Oratorio di S. Salvatore

Casorezzo (MI)

Indirizzo: Via San Salvatore, 0(P) (Nel centro abitato, distinguibile dal contesto) - Casorezzo, Casorezzo (MI)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: oratorio

Configurazione strutturale: Edificio in muratura e pietra. Sorge in una vecchia strada campestre che da Casorezzo conduce a Busto Garolfo, sulla direttrice Castel Seprio-Pavia. Seppur il nucleo è di antichissima fondazione, nel 1566, era abbastanza vasto con cappella nuova e con affreschi con figure, oggi quasi cancellate dal tempo. Altri dipinti ornavano pure le pareti. Fuori si estendeva un cimitero aperto.

Epoca di costruzione: sec. XI - sec. XVII

Descrizione

"In plebe Parabiago, loco Consourezo, ecclesia Sancti Salvatoris cum S. Hilario": così alla fine del secolo xiii il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani ricorda la cappella di Casorezzo, cui dovrebbe già riferirsi l'"ecclesia campestris Domino Salvatori" fra i confinanti di una vigna donata nel 922 dall'arciprete di Dairago a S. Ambrogio a Milano. S. Salvatore si erge a nord di Casorezzo, nei pressi della via che a ovest di Milano collegava Pavia all'Oltralpe, e si presenta nelle forme di una semplice cappella absidata.

Notizie storiche

Il presbiterio occidentato risale al secolo XVII, quando mantenendo i lati lunghi dell'aula romanica, databile alla prima metà del secolo XI, fu invertito l'orientamento. Lo scavo del 1991 (Ceresa Mori, White 1993) all'interno dell'edificio ha rinvenuto strutture la cui interpretazione lascia spazio a riconsiderazioni. Se è plausibile che i due muri con andamento est-ovest appartengano ad un'aula altomedievale (suggerita dalle strisce in pietra serena sul pavimento in cotto), diverso è il caso delle fondazioni riemerse a ridosso della controfacciata, riferite all'abside romanica, e delle spalle di emiciclo inglobate nella facciata, assegnate a una fase rinascimentale. Tale restituzione si mostra incompatibile con le monofore orientali, poste all'altezza degli ipotetici cantonali, e con il perimetrale sud romanico, che come dimostra un lacerto dipinto in fase con la Visitazione giungeva all'attuale controfacciata. Le strutture rinvenute appartengono perciò a fasi preromaniche, mentre romaniche sono le spalle dell'abside demolita.
Del ciclo cristologico svolto sui perimetrali si conservano due scene integre e tre frammentarie, sufficienti ad individuare una successione coerente pur in presenza di due maestranze agli antipodi. I due registri sud (a sinistra entrando), separati da una banda rossa con tituli, erano delimitati in alto da meandro assonometrico e in basso da velario o paramento di finte crustae. La narrazione si apriva in alto a sud-est con l'Annunciazione, non divisa in due episodi apocrifi (Bertelli 1994), poiché la striscia bianca accanto alla brocca non costituisce un divisorio, bensì un'architettura su cui poggia il trono della Vergine. Segue la Visitazione, in cui l'abbraccio tra Maria ed Elisabetta è osservato da due figure che scostano le cortine. Dopo una plausibile Andata a Betlemme e una quasi certa Natività, fra la più occidentale delle tre monofore e la primitiva controfacciata si intuisce l'Adorazione dei Magi. Nel registro inferiore, da sinistra a destra, dopo una scena perduta (Sogno dei Magi?) ecco la Presentazione al Tempio: le mani velate, Simeone accoglie Cristo proteso dalla Vergine, di fronte ad un altare sotto ciborio cupolato e corona votiva, mentre Giuseppe porge due colombe per il sacrificio sotto gli occhi della profetessa Anna. Dovevano seguire la Strage degli Innocenti, la Fuga in Egitto e Gesù fra i dottori del Tempio, di cui si conserva parte della quinta architettonica (piuttosto che l'improbabile Incontro con Afrodisio). Dopo l'ipotetico Giudizio finale in controfacciata i due registri nord ospitavano storie della Passione, iniziando in alto a sinistra verosimilmente con l'Entrata in Gerusalemme, entro un'ossatura di cornici tricrome a bande puntinate e meandro assonometrico, con bande a reticolo di semicerchi opposti a scandire gli episodi. Quanto rimane si concentra attorno alla Sacra conversazione di Giorgio da Serono (1522): alla sua destra, in basso, le Pie donne al Sepolcro, probabilmente già precedute dalla Resurrezione; a sinistra, un angelo che trafigge qualcosa di perduto con un dardo suggerisce la Discesa al Limbo, sopra la quale un brandello di tovaglia fa pensare all'Ultima Cena. Ancor più a sinistra, in basso, un giovane santo stringe una croce (XIII sec.).
La compresenza di botteghe tanto diverse mostra come nella pittura lombarda del secolo xi coesistessero binari formali indipendenti. I dipinti nord, di cultura romanico-occidentale, metallica e smaltata, trovano affinità in S. Stefano a Bizzozero (v.), ma ancor di più nel volto murato nell'arco presbiteriale (ora sottotetto) di S. Trinità a Capolago, per una cronologia orientabile alla parte centrale del secolo xi. I dipinti della parete opposta traggono monumentalità e naturalezza dal classicismo bizantino, a cavallo fra i secoli xi e xii, evidenziando strette rispondenze con le figure del registro alto (ora sottotetto) di S. Calocero a Civate.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Riferimenti bibliografici

L'Oratorio di San Salvatore,

Credits

Compilatore: Coloru, Stefano (1995)

Compilazione testi: Scirea, Fabio

Responsabile scientifico testi: Cassanelli, Roberto; Piva, Paolo

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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