Chiesa di S. Giuseppe

Milano (MI)

Indirizzo: Via Verdi - Milano (MI)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: La chiesa dalla facciata barocca con statue ottocentesche presenta una pianta ottagonale. All'interno l'ottagono si riduce ad un quadrato con angoli smussati con colonne di granito e capitelli ionici che reggono gli archi della cupola. Di fronte all'ingresso l'altare maggiore è contenuto in un corpo quadrato, fiancheggiato da due cappelle

Epoca di costruzione: prima metà sec. XVII

Autori: Ricchino, Francesco Maria, costruzione; Piazza, Giovanni, decorazione facciata; Somaini, Francesco, decorazione facciata; Scorzini, Luigi, decorazione facciata

Descrizione

Nel San Giuseppe il Richino fonde due spazi a pianta centrale: l'aula e il coro. Nell'aula, maggiormente articolata, la forma ottagona a lati ineguali risulta dal taglio in diagonale dello snodo dei pilastri angolari, rinforzati dalle coppie di colonne di ordine gigante, intervallate da passaggi e coretti; l'impianto centrale dell'aula è in rapporto con il primo progetto del Tibaldi per il San Fedele di Milano, cui si collega anche per l'impiego dell'ordine gigante, ma la scelta della copertura a cupola anziché a vela mostra la volontà del Richino di allinearsi con le tendenze emergenti del primo Seicento romano, mentre "nel segno della tradizione lombarda" è il tiburio ottagono che racchiude esternamente la cupola. Sull'aula si innesta il coro, con un impianto a croce greca che accoglie, in aggiunta alla cappella maggiore, due cappelle laterali. L'attenzione ai modelli romani è manifesta anche nella facciata a due ordini, in cui il Richino guarda al Maderno, e particolarmente alla Santa Susanna. Nell'analisi critica del San Giuseppe la storiografia si è soffermata soprattutto sull'impiego della pianta centrale. È stato messo in evidenza come la chiesa rappresenti la rielaborazione seicentesca di una tradizione locale che, muovendo dai precedenti diretti del Tibaldi e del Binago, passa attraverso il Bramante, per attingere a precedenti più lontani del romanico e del tardoantico.
Frutto quindi di "un singolare gioco di compromessi e contaminazioni" fra tradizione milanese antica e recente e aggiornamento sulla cultura architettonica romana ad apertura del Seicento, nella fusione dialettica di due spazi centrali il San Giuseppe si pone altresì, accanto al Sant'Alessandro del Binago, come un'anticipazione delle invenzioni del Borromini, la cui formazione giovanile si svolse a Milano nel cantiere della Fabbrica del Duomo. Al San Giuseppe va dunque pienamente riconosciuto il "valore di exemplum precorritore del Barocco", se non addirittura di espressione di una concezione già sostanzialmente barocca dell'interno, per l'accentuazione delle potenzialità dinamiche della pianta centrale, per la suddivisione gerarchica degli spazi e per la distribuzione delle fonti luminose che si carica di valenze simboliche nella differenziazione fra la sfera terrena immersa nell'ombra e la sfera celeste, cui allude la forte luminosità della lanterna a chiusura della cupola. Va detto a riguardo che contribuisce in maniera determinante all'effetto di rotazione spaziale il mobile andamento concentrico del bellissimo pavimento "de marmi mandolati di bianco e di nero", cui si aggiunge il tocco di rosso del "broccatello d'Arzo bello e di macchia". Non a caso l'ultima tappa, e la più matura, del lungo percorso progettuale dell'architetto: si ricorderà infatti che il relativo modello veniva sottoposto dal Richino al Luogo Pio nel 1636, circa trent'anni dopo i primi disegni per la fabbrica.
Nel corso del Seicento, dopo la solenne inaugurazione della nuova chiesa nel 1616, vennero sistemati i quattro altari laterali, a cominciare dai due principali che si fronteggiano simmetricamente nell'aula ottagonale, dedicati alla Morte di san Giuseppe e allo Sposalizio della Vergine. Solo nella seconda metà del Seicento furono realizzati i due altari minori che fiancheggiano il presbiterio.
Il progetto dell'altare era del frate olivetano Isidoro Maria Piana, che fece da intermediatore anche per l'ingaggio di Elia Vincenzo Buzzi, scelto con riguardo alla carica da lui ricoperta di "marmoraro di scultura della Veneranda Fabbrica della Metropolitana"; protostatuario del Duomo dal 1753, Elia Vincenzo era indubbiamente a quell'epoca lo scultore più prestigioso presente nell'ambiente milanese. La forma dell'altare, di un'eleganza mossa e controllata insieme, si pone in singolare sintonia con la coeva produzione di mobili, nel momento culturale che vede il trapasso dal rococò al primo neoclassicismo, attestato in ambiente milanese dalla produzione precoce maggioliniana

Notizie storiche

Fondato nel 1503 per iniziativa del predicatore francescano Francesco di San Colombano, il Luogo Pio di San Giuseppe, dedito a diverse attività benefiche e assistenziali sotto il controllo di dodici deputati appartenenti alla nobiltà cittadina, era dotato di una piccola chiesa la cui porta principale si apriva sull'attuale via Andegari; se già nel verbale di visita di Carlo Borromeo del 1568 venivano autorevolmente deplorate le dimensioni eccessivamente ridotte della chiesa e dei locali annessi, e se nell'inventario redatto nel 1575 dal notaio Bizzozero si accenna all'intenzione dei deputati di costruire un nuovo edificio, dovevano tuttavia intercorrere alcuni decenni prima dell'inizio effettivo dei lavori, che si colloca intorno alla metà del primo decennio del Seicento, durante l'episcopato di Federico Borromeo. Del 12 dicembre del 1600 è un primo progetto di Ercole Turati; del 4 agosto 1605, un secondo di Giovan Battista Corbetta. Il 24 novembre 1607 compare per la prima volta nella contabilità del Luogo Pio il nome del Richino, pagato per il servizio reso alla fabbrica, e il 13 dicembre il Capitolo approva definitivamente il suo progetto; il contratto per la costruzione delle fondamenta viene stipulato il 10 marzo del 1608. Il Richino è il protagonista indiscusso della fabbrica della nuova chiesa di San Giuseppe, in cui lo troviamo presente come progettista e attento direttore dei lavori per oltre un trentennio. Benché non interamente ultimata, la chiesa viene inaugurata il 16 marzo del 1616 con una solenne cerimonia officiata dal cardinal Federico; il 29 dicembre del 1617 il Richino redige un verbale di collaudo delle opere fino a quel momento realizzate, comprendenti l'aula ottagonale che si innestava sulla preesistente cappella maggiore progettata dal Turati; dopo il 1625 (Stolfi, 1999) viene aggiunto il coro a croce greca, in sostituzione della costruzione del Turati; fra il 1629 e il 1630 viene portata a termine la facciata; l'otto marzo del 1636 il Capitolo approva il progetto del Richino per il pavimento, messo a contratto il 21 di giugno; i pagamenti per esso sono attestati fino al 1644.
Soppresso nel 1784 il Luogo Pio di San Giuseppe nell'ambito delle riforme giuseppine, la chiesa venne chiusa al culto fino al 1809, quando venne riaperta quale sussidiaria della vicina parrocchia di Santa Maria del Carmine.
Acquistata nel 1878 dalla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, la cui prima sede, la storica "Ca' de Sass" era stata edificata in prossimità da Giuseppe Balzaretto fra il 1868 e il 1872, la chiesa di San Giuseppe è riuscita a mantenere integro il suo volto seicentesco, tanto nell'architettura quanto nel corredo pittorico: una circostanza tanto più fortunata, in quanto essa rappresenta a Milano una delle pochissime testimonianze superstiti dell'architettura religiosa del Richino, alla cui sopravvivenza - al di là delle distruzioni belliche - ha nuociuto a lungo la scarsa considerazione critica nei confronti dell'architettura lombarda del Seicento.

Uso attuale: intero bene: spazio di rappresentanza

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà privata

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Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Ribaudo, Robert (2011)

Compilazione testi: Coppa, Simonetta

Responsabile scientifico testi: Simonetta, Coppa

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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