui direzione fu affidata all'architetto Bernardo da Venezia. Attivo anche nei cantieri della Certosa, del Castello e di S. Maria del Carmine a Pavia, nonché nel progetto di revisione della pianta del Duomo di Milano, Bernardo rappresenta una delle personalità di maggior spicco dell'architettura a Milano tra la fine del XIV e i primi anni del XV secolo, delineandosi come artefice principale dell'ambizioso programma architettonico voluto da Gian Galeazzo. La costruzione dell'edificio procedette con lentezza, per più di tre decenni, a causa degli scarsi mezzi finanziari a disposizione; negli anni Quaranta del Quattrocento l'inadeguatezza tecnica della costruzione causò poi un improvviso crollo di parte delle strutture. Dopo la metà del secolo i lavori proseguirono in modo più deciso, con l'intervento forse di Giovanni e Guiniforte Solari, che anche nel cantiere della Certosa pavese avevano completato l'originario impianto di Bernardo da Venezia; intorno al 1470 alla direzione della fabbrica fu chiamato Pietro Antonio Solari, che si occupò in particolare della copertura, del transetto e del paramento esterno della chiesa, mentre la facciata non venne realizzata che alla fine dell'Ottocento. Il patronato ducale e il favore delle principali famiglie della nobiltà milanese furono alla base, tra la fine del Quattro e gli inizi del Cinquecento, dello straordinario arricchimento decorativo delle cappelle laterali, destinate ad accogliere numerose sepolture patrizie e radicalmente trasformate dai successivi interventi del xvi e XVII secolo, che riguardarono anche il portale, il campanile, la pavimentazione e la zona absidale della chiesa. Nel 1783 l'ordine dei Carmelitani fu soppresso e la "chiesa nobile" di S. Maria del Carmine divenne una semplice parrocchia. Altrettanto consistenti furono gli interventi ottocenteschi, in particolare quelli diretti da Felice Pizzagalli nella zona del coro (1825-39). Nel 1912 ebbe inizio una campagna di restauri curata da Ambrogio Annoni, che eliminò le incongrue aggiunte ottocentesche tentando di ripristinare l'austera sobrietà degli spazi progettati all'inizio del Quattrocento.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: Ingresso libero
Per informazioni: tel 02-86463365 - Fax 02-86462828 - info@chiesadelcarmine.it

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Ribaudo, Robert (2009)

Funzionario responsabile: Minervini, Enzo

Compilazione testi: Balzarini, Maria Grazia

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto

Fotografie: Marino, Nadia; Ribaudo, Robert

Ultima modifica scheda: 15/09/2017

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