Chiesa di S. Andrea

Toscolano-Maderno (BS)

Indirizzo: Piazza S. Marco, 16 (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Maderno, Toscolano-Maderno (BS)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: La facciata è resa magnificamente dall'utilizzo di marmi policromi. Particolari e preziose anche le formelle e l'apparato scultoreo. Il portale è ad arco a pieno centro, coronato da una lunetta affrescata del XV secolo raffigurante la Vergine con Bambino e alcuni santi. Le decorazioni del portale si sviluppano su cinque ordini di mezzelune, rappresentando grifi alati e rampanti, fogliame e intrecci, aquile, strani animali con code intrecciate, una sirena, una colomba e l'agnello. L'interno è a pianta basilicale a tre navate scandite da pilastri a base quadrata. Interessantissime e degne di particolare attenzione anche qui le pregevoli decorazioni dei capitelli, che rappresentano una vasta gamma di motivi e temi figurativi tipicamente romanici. La Cripta, che conservava il corpo di San Ercolano, in un sarcofago romano, fu fatta chiudere da Carlo Borromeo nel 1580. Rimase chiusa per quasi quattro secoli.

Epoca di costruzione: sec. XI - sec. XVI

Autori: Bertanza, Giovanni Andrea, decorazione; Paglia, Antonio, decorazione; Antegnate, Costanzo, costruzione

Descrizione

Realizzato in litotipi che conferiscono al paramento una delicata policromia (grigio di Seasso, botticino e rosso di Verona), l'edificio spicca nel prospetto, in cui si concentrano i conci romani. Le semicolonne-salienti ed il doppio spiovente, marcato da archetti a doppia ghiera su peducci scolpiti, annunciano le tre navate. Il portale con architrave e lunetta dipinti (Madonna con Bambino, vescovo e due santi, secolo XVI), profilato da strombatura con ornato geometrico e fito-zoomorfo, è sormontato da una monofora gradonata e da un oculo svasato aperto in rottura, il tutto inquadrato da un fastigio poco aggettante su protomi e colonnine. Il fianco nord mostra un paramento irregolare, già interpretato quale fase di XI secolo (Ibsen 2003). Il portale con architrave crociato (come in S. Emiliano a Padenghe) fu aperto in rottura e poi tamponato, anche con conci provenienti dalla demolizione delle arcate interne.
Dal fianco sud sporgono ancora due delle tre cappelle di tardo XVII secolo.
L'interno, basilicale monoabsidato, è suddiviso in tre navate da due file di sostegni, già ad alternanza di pilastri quadrilobati e colonne a sostegno di arcate a pieno centro, secondo un modulo ben attestato in area veronese: S. Zeno Maggiore e S. Lorenzo a Verona, S. Floriano di Valpolicella, S. Pietro a Villanova, Madonna della Strà a Belfiore (Zuliani 2008). A sostegno della copertura, la navata centrale si serviva di capriate e di strette navatelle di archi trasversali. Al secolo XV, forse in fase con l'elevazione del campanile (1469), risalgono sostanziali rimaneggiamenti: il sistema alternato fu rimpiazzato da arcate a sesto acuto; la navata centrale fu voltata a crociera, imponendo il sopralzo del cleristorio, le cui finestre furono rimaneggiate nel 1575 (data incisa in quella sud-ovest); l'abside fu sfondata per aprire una profonda cappella a testata rettilinea; sopra la campata presbiteriale fu elevata una cupola ovoidale (5,5 x 8 m) su pennacchi, con estradosso visibile causa mancato completamento del tiburio.
Ricco è il decoro scultoreo, che segue i cantieri ambrosiani (S. Ambrogio, S. Babila, S. Celso, S. Giorgio al Palazzo, S. Sigismondo a Rivolta d'Adda), pavesi (S. Michele, S. Pietro in Ciel d'Oro) e piacentini (S. Savino). I capitelli delle semicolonne di controfacciata, delle prime due coppie di pilastri e del sostegno nord del presbiterio sono caratterizzati dal bassorilievo dell'intreccio fito-zoomorfo, alternato all'aggetto dell'acanto accartocciato. Più tettonici sono i rilievi zoomorfi dell'altro pilastro e delle semicolonne del presbiterio. Ad altra cultura appartengono i capitelli delle due colonne superstiti del presbiterio: in quello nord i rilievi paiono intagliati nel legno; in quello sud la nettezza formale riconduce allo sbalzo in metallo. Scarse sono le testimonianze pittoriche: pur tenendo conto delle perdite, ciò induce a pensare che la policromia dipinta potesse limitarsi a rilevare le membrature.

Notizie storiche

Nel 1040 il vescovo di Brescia Olderico concesse a livello alla pieve di S. Andrea a Maderno, affacciata sul Benaco fra Salò e Gargnano, un terreno del monastero di S. Pietro in Monte di Serle (Barbieri, Cau 2000). Si tratta della prima attestazione dell'istituzione pievana (dal 1825 nella nuova S. Andrea, edificata sul sito dell'antico castrum), verosimilmente più antica per via dell'importanza del sito, in cui confluivano gli interessi del vescovo e dei monasteri dei Ss. Cosma e Damiano di Brescia, di S. Pietro di Serle, di S. Benedetto di Leno. Meno indicativi sono la venerazione delle spoglie di sant'Ercolano, morto intorno al 580, e i frammenti scultorei già datati al secolo VIII (Ibsen 2003): le prime potrebbero essere giunte solo all'inizio del secolo XI, in base al Martirologio Trentino Uldariciano del 1022 (dall'affidabilità però dubbia); i secondi potrebbero rivelarsi persistenze protoromaniche di stilemi altomedievali.
Quale che fosse, la chiesa citata nel 1040 fu ricostruita nella prima metà del secolo xii, nell'orizzonte dei coevi cantieri veronesi, emiliani, milanesi e pavesi.
Ai decreta di san Carlo del 1580 seguì la demolizione del presbiterio rialzato su cripta ad oratorio, già voltata su colonne e semicolonne perimetrali e ospitante il sarcofago di Ercolano, nel 1578 detto "in medio ecclesiae". Ripristinata dal restauro 1959-1962, la cripta, per icnografia e tipologia di filiazione modenese, è coerente con il cantiere di XII secolo, senza che le sottofondazioni delle colonne di valico e i tratti murari non in fase costituiscano un problema: le prime ricorrono in svariati cantieri unitari (duomo di Modena, S. Zeno a Verona, S. Miniato a Firenze), per via del diverso passo dei sostegni di cripta e aula; i secondi potrebbero appartenere all'edificio precedente.
Nel 1566 la pratica liturgica si serviva di otto altari, almeno in parte ereditati dall'assetto medievale: a quello maggiore e a quello di Ercolano in cripta se ne aggiungevano quattro lungo i perimetrali (san Lorenzo, san Marco, Corpus Domini?, san Sebastiano?), uno in controfacciata, uno sul sagrato, funzionale alla commemorazione della traslazione di Ercolano (Stroppa 2007).
Oltre, il portale manierista dà accesso alla canonica: citata nel 1185 ("Actum est hoc sub porticum sacerdotum domus Materni") e forse nel 1275 ("super lobia plebis Materni"), fino all'inizio del secolo xx era delimitata da un muro duecentesco che congiungeva il prospetto di S. Andrea con l'oratorium battesimale di S. Giovanni Battista, documentato dal 1580 e forse ricostruzione del battistero medievale.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: apertura 8.30-11.30 e 14.30-18.30

Credits

Compilatore: Ribaudo, Robert (2013)

Compilazione testi: Scirea, Fabio

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto; Piva Paolo

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Trombini, Lara

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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