Villa Zuccona Jacini - complesso

Triuggio (MB)

Indirizzo: Via Conte Stefano Jacini (Fuori dal centro abitato, distinguibile dal contesto) - Zuccone Robasacco, Triuggio (MB)

Tipologia generale: architettura per la residenza, il terziario e i servizi

Tipologia specifica: villa

Configurazione strutturale: Edificio costituito da muratura continua e solai a travatura lignea.

Epoca di costruzione: inizio sec. XVI - inizio sec. XX

Autori: Citterio, Antonio, ristrutturazione

Comprende

Descrizione

La strada che conduce da Tregasio, frazione di Triuggio, a Zuccone Rubasacco ha motivo di particolare compiacimento quando si lasciano alle spalle le informi lottizzazioni degli anni più recenti. Superata a destra la via dei boschi, lo scenario si allarga tra lievi ondulazioni e campagne coltivate, mentre la vista coglie lontano il nucleo rurale di Zuccone, del quale si colgono anche a distanza gli archi acuti di matrice neogotica.
Vi si giunge in un attimo, introdotti da alberi a filare, doppio per un breve tratto, che lasciano poi spazio a cortine edilizie su due piani, abitazioni di salariati, portoni dai quali si scorgono aie e cortili, stalle un tempo riscaldate da bovini e porticati di un vasto sistema aggregato.
Addentrati nel nucleo rurale, quasi un'unica cascina, improvvisa appare a sinistra la fastosa mole di Villa Jacini. L'immagine che trasmette l'edificio è di grande effetto, appena stemperato dall'arretramento dal filo stradale schermato da una siepe di alloro. Uno slargo e la storica dimora si presenta perfetta con una scenografica cancellata in ferro riccamente ornata tra due pilastri in pietra sormontati da vasi ad anfora.
Il sole al tramonto aggiunge suggestioni, avvolge di calda luce l'edificio facendo ancor più risaltare la perfetta composizione di spazio, tra qualche platano addossato alle testate del fabbricato, allungate su due piani con mezzanino a delimitare la corte d'onore. Su questa prospetta la facciata del nucleo centrale della villa, preceduta da una doppia scalea mistilinea con balaustre sagomate in pietra molera. Tre ampie vetrate ricavate da portali ad arco a tutto tondo si distribuiscono secondo uno schema assiale attorno al quale sono riferite le finestre, tutte incorniciate.
Le testate presentano portali incorniciati da cornici modanate in pietra e un soprastante fastigio riccamente elaborato con cartigli e volute, a raccordarsi con un balconcino centrale su mensole con ringhiera barocchetta. A sinistra un alto platano scherma l'antica cappella della villa.
L'impianto ad U del complesso appare perfetto nelle proporzioni, nell'equilibrio tra pieni e vuoti. Spiccano in copertura elaborati comignoli, ma sono diffusi un po' ovunque gli elementi di significato: mostre, fasce marcapiano, cartigli, una meridiana stinta inserita in una cornice modanata. E anche le tortuose glicini addossate alla facciata dell'ala a sinistra aggiungono valore alla composizione della nobile architettura.
La villa è dominante sul lato opposto verso la valle: un primo giardino all'italiana, con disegni di aiuole mistilinee e percorsi segnati da tigli a candelabro, fa da platea davanti alla facciata rivolta ad est, sulla quale l'ingresso principale, decentrato, interrompe la simmetria. Ma la regola appare ricomposta per il tramite di un pergolato che allunga col verbo naturale la facciata, ora dialogante con il giardino a frutteto digradante a sud, guadagnato attraverso scalee.
L'asse di riferimento a Levante è poi raccolto da un viale impostato al limite del primo giardino, delimitato da balaustre con statue e da un settecentesco cancello centrale in ferro battuto. Da qui lo sguardo si perde, dinnanzi nel fitto allinearsi in duplice filare di querce rosse, alcune gigantesche, e all'intorno verso la valle, magnifica tra le velate foschie mattutine, tra campi aperti, prati e colture al limitare del bosco che avvolge l'approfondito alveo del Rio Pegorino.
All'interno la villa offre ulteriori momenti di contemplazione: si susseguono ambienti di rappresentanza, sale e saloni decorati a trompe-l'oeil, stucchi e cornici, dipinti e stampe, arredi d'epoca, una sala cucina nella quale ancora è presente una monumentale stufa in ghisa, centrale, con lo scarico dei fumi che fluisce all'esterno per il tramite di un condotto a pavimento. L'ambiente appare fortemente unitario, ben conservato, casa museo con la galleria vetrata che affaccia alla corte d'onore e conduce allo scalone che porta al piano nobile.

Notizie storiche

La vicenda storica di Triuggio registra, tra le altre, le località dette Zuccone: Zuccone Franco, la più antica, di cui si ha memoria sin dal 1289 per la presenza di una chiesetta, Zuccone San Giovanni, dov'è da secoli il palazzo oggi noto come Villa Sacro Cuore, e Zuccone Rubasacco, luogo di un insediamento rurale e nobiliare.
Qui il toponimo pare non lasciar alcun dubbio sull'origine: Dante Olivieri lo descrive come . Del luogo non pare esservi traccia nelle fonti anteriori al 1571, quando il Conte Battista Fedele inoltrò una richiesta a Carlo Borromeo Arcivescovo di Milano per poter costruire un oratorio. Edificato l'oratorio, la possessione passò al Cardinale Angelo Maria Durini (1725-1796) che modificò ed ampliò il primo nucleo adattandolo alle forme di un Casino di caccia.
Alla metà del Settecento Zuccone Rubasacco contava tre case con focolari per una ottantina di popolani dediti alla coltura delle terre e all'allevamento del baco da seta. Durini, nominato Cardinale nel 1766 attese per lungo tempo ad incarichi diplomatici per la chiesa vaticana prima di ritirarsi a Milano.
Poeta e mecenate, al pari dei nobili del tempo Durini amava condurre l'esistenza tra la città e le amene colline brianzole. Cultore delle arti, si circondava di letterati ed artisti d'ingegno, fra i quali ricordiamo Giuseppe Parini che gli dedicò l'ode "La gratitudine" con la quale ringraziava l'amico Cardinal Durini che .
Tempo immemore, secoli trascorsi con l'affermazione di un modello insediativo, quello nobiliare, che nelle plaghe un tempo boscate ora coltivava vaste terre con a capo cascine dall'impianto aggregato ed associato a ricche dimore padronali.
Passaggi di proprietà dal Durini a Michele Bussi, commerciante milanese, bisnonno materno della contessa Carolina Jacini vedova Cavi, acquisizioni di terre e caseggiati dai conti Taverna e Trivulzio, con il definitivo ingresso dei conti Jacini che detengono a tutt'oggi la proprietà nelle forme e dimensioni raggiunte sul finire dell'Ottocento, con interventi di restauro e ristrutturazione su progetto di Antonio Citterio (Milano, 1853-1936), marchese e architetto allievo di Camillo Boito. Citterio lavora sull'edificio, aggregandovi due corpi sulla facciata ad est e chiudendo portico e nicchie con statue, ora su piedistallo nel boschetto recintato ad ovest, della facciata principale. Ridefinisce anche il rapporto della villa con il parco disegnando la platea mistilinea che introduce al viale alberato ad est, asse di riferimento dell'insieme che, con le corti rurali aggregate, aveva assunto dalla metà dell'Ottocento la forma consolidata di uno dei maggiori nuclei rurali condotti con folte schiere di lavoranti, occupati nelle corti agricole all'intorno della villa e ad essa direttamente collegate.

Uso attuale: intero bene: abitazione

Uso storico: intero bene: abitazione

Condizione giuridica: proprietà privata

Accessibilità: In treno: FS171 Sesto S.Giovanni - Monza - Molteno -Lecco

In autobus: linea Brianza Trasporti:
z226 Besana B (FS)-Biassono-Monza (Ospedale S.Gerardo)
z233 Triuggio-Albiate-Seregno (FS)

Per orari e mappe dei percorsi consultare il sito www.brianzatrasporti.it

Riferimenti bibliografici

Boretti F., Triuggio e le sue frazioni, Triuggio

Beni architettonici ed ambientali della provincia di Milano, Milano 1985

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Spataro, Annamaria (1995)

Compilazione testi: Garnerone, Daniele

Responsabile scientifico testi: Zanzottera, Ferdinando

Fotografie: Bresil, Roberto; Garnerone, Daniele

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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