Compreso in: Recinto fortificato di Castelseprio - complesso, Castelseprio (VA)

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Chiesa di S. Paolo (rovine)

Castelseprio (VA)

Indirizzo: Via Castelvecchio 1513 - Torba, Castelseprio (VA)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Situata all¿interno del castrum di Castel Seprio. Fu demolita in parte dagli stessi vicosepriesi che la utilizzarono come cava di pietra per edificare la nuova chiesa del paese dedicata ai Santi Nazario e Celso. Le rovine attuali sono quindi di difficile lettura, La chiesa, di pianta centrale esagonale con abside rivolta verso est ed ingresso ad ovest, presentava un¿area centrale circondata da un deambulatorio spartito da sei colonne. Da queste ultime si dipartivano le volte a crociera che si andavano ad innestare sulle possenti semicolonne realizzate in mattoni di cotto ancora oggi visibili agli angoli interni della muratura perimetrale. Sopra il deambulatorio, insisteva un loggiato superiore, anch¿esso diviso da sei colonne poste in corrispondenza di quelle del piano inferiore. L¿edificio doveva poi concludersi in alto con un tiburio con copertura a volta in cui si aprivano sei finestre ad oculo. Esternamente l¿abside, come è ancora oggi visibile, era divisa da sei lesene.

Epoca di costruzione: fine sec IX - sec. X

Descrizione

Della chiesa sopravvivono poche rovine da che, tra XVIII e XIX secolo, gli abitanti del luogo usarono gli edifici del castrum come cava di materiale da costruzione. L'impianto è singolare: ciò che sussiste in alzato permette di riconoscere una struttura esagonale, dotata di un'abside sul lato orientale. L'interno della chiesa era largo 8,5 m, e l'accesso, oggi scomparso, si trovava sul fronte ovest. La muratura è imponente, con nucleo a sacco in ciottoli e paramento esterno in corsi di materiale misto, apparecchiato non senza una certa regolarità, con brevi sequenze a spina-pesce.
Il settore meglio conservato è la testata con la conca absidale, decorata all'esterno da lesene che dividono la parete in quattro specchiature, terminate da archetti pensili binati in laterizio. Lungo il perimetro interno, negli angoli dell'esagono, sopravvivono importanti tracce dell'antica struttura nella salita delle semicolonne aggregate a due elementi rettilinei, che dimostrano l'esistenza in antico di volte a crociera di cui, in un caso, si conserva parte del mezzarco di parete. I pilastri sono in mattoni ma appaiono contestuali al muro: il laterizio garantiva infatti una migliore specializzazione delle singole membrature rispetto alle pietre non sbozzate.
Le visite pastorali, numerose e accurate a partire dall'epoca borromaica, illustrano l'articolazione interna e la funzione delle volte. "Porticis duobus in inferiori et superiori parte circumdata, columnis sex suffultis, iisque rudibus et antiquis": la chiesa era dunque dotata di un deambulatorio a due livelli, sostenuto da sei colonne centrali replicate al piano superiore, con un intercolumnio di circa 5 m. Lo spazio esagonale centrale era sovrastato da un tiburietto dotato di sei aperture a oculo, una per lato, e forse di una piccola cupola a spicchi. Una particolarità della chiesa, che viene descritta dai resoconti delle visite, era l'esistenza di un'absidiola orientale dotata in antico di un altare anche nel deambulatorio superiore ("in capite super unum porticum extat parvula nicia in qua olim extabat altare"), a cui si accedeva per mezzo di una scala in spessore di muro che partiva in prossimità del portale di ingresso.
M. Magni riteneva giustamente che l'absidiola non fosse accusata esternamente ma contenuta dallo spessore del muro. L'abside non saliva dunque fino a includere la cappella alta: il suo sviluppo verticale era limitato al piano terra, come dimostrano anche le specchiature a binati sopravvissute.
L'iconografia esagonale e la presenza di acqua sorgiva sotto il monumento, attestata nelle visite pastorali, hanno fatto pensare a un edificio per il culto di una fonte sacra, o addirittura a un battistero, magari rieretto su un antico tempio pagano esaugurato, o magari riservato - in una sua prima fase costruttiva di cui si sarebbe mantenuta invariata la pianta - agli ariani. È un'interpretazione affascinante, ma basata su labili indizi: si noti poi che la pieve di S. Giovanni era già dotata di un battistero annesso a nord dell'abside. Dal punto di vista tipologico i confronti più pertinenti sono quelli con il S. Tomé di Almenno S. Bartolomeo e con il battistero di Arsago, o ancora, per la scelta dell'esagono anziché dell'ottagono, con il primo battistero di Varese.
La presenza in antico di altari su entrambi i piani dell'edificio spinge a riconoscere somiglianze anche con il battistero aribertiano di Galliano.

Notizie storiche

A fronte di un sistema portante "moderno" gli archetti pensili sono rozzi, e la partizione dell'abside ripropone il problema della lesena mediana, che obbliga a una collocazione disassata delle monofore: problema che, nella tipologia a specchiature con archetti binati, si incontra quasi solo in absidi dei primi decenni dell'xi secolo, a Gemonio, nel S. Pancrazio di Ramponio, ad Ascona, nel S. Michele al colle delle Verzole.
L'abside inferiore era ornata di affreschi, ma già nel 1621, a causa della vecchiaia, "parietes decrustantur". Nel 1606 il cardinale Federico aveva ordinato che "tota structura columnarum et fornicarum demoliatur, ne cum scandalo ruat", salvo ripensarci qualche tempo dopo in considerazione della veneranda antichità della chiesa. Eppure nel 1640 Andrea Basso, che visitò il S. Paolo per conto del cardinale Monti, lo reputava ormai irreparabile, tali e tanti erano i guasti dell'architettura. Nel Settecento le pitture erano scomparse, ma la chiesa era ancora in piedi. La ammirava tra gli altri Francesco Bombognini, la cui descrizione del tempio venne riutilizzata e fraintesa da Porter, che dedicò al S. Paolo un capitolo invero non tra i migliori della sua Lombard Architecture.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa palatina

Condizione giuridica: proprietà Stato

Credits

Compilatore: Ribaudo, Robert (2013)

Compilazione testi: Schiavi, Luigi Carlo

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto; Piva Paolo

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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