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Basilica Concattedrale di S. Andrea - complesso

Mantova (MN)

Basilica Concattedrale di S. Andrea - complesso

   

Indirizzo: Piazza Andrea Mantegna - Mantova (MN)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: L'edificio viene volontariamente calato nell'angusto spazio di una piazza immersa nel fitto tessuto urbano accanto al monastero. Presenta uno schema a croce latina con aula unica e breve, ampio transetto; su ciascun lato della navata si aprono tre grandi cappelle quadrate ricavate in spessore di muro. Sul lato sinistro della facciata svetta il campanile tardogotico in cotto, unica parte superstite dell'antica chiesa benedettina pre-albertiana.

Epoca di costruzione: 1472

Autore: Alberti Leon Battista, progetto; Fancelli Luca, direzione lavori; Juvarra Filippo, sopraelevazione cupola

Comprende

Descrizione

L'Alberti modifica l'orientamento del preesistente sacrario in modo da allineare la nuova chiesa all'asse viario che collega l'area del palazzo signorile con la zona di S. Sebastiano, presso la quale sorgerà più tardi anche Palazzo Te. La facciata della chiesa viene così a incombere, solenne e monumentale emblema dell'autorità gonzaghesca, sull'angusto spazio di una piazza immersa nel fitto tessuto urbano del cuore medievale della città, accanto al palazzo della Ragione e alla Rotonda di S. Lorenzo. Sul lato sinistro della facciata svetta il campanile tardogotico in cotto (1413-14), alleggerito dalle grandi aperture a trifora e dall'alto coronamento conico: si tratta dell'unica parte superstite della costruzione precedente l'intervento albertiano, insieme con il breve tratto di chiostro monastico visibile uscendo dal braccio settentrionale del transetto. Nel prospetto dell'edificio, l'Alberti propone la tipologia ad arco trionfale già sperimentata nel Tempio Malatestiano di Rimini, qui modellata però sull'esempio dell'arco di Tito a Roma, a un solo fornice affiancato da setti murari. Tale schema è liberamente coniugato a quello della fronte di tempio, ispirata al Pantheon romano; un'alta fascia modanata separa l'ordine gigante da un frontone classico, alla cui base si scarica il peso di un gigantesco nicchione, che raggiunge la quota della volta della navata centrale consentendone l'illuminazione. Tale inconsueto elemento doveva probabilmente inserirsi, nel progetto albertiano, in una composizione più ampia, rimasta incompiuta. Introduce alla basilica un maestoso, profondo portico coperto da tre volte a botte con lacunari, ispirate alla grandiosità dell'architettura tardoromana, che costituisce una sorta di spazio osmotico tra esterno e interno, di cui anticipa l'assetto nel motivo dell'arco affiancato da tratti di muro. La moderna classicità di questo prospetto, ottenuta attraverso una disinvolta rielaborazione del repertorio antico, costituirà un significativo modello di riferimento per buona parte dell'architettura cinquecentesca, a partire dal Palladio.
In linea con la concezione albertiana - e classica - della bellezza architettonica come proporzione, l'intero edificio risulta regolato da un preciso rapporto proporzionale basato su un modulo quadrato di 20 braccia mantovane, che compare per quattro volte nel prospetto (se tagliato all'altezza dell'architrave) e istituisce un rapporto di 6:2 fra lunghezza e larghezza della navata venendo così a costituire l'elemento matematico di collegamento tra esterno e interno della chiesa. La limpida articolazione dell'interno, di proporzioni grandiose, prevede uno schema a croce latina con aula unica e breve, ampio transetto pure a spazio unificato; su ciascun lato della navata si aprono tre grandi cappelle quadrate ricavate in spessore di muro; navata e cappelle sono coperte da volte a botte decorate con lacunari. Il modello è quello tempio etrusco, noto attraverso la descrizione di Vitruvio. A tale riferimento vanno aggiunte le suggestioni dell'architettura termale romana e di grandiosi edifici civili di età tardoimperiale, quale per esempio la basilica di Massenzio.
L'effetto di solenne spazialità dell'interno della basilica è coadiuvato dall'azione della luce naturale, che penetra dal giro dei dodici finestroni aperti nel tamburo della cupola. In posizione centrale e ben visibile a tutti grazie alla particolare concentrazione luminosa, un ampio genuflessorio segna il punto in cui, nella cripta sottostante, è custodita la reliquia, cuore dell'edificio e della devozione che lo origina.
Se la zona absidale e la cupola furono affrescate solo nel Settecento e il transetto trovò il suo assetto definitivo solo nel secolo successivo con la ricollocazione di alcuni monumenti funebri provenienti da chiese soppresse o distrutte, il ricco apparato decorativo delle cappelle laterali riflette la variegata intensità della cultura figurativa del Cinquecento mantovano.

Notizie storiche

Il marchese Ludovico era entrato in aperta contesa con il monastero benedettino che dall'XI secolo era stato annesso alla chiesa di S. Andrea, avviando una trattativa con la Santa Sede per la soppressione del convento. Motivo di tanto interesse e reale oggetto del contendere era la reliquia della terra bagnata dal sangue di Gesù, che secondo la tradizione fu nascosta, nel luogo dove sorse poi il sacrario, da Longino, il soldato che l'avrebbe raccolta ai piedi della croce dopo aver colpito Cristo al costato, per poi convertirsi e subire, infine, il martirio. L'obiettivo del marchese, "intendentissimo in architettura", era dunque quello di fare della chiesa ricostruita il simbolo monumentale del nuovo prestigio della signoria e il progetto albertiano del 1470 parve poter interpretare pienamente tali esigenze, coniugando recupero dell'antico a reinvenzione attraverso citazioni, analogie, libere rielaborazioni, in un 'moderno' concetto di classicità sostenuto da una piena coerenza d'insieme e da un rigore filologico ormai maturo. Ma quando, nel 1472, Ludovico ottiene da Sisto IV la soppressione dell'antico monastero e, fatta abbattere l'antica chiesa, inaugura il nuovo cantiere, Leon Battista Alberti è già morto: S. Andrea è dunque realizzata interamente dal toscano Luca Fancelli, già impegnato presso la corte mantovana, che vi lavora per una ventina d'anni a cominciare dalla facciata - secondo un prassi assai insolita -, per proseguire con il corpo di fabbrica anteriore seguendo piuttosto fedelmente il piano albertiano. I lavori del cantiere si protraggono per circa tre secoli, alternando fasi di alacre attività a lunghe battute d'arresto, per concludersi dopo la metà del Settecento, quando viene innestata la luminosa, gigantesca cupola tardobarocca disegnata da Filippo Juvarra.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: chiesa

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: Per chi viene da fuori Mantova, si entra da porta S.Giorgio, si attraversa Piazza Sordello, indi percorrendo via Broletto si giunge a piazza Mantegna, ove è ubicata la Basilica.

Riferimenti bibliografici

Autori vari, Il Sant'Andrea di Mantova e Leon Battista Alberti, MANTOVA 1974

Calzona A., La rotonda e il palatium di Matilde, PARMA: UNIVERSITA' DEGLI STUDI, IST. DI STORIA DELL'ARTE, CENTRO STUDI MEDIEVALI, PARMA 1991

Restori V., Mantova artistica sotto forma di guida, MANTOVA 1937

Mantova storia, Mantova : la storia, le lettere, le arti, MANTOVA 1958

Visualizzatore geografico NaDIR: visualizza mappa

Percorso tematico: Architetture del Rinascimento lombardo

Credits

Funzionario responsabile: Sbravati, Moira

Compilazione testi: Balzarini Maria Grazia

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book

Ultima modifica scheda: 02/05/2011