Compreso in: Duomo di Pavia, Pavia (PV)

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Cripta di S. Maria del Popolo (resti)

Pavia (PV)

Indirizzo: Piazza Duomo - Pavia (PV)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Rappresenta parte dell'antico complesso della cattedrale medievale. Nella fattispecie si tratta di quella invernale più piccola, rispetto a quella estiva (S. Stefano), e posta a sud. Oggi, resta sotto il Duomo, sul lato destro (ingresso da Via Cardinal Riboldi) la sola cripta, all'interno di un percorso museale, dove si possono scorgere i resti architettonici. Parte dell'apparato scultoreo si trova nei Musei Civici del Castello visconteo di Pavia. La chiesa, alla quale si accedeva tramite un unico portale centrale, era suddivisa in tre navate. Il prospetto sulla piazza era contrassegnato da salienti e falsi transetti e vantava un paramento murario con fasce di mattoni maiolicati bianchi e verdi che si alternavano alle fasce decorate in cotto in vista.

Epoca di costruzione: inizio sec. XI

Descrizione

Le due cattedrali di S. Maria del Popolo e di S. Stefano si trovavano allineate sul luogo del duomo attuale a formare un clamoroso ambiente di otto navate comunicanti, e furono distrutte per portare a termine la fabbrica del duomo rinascimentale, concluso solo nel secolo scorso.
Come si desume da un disegno di Opicino de Canistris, la campata di incrocio della chiesa di S. Stefano era sovrastata (al pari di quella di S. Maria del Popolo) da un tiburio con gallerie.
La cattedrale invernale, a tre navate, e con settore presbiteriale simile, benché in scala ridotta, a quello di S. Stefano, aveva una particolarissima articolazione in alzato: nella prima e quarta campata le arcate longitudinali si alzavano a definire due transetti di navata con volte a botte trasversale nei bracci e testate cuspidate.
A dispetto della ricchezza della scultura romanica sopravvissuta in Pavia (e in particolare delle basiliche citate) e del suo ruolo centrale nella definizione dei caratteri originali della sua architettura (basti pensare a come in S. Michele essa rivesta ogni passaggio della struttura) essa non ha sempre avuto dalla critica l'attenzione che meritava, rimanendo offuscata dalle coeve esperienze emiliane.
Fu Arslan tra 1954 e 1955 a ridefinire il ruolo dei cantieri pavesi dal punto di vista cronologico e stilistico, il primo a concentrare l'attenzione sugli stretti rapporti con le officine operanti a Milano, in particolare tra S. Ambrogio e S. Pietro in Ciel d'Oro.
Più recentemente M.T. Mazzilli ha fornito la prima vera sintesi organica della scultura pavese, approfondendo temi di lettura iconografica.

Notizie storiche

Le ultime porzioni delle due facciate allineate vennero distrutte nel 1893 mentre gran parte della navata sud di S. Maria sopravvisse fino agli anni Trenta del secolo scorso. L'unica fabbrica risparmiata, la protoromanica Torre Civica che sorgeva a nord della cattedrale estiva, crollò drammaticamente nel marzo del 1989. Oggi dunque sopravvive in situ solo parte della cripta di S. Maria.
La storia architettonica delle due cattedrali romaniche, ricostruzione di edifici tardoantichi già toccati - almeno S. Stefano - da rifacimenti di X-XI secolo, è ancora tutta da scrivere. Si trattò probabilmente di un cantiere di lunga gestazione, avviato nel primo quarto del XII secolo, cronologia consona alla articolazione planivolumetrica della S. Maria come all'utilizzo in essa di volte a crociera costolonata.
Le proposte cronologiche, assai varie, per tutti questi complessi si sono appoggiate molto sul materiale scultoreo e sull'identificazione di maestranze attive qui come in altre chiese pavesi, che la critica ha cercato di ordinare in sequenza diacronica. Di S. Maria si conservano presso i Musei il portale e molti capitelli interni. Prevalgono il tipo corinzio, stilisticamente vicino agli esemplari dei cantieri milanesi e di S. Pietro in Ciel d'Oro, e una seconda tipologia semplificata a foglie lisce angolari e caulicoli stilizzati che si arricciano a spirale. Tra i pezzi figurati famoso un capitello (B-64) con una serie di sette figure a mezzo busto, forse una scena di martirio. Lo stile arcaico ha fatto pensare a una cronologia preromanica, ma già Peroni aveva riportato il capitello alla fine dell'xi secolo e, a meno di non pensare a un'anteriorità del pezzo rispetto alla ricostruzione romanica della basilica, la sua datazione dovrebbe scivolare più avanti, verso il 1130. Un altro capitello (B-60) con una figura umana che trattiene un leone per la criniera, in un linguaggio semplificato ma di forte evidenza plastica, si lega strettamente ai capitelli settentrionali di S. Pietro in Ciel d'Oro. Di ben altro stile e qualità alcuni capitelli della cripta, che risulta, almeno nella sua espansione al transetto e alla campata di incrocio, di seconda fase.
Vicini alla scultura di S. Michele sono il portale e due fregi con girale vitineo abitato da figurette umane (B-199, B-200).
Le decorazioni musive di S. Maria del Popolo vennero alla luce tra il 1854 (navata centrale) e il 1935 (storie di sant' Eustachio, navata sud) durante i lavori di abbattimento dell'edificio. Nella navata centrale una grande ruota, inquadrata da cornici a meandri abitati, ospitava nel centro una scena perduta (Teseo e il Minotauro?). Nella fascia interna si conservano racemi fioriti, mentre in quella esterna episodi della Psycomachia di Prudenzio, che sono confrontabili con la battaglia tra fede e discordia nel mosaico cremonese "del Camposanto" e potrebbero condividerne la datazione ai primi anni Venti del XII secolo (Piva 2006-2007). Nella parte più occidentale della navata erano presenti soggetti di probabile valenza negativa, come suggeriscono la presenza del [gi]bbus (la gobba, segno della deformazione a causa del peccato, era elemento distintivo per i cammelli, come ancora nel caso cremonese) e della scena "da fablieaux" - che trova confronti nella miniatura (Glasgow, Univ. Lib., Hunter 229, f. 88r) - con una capra e un lupo, nel frammento scoperto nel 1991. Nella navata meridionale, le storie di sant'Eustachio, caso unico di racconto agiografico in un pavimento musivo, raffigurano le lotte spirituali dell'Uomo attraverso le quali diventa testimone, martyr, di Cristo.

Uso attuale: intero bene: museo

Uso storico: intero bene: cattedrale invernale

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Credits

Compilatore: Ribaudo, Robert (2013)

Compilazione testi: Schiavi, Luigi Carlo; Vaccaro, Maddalena

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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