Chiesa di S. Sebastiano detta Famedio

Mantova (MN)

Indirizzo: Largo XXIV Maggio - Mantova (MN)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Nellle intenzioni dell'Alberti il tempio aveva una pianta centrale, composta da una croce greca inscritta in un quadrato con tre absidi semicircolari; i quattro bracci dovevano essere coperti con volte a botte. La planimetria si ripete identica nella chiesa inferiore, che ha un accesso indipendente rispetto all'aula superiore.

Epoca di costruzione: seconda metà sec. XV - 1925

Autori: Alberti, Leon Battista, progetto; Fancelli, Luca, costruzione; Ardizzoni, Pellegrino, ultimazione costruzione e convento annesso; Schiavi, Andrea, restauro

Descrizione

In buona parte, il tempio di S. Sebastiano corrisponde quindi alle intenzioni di Leon Battista Alberti: ed è ricco di soluzioni originali, per il disegno di estremo rigore, fondato su sottili rapporti matematici, evidentemente a lungo meditati dall'architetto, e forse concordati con Ludovico Gonzaga (Volpi Ghirardini, 1994); e per la scelta, in alzato, di riferimenti insoliti, a quelle date, all'architettura antica dei martyria paleocristiani, delle aule termali d'età imperiale, delle tombe monumentali romane (Borsi, 1980; Calzona, 1994). Per il tempio mantovano l'architetto sceglie una pianta centrale, composta da una croce greca inscritta in un quadrato con tre absidi semicircolari; i quattro bracci dovevano essere coperti con volte a botte (Burns, 1998). La presenza del portico, trattato come un corpo autonomo e indipendente, ricostruisce idealmente quella struttura composta da cella e pronao, innalzati su un alto podio, che Alberti, sulla scorta delle osservazioni di Vitruvio, aveva considerato come forma ideale del tempio antico nel suo De re aedificatoria, il trattato di architettura che aveva scritto probabilmente tra la metà degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta (Frommel, 2001). La planimetria si ripete identica nella chiesa inferiore, che ha un accesso indipendente rispetto all'aula superiore, e una sua fronte d'ingresso, e non può, quindi, essere considerata semplicemente una cripta, anche perché non esistono collegamenti interni (Calzona, 1994).
Un edificio originale, dunque, il tempio di S. Sebastiano, e uno dei primi saggi di chiesa a pianta centrale del Rinascimento (Borsi, 1980): ma la novità di quelle soluzioni non sarà capita dal cardinale Francesco Gonzaga, figlio di Ludovico, che con una frase sprezzante, già nel 1473, aveva detto al padre, a proposito della costruzione ancora incompiuta, che "non intendeva se l'haveva a reussire in chiesa, o moschea o synagoga" (Calzona - Volpi Ghirardini, 1994); e dopo la morte di lui, nel 1478, si affrettò a cedere il tempio ai Canonici Lateranensi.
Un'ultima annotazione, per concludere: il restauro condotto con pretese filologiche da Andrea Schiavi tra il 1922 e il 1925, quando si decise di trasformare l'edificio, da tempo abbandonato, in sacrario ai caduti, ha alterato profondamente la struttura, per le modifiche alle aperture, il rifacimento integrale della volta e la sostituzione dei pilastri e delle basi che la sostenevano (Tavernor, 1994), ma soprattutto per l'invenzione illogica delle due scalinate di accesso in facciata; la scala antica, infatti, tuttora esistente e databile agli ultimi anni del Quattrocento, è posta all'interno di una loggia, sul lato sinistro del portico; e lì, in corrispondenza con le testate laterali del pronao, probabilmente Leon Battista Alberti aveva immaginato le due rampe d'ingresso al suo tempio (Borsi, 1980).

Notizie storiche

È densa di problemi, e tuttora ricca di zone d'ombra, la storia della chiesa di S. Sebastiano a Mantova, costruita da Leon Battista Alberti per commissione del duca Ludovico Gonzaga, a partire dal 1460. Non conosciamo, infatti, con precisione i motivi che spinsero il duca a decidere di edificare il tempio, e in quel luogo malsano, poi, vicino a una palude e all'estrema periferia meridionale della città, appena entro la cerchia delle mura; non sappiamo neppure quale fosse l'esatta destinazione del S. Sebastiano, nelle intenzioni di Ludovico: forse doveva diventare il nuovo sepolcro di famiglia dei Gonzaga, una sorta di mausoleo privato del duca, come la critica ha spesso sostenuto, e per motivi che non conosciamo il progetto fu poi abbandonato; o forse doveva essere un tempio votivo, dedicato al santo protettore della peste, Sebastiano, appunto: ma, come fa notare Frommel (2001), le cronache del tempo non ricordano epidemie, negli anni di fondazione della chiesa. Resta irrisolta, poi, la questione della reale portata dell'intervento di Leon Battista Alberti, che morì nel 1472, quando ancora la chiesa non era conclusa: non sappiamo, quindi, se il S. Sebastiano, che è stato poi pesantemente alterato dai restauri condotti da Andrea Schiavi tra il 1922 e il 1925, corrisponde alle intenzioni dell'architetto, anche perché nessun disegno originale è giunto fino a noi. Ci è rimasta solo una copia cinquecentesca del progetto, attribuita ad Antonio Labacco, e molto discussa.
Comunque sia, il progetto era allora della massima importanza per Ludovico, e ben lo dimostrano le notevoli somme di denaro che il duca, almeno all'inizio, destinò all'edificio, e la scelta di un architetto di grande prestigio come Leon Battista Alberti.
L'architetto era giunto a Mantova nel 1459, al seguito del papa, con l'incarico di seguire i lavori della Dieta in qualità di abbreviatore apostolico.
L'andamento dei lavori, fin dall'inizio, fu assai tormentato: per gli impegni che tennero a lungo lontano da Mantova non solo Leon Battista Alberti, ma anche Luca Fancelli, che dirigeva il cantiere; per le difficoltà finanziarie del duca, che provocarono ritardi nei pagamenti e interruzioni, a più riprese, della fabbrica; e per le difficoltà tecniche che incontrarono le maestranze nell'esecuzione, dovute all'assenza del modello definitivo, che l'architetto consegnerà solo nel 1463. Per di più, il progetto che Leon Battista Alberti presentò a Ludovico Gonzaga negli ultimi giorni del febbraio del 1460 fu quasi certamente modificato prima dell'avvio della fabbrica: e la modifica riguarda la chiesa inferiore, che l'architetto non aveva previsto, ma che fu costretto a inserire per compiacere il duca.
I documenti alludono a variazioni di progetto almeno altre due volte, nel 1463, quando Leon Battista Alberti torna finalmente a Mantova per consegnare il modello, e nel 1470, quando l'architetto decide di stabilirsi definitivamente nella città dei Gonzaga.
Con alterne vicende il cantiere proseguì per lunghi anni, ma con il tempo il duca Ludovico aveva perso interesse per l'edificio; e quando Leon Battista Alberti morì, nel 1472, due anni dopo il suo ritorno a Mantova, il S. Sebastiano ancora non era compiuto. A quella data il S. Sebastiano aveva raggiunto probabilmente un'altezza di poco superiore ai portali, ma l'originalità del disegno della facciata, basta, a confermare all'Alberti la paternità anche di questa parte della costruzione . Alla morte dell'Alberti erano forse stati già scolpiti i preziosi plutei con putti reggighirlanda, un motivo tipico della scultura funeraria romana, da collocare sul parapetto del portico, la sola parte ornamentale dell'edificio realizzata; la volta a crociera, che sostituisce la cupola annotata nel disegno di Antonio Labacco, sarà invece costruita solo più tardi, a partire dal 1512, quando ormai da molto tempo i Gonzaga avevano ceduto l'edificio ai Canonici Lateranensi.

Uso attuale: intero bene: tempio civico

Uso storico: intero bene: chiesa; intero bene: magazzino militare; intero bene: collegio

Condizione giuridica: proprietà Ente pubblico territoriale

Accessibilità: Apertura:
Giorni:
Martedi Mercoledi Giovedi Venerdi Sabato Domenica
Seconda metà Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Prima metà Novembre Orari Festivo: 10.30 - 12.30;15.00 - 17.00
Orari Feriale: 10.30 - 12.30;15.00 - 17.00
Pagamenti
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Servizi
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Come raggiungere il bene
Treno: Mantova
Autostrada: A22 uscita Mantova

Riferimenti bibliografici

Boriani E., Castelli e torri del mantovano, BRESCIA 1969

Mantova casi, Mantova: casi e stati di degrado su segnalazione dei cittadini, ISTITUTO NAZIONALE DI ARCHITETTURA (IN/ARCH), SEZIONE REGIONALE LOMBARDA - SOTTOSEZ. DI MANTOVA, MANTOVA 1997

Restori V., Mantova artistica sotto forma di guida, MANTOVA 1937

Calzona A., La rotonda e il palatium di Matilde, PARMA: UNIVERSITA' DEGLI STUDI, IST. DI STORIA DELL'ARTE, CENTRO STUDI MEDIEVALI, PARMA 1991

Percorsi tematici:

Credits

Funzionario responsabile: Sbravati, Moira

Compilazione testi: Monaco, Tiziana

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto

Fotografie: BAMS photo Rodella/ Jaca Book; Comin, Isabella

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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