Chiesa di S. Tommaso

Acquanegra sul Chiese (MN)

Indirizzo: Piazza Giuseppe Garibaldi - Acquanegra sul Chiese (MN)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: La pianta è a croce latina, a tre navate. E' una chiesa monastica romanica. Buona parte dei muri perimetrali sono originali, ma la facciata, le cappelle laterali, il campanile e la zona absidale sono frutto di rielaborazioni successive. Adotta un tipo planimetrico carolingio, risalente al modello di Inden/Kornelimünster, ma lo filtrano attraverso l'architettura ottoniano/salica. In tal modo i bracci del transetto basso assumono la configurazione di cappelle di ampiezza corrispondente alla profonda cappella absidale centrale.

Epoca di costruzione: sec. XI - sec. XV

Descrizione

La chiesa di San Tommaso è quanto resta di un'abbazia medievale la cui documentazione è purtroppo assai carente, ma è la chiesa stessa a costituire un documento di straordinaria importanza in quanto contesto. Non soltanto è infatti restituibile con precisione l'architettura della chiesa romanica, in buona parte conservata, ma sono superstiti frazioni significative dei suoi "complementi" figurativi (pitture murali e mosaici pavimentali). Acquanegra è incuneata oggi fra le provincie di Mantova, Cremona e Brescia, ma nel Medioevo e fino all'età moderna appartenne alla diocesi bresciana.
La muratura originaria si legge all'interno in corrispondenza dei perimetrali e della navata maggiore, all'esterno su ambedue le pareti delle navate laterali (lesene e archetti pensili) e nell'abside. Il perimetrale della navata nord evidenzia anche traccia di un portale verso la facciata. L'abside conserva la parte inferiore di una serie di lesene, che forse si concludevano in alto con archeggiature. Salendo nel sottotetto della navata centrale (ove sono numerose le evidenze murarie e pittoriche) si possono leggere tracce di lesene, archetti e una finestra settentrionale della cappella absidale. La chiesa è strutturata in tre navate, suddivise da arcate su pilastri cilindrici in muratura, e in un transetto "basso" sporgente costituito da un incrocio (coro), due bracci e una cappella absidale centrale (santuario). I bracci del transetto assumono la configurazione di cappelle di ampiezza corrispondente alla profonda cappella absidale centrale. La disposizione cruciforme di tre spazi quadrangolari agganciati all'incrocio evoca la chiesa di San Benedetto di Gonzaga, che dovrebbe essere posteriore ad Acquanegra, almeno se la si considera ricostruita dopo il 1100 come priorato dei monaci di Polirone. Acquanegra e Gonzaga adottano un tipo planimetrico carolingio risalente al modello di Inden/Kornelimünster, ma lo filtrano attraverso l'architettura ottoniano/salica (Reichenau, Limburg, Hirsau), da cui giunse anche alla cattedrale di Parma. Un elemento che pare ricollegarsi chiaramente a San Benedetto Polirone è la torre campanaria inclusa nel settore sud-ovest del braccio meridionale del transetto. Mentre le tre navate avevano copertura lignea, resta incerta la copertura del transetto e del santuario. Si osservi che lo spazio destinato ai laici, cioè la "navata liturgica", articolata in cinque campate, ha grosso modo la stessa lunghezza degli spazi destinati ai monaci (coro e santuario). Un elemento di cui restano poche tracce (trovate nel 1899, assieme a frazioni del mosaico pavimentale), tuttavia sufficienti per una restituzione abbastanza definita, è la cripta. Era articolata in tre navatelle, con voltine ricadenti su semi-colonne parietali e su due file di sostegni centrali, e aveva un marcato sviluppo longitudinale: accessibile mediante due scale di diversi gradini (sopravvive la nord) dall'ultima campata della navata centrale, si sviluppava dalla linea ovest dell'incrocio e raggiungeva l'abside maggiore (come dimostra la monofora assai bassa ancora visibile all'esterno dell'abside stessa). Si trattava dunque di una cripta seminterrata, non estesa ai bracci del transetto, e con la funzione di sopraelevare e separare dal piano delle navate il coro dei monaci (incrocio) e il santuario con l'altar maggiore (cappella centrale).
Per quanto riguarda glia affreschi, i personaggi del registro intermedio di Acquanegra vestono lunghe tuniche all'antica, solcate da clavi rossi e in parte nascoste da svolazzanti clamidi paludate; quelli dell'ordine superiore hanno invece tuniche più corte, ma sono più alti, forse per renderli più visibili dal basso. La prima constatazione confermerebbe l'uso di modelli romani, come è parso probabile anche in rapporto alle miniature delle "Bibbie atlantiche".
La Toesca ha giustamente richiamato il confronto con i cicli lombardi di Civate (San Pietro e San Calocero), non senza rilevare l'autonomia degli artefici.

Notizie storiche

Acquanegra è incuneata oggi fra le provincie di Mantova, Cremona e Brescia, ma nel Medioevo e fino all'età moderna appartenne alla diocesi bresciana, per passare stabilmente a quella di Mantova nel 1785. L'abbazia era tuttavia già finita in commenda prima del 1457. Le sue origini restano invece enigmatiche. Esisteva già nel 1055, quando la contessa Adelaxia dota il monastero di beni: potrebbe trattarsi della fondatrice, anche se il documento non lo dice espressamente, ma molti hanno preferito pensare a una fondazione più antica, che però non è suffragata da altri indizi.
Anzitutto, la prima zona costruita dell'edificio romanico è risultato il braccio sud del transetto, che probabilmente in una prima fase funzionò come oratorio "provvisorio" per i monaci appena insediati (metà dell'XI secolo?). Successivamente esso fu integrato nella più ampia chiesa romanica (seconda metà dell'XI secolo), che infatti esisteva già nel 1101, quando è citato il chorus ecclesiae (dizione che non può riferirsi al primo oratorio). La torre campanaria, di cui restano indizi, occupò un angolo del braccio sud del transetto. La torre stessa dovette in seguito crollare danneggiando la zona orientale della parete sud della navata centrale, dove infatti le pitture murali mancano e dove le ultime due arcate del colonnato appaiono ricostruite col pilastro intermedio. Essa esisteva ancora nel 1546, essendo rappresentata in un disegno sul lato sud della chiesa, mentre l'attuale torre monumentale tardorinascimentale fu costruita sul lato nord. La seconda evidenza raggiunta riguarda le monofore del lato sud della navata centrale: esse vennero ingrandite in una seconda fase e le pitture murali risultano contestuali con questa stessa fase. La loro cronologia dunque "scorre" in avanti (circa 1100, se non oltre), anche perché alcune arcate meridionali della navata stessa rivelano tracce di una decorazione preesistente al ciclo pittorico: gli archivolti erano stati dipinti con profili bianchi e linee ondulate a suggerire i giunti. Le monofore strombate romaniche erano quattro su ogni parete della navata centrale, sostituite in seguito da tre finestroni moderni per lato, più recenti delle volte della navata centrale. Queste ultime non soltanto hanno danneggiato le pitture murali, relegandole in parte nel sottotetto, ma hanno anche ridotto l'altezza della navata, insieme al rialzo del pavimento che nasconde i mosaici romanici (Paribeni, Marini 2004). L'intera navata era stata "travestita" (foto in Paccagnini 1960, fig. 202) e i capitelli romanici scalpellati. La muratura romanica della chiesa, piuttosto irregolare, è in corsi di mattoni tabulari, con inserti di corsi in opus spicatum (probabilmente con frammenti romani di recupero), assai diffuso in Lombardia nell'XI secolo (Lomello, Cavriana, Palazzo Pignano). Anche su questa base l'edificio è da considerare dell'XI secolo.
Come dimostra anche lo stile degli affreschi, la relazione con Roma è storicamente documentabile, dato che l'abbazia di Acquanegra risulta direttamente sottoposta alla sede pontificia almeno dal 1136, ma forse fin dall'inizio (Kehr 1913). Un oratorio di San Tommaso (X secolo) si trovava inoltre presso la cattedrale di Roma.
La cronologia del pavimento è da accostare a quella della seconda fase degli affreschi della navata per molteplici relazioni (1140 circa per Ebani 1969, primo quarto del XII secolo per Bazzotti 1989, pp. 5, 209). Porter (1915-1917) lo avvicinava invece ai mosaici del "Camposanto di Cremona", che datava 1106-1117, proponendo la cronologia 1100 circa.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Riferimenti bibliografici

Mantova storia, Mantova : la storia, le lettere, le arti, MANTOVA 1958

Dall'Ara R., Mantova, passeggiando per i 70 comuni, MANTOVA 1984

Guida Italia, Lombardia (esclusa milano), TOURING CLUB ITALIANO, MILANO 1987

Credits

Compilatore: Comin, Isabella (2010)

Funzionario responsabile: Sbravati, Moira

Compilazione testi: Piva, Paolo

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto; Piva Paolo

Fotografie: (vecchio Bacam)

Ultima modifica scheda: 14/10/2016

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