Duomo di Pavia

Pavia (PV)

Indirizzo: Piazza Duomo (Nel centro abitato, ma ben distinguibile dal contesto.) - Pavia (PV)

Tipologia generale: architettura religiosa e rituale

Tipologia specifica: chiesa

Configurazione strutturale: Edificio di notevoli dimensioni. La pianta è a croce greca, con tre navate affiancate da cappelle semicircolari. La cupola centrale, a pianta ottagonale, visibile dalla campagna circostante la città, con un'altezza di 97 metri, una luce di 34 ed un peso nell'ordine delle 20 mila tonnellate, è la quarta in Italia per dimensioni, sorpassata soltanto dalla basilica di San Pietro, dalla cupola del Pantheon di Roma (più bassa, ma con una luce di ben 43 metri) e dalla cattedrale di Firenze. La torre civica medioevale, acccanto al Duomo, è crollata nel 1989.

Epoca di costruzione: 1488 - fine sec. XX

Autori: Bramante, Donato, progetto; Amadeo, Giovanni Antonio, direzione lavori; Dolcebuono, Gian Giacomo, direzione lavori; Rocchi, Cristoforo, direzione lavori e realizzazione modello ligneo; Fugazza, Giovan Pietro, ultimazione modello ligneo; Tibaldi, Pellegrino, sopraelevazione torre; Maciachini, Carlo, costruzione cupola e facciata

Comprende

Descrizione

Già nel 1481 il cardinal Ascanio Sforza, fratello del duca di Milano Ludovico e neoeletto vescovo di Pavia, prometteva ai cittadini di contribuire ad ampliare e rinnovare le antiche cattedrali gemine di S. Siro e S. Maria Maggiore. Sei anni più tardi i pavesi inviavano allo Sforza, a Roma, un ambizioso progetto di demolizione delle basiliche romaniche e dell'adiacente battistero di S. Giovanni ad fontem, invocando l'appoggio economico del cardinale per edificare una cattedrale che potesse unire alla funzionalità moderna l'autorevole eleganza delle forme antiche.
Subito dopo la fondazione, nell'agosto dello stesso 1488, le fonti documentano l'elaborazione di un nuovo progetto della cattedrale a opera di un gruppo di lavoro di cui facevano parte gli stessi Amadeo e Rocchi, ma che era diretto da Bramante; sebbene l'urbinate sia documentato nel cantiere per pochi mesi, la sua presenza fu determinante per l'impostazione della struttura della chiesa, cui conferì una precisa impronta, sostanzialmente rispettata nei secoli.
La presenza di Bramante nel cantiere corrisponde anzitutto ai lavori di scavo delle fondamenta e di impostazione della struttura della cripta. Di struttura centralizzata, la cripta è suddivisa in tre navate di due campate ciascuna; poderosi pilastri sorreggono ampie volte ribassate e due grandi archi a sesto ribassato scandiscono la navata centrale. Più generalmente l'intera struttura della cripta ha evocato alla mente degli studiosi gli antichi ambienti termali, o grandiose strutture come il ninfeo degli Orti Sallustiani a Roma.
Al progetto bramantesco si possono ricondurre anche le sagrestie del Duomo: si tratta di edifici a pianta ottagonale con nicchie semicircolari estradossate al pari della cupola, scandita da costoloni modanati.
Considerando l'edificio da un punto di vista più generale, è ipotesi ormai unanimemente accolta dalla storiografia che dalla breve permanenza di Bramante presso il cantiere pavese derivasse il progetto di un organismo a pianta centralizzata di armoniosa monumentalità, caratterizzato dalla grande rilevanza data alla zona dei transetti e dell'area absidale, coperta da una cupola amplissima a base ottagonale, con molteplici riferimenti a illustri modelli rinascimentali come il S. Spirito di Brunelleschi a Firenze e il santuario di Loreto.
La vicenda progettuale è resa ancora più complessa dall'arrivo nel cantiere, su invito dei fabbricieri e per il tramite di Ludovico il Moro, di Francesco di Giorgio Martini e di Leonardo, nel giugno 1490.
I lavori procedettero così, con lentezza, fra diverse richieste di autorevoli pareri, mentre il Rocchi lavorava al grande modello ligneo che avrebbe lasciato incompiuto, morendo, nel febbraio 1497. Nel ruolo di ingegnere della fabbrica lo sostituì l'Amadeo cui si affiancò, dapprima in posizione subordinata, poi con pari obblighi e patti (1498), il Dolcebuono, mentre il completamento del modello ligneo venne affidato a Giovan Pietro Fugazza.
Amadeo contaminò il progetto bramantesco con le forme care alla tradizione lombarda e alle proprie precedenti esperienze. L'edificio divenne longitudinale ed ebbe un doppio basamento esterno intorno all'abside, contrafforti esterni rinforzati conclusi da pinnacoli di gusto gotico, facciata con galleria continua nella sezione alta, paraste binate e portale con colonne binate.
Alla luce di questa complessa dialettica va letto l'eccezionale modello ligneo iniziato dal Rocchi e completato dal Fugazza che, forse, più ancora dell'edificio stesso mai compiuto, restituisce la grandiosa complessità del progetto.
Neppure la costruzione del tamburo e della gran cupola tardobarocca mise in discussione l'ostinata fedeltà al modello rinascimentale, che vacillò soltanto all'inizio dell'Ottocento con il programma di riforma elaborato, in chiave neoclassica, dal priore Malaspina e dall'architetto Carlo Amati.

Notizie storiche

Frutto di una plurisecolare stratificazione, il duomo nelle forme odierne fu iniziato nel 1488 e costruito sopra le due chiese romaniche gemelle di S. Stefano e S. Maria del Popolo, le cui strutture si possono ancora ammirare nelle cripte. Si tratta di costruzioni che allocate su uno dei punti più alti della città sull'altura dominante il Ticino, rappresentavano anche il complesso episcopale.
Come per il Duomo di Milano se alla struttura generale della chiesa partecipano attivamente le più abili maestranze locali, per l'imposta della crocera dell'imponente tamburo con cupola, ben visibile per chi si avvicina alla città dal campagna circostante, vengono chiamati a dare contributi i più vivaci ingegni del Rinascimento. Ecco allora che sul finire del XV sec., nel cantiere si susseguono le figure del Bramante e di Leonardo, brillanti architetti ducali.
Ma alla fine del '500 era stato completato solo il corpo centrale della fabbrica: il tamburo viene eretto solo nel 1762-'68, la cupola nel 1884 quando il ferro poteva dare ausilio alla statica di luci così imponenti: si trattò per Maciachini, che si occupò del nuovo progetto, di ideare una doppia calotta di travature metalliche.
Lo stesso realizzò nel 1898 la facciata, caratterizzata da lesene bianche, che anticipa l'impianto interno tripartito e la diversa altezza delle navate, tramite i tre ingressi e da tre rosoni di dimensioni diverse. Ma la piazza rimane troppo angusta per percepire l'intero impianto del fronte.
Nel 1933, l'opera fu completata con la realizzazione dei bracci del transetto.

Uso attuale: intero bene: chiesa

Uso storico: intero bene: cultuale

Condizione giuridica: proprietà Ente religioso cattolico

Accessibilità: in treno: Pavia
in auto: da milano prendere la Vigentina o l'autostrada Serravalle A7 per Genova, uscita Bereguardo

Percorsi tematici:

Credits

Compilatore: Marino, Nadia (2004)

Compilazione testi: Balzarini, Maria Grazia; Ribaudo, Robert

Responsabile scientifico testi: Cassanelli Roberto

Fotografie: Marino, Nadia; Ribaudo, Robert

Ultima modifica scheda: 27/01/2017

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