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Centro Direzionale e Museo Storico Alfa Romeo
Arese (MI)

Indirizzo: Viale Alfa Romeo - Arese (MI) (vedi mappa)

Tipologia: architettura per la residenza, il terziario e i servizi; edificio per uffici

Caratteri costruttivi:

  • strutture: pilastri in acciaio rivestiti con calcestruzzo e carter di alluminio; solette in cemento armato e in acciaio
  • facciata: pannelli prefabbricati in cemento armato faccia vista
  • coperture: a falde inverse in rame e tetto giardino
  • serramenti: in alluminio

Cronologia:

  • progettazione: 1967 - 1976
  • esecuzione: 1967 - 1976
  • data di riferimento: 1967 - 2015
  • progettazione: 2014 - 2015
  • esecuzione: 2014 - 2015

Committenza: Alfa Romeo S.p.a.; Fiat Chrysler Automobiles

Autori:

Uso:

  • (attuale) museo/ ufficio/ showroom/ sala polifunzionale
  • (storico) ufficio/ museo e servizi annessi

Condizione giuridica: proprietà privata

Descrizione

Il Centro Direzionale e Museo Storico Alfa Romeo è situato sul margine sud dell'area dell'ex stabilimento produttivo, su un terreno adiacente all'autostrada A8. Si tratta di un vasto e articolato complesso architettonico costituito da sei corpi di fabbrica modulari che si sviluppano da uno a sei livelli, oltre a un seminterrato, uniti da una "piastra" che assume anche il ruolo di piazza centrale. L'intero Centro Direzionale è disegnato su una griglia di 7,60x7,60 m, che ha consentito di unificare parti funzionalmente diverse. Le strutture portanti dei corpi denominati A, B, C, sono di tipo misto: pilastri in acciaio e solette piene in cemento armato, in modo da facilitare il passaggio degli impianti e l'organizzazione flessibile degli ambienti di lavoro. Le strutture del Museo sono interamente in acciaio, con luci libere maggiori nella parte interna per agevolare l'allestimento e la movimentazione delle vetture, e piani sfalsati concepiti in relazione al progetto espositivo. I prospetti sono caratterizzati da un'alternanza di campiture orizzontali piene e vuote, dovute al contrappunto tra le facciate continue con serramenti in alluminio e la schermatura a pannelli prefabbricati di cemento rigato, ritmati dalla ripetizione seriale di bucature quadrate e dalle mensole di appoggio. La continuità dei ballatoi ha la funzione di frangisole, barriera acustica e dispositivo tecnico per la manutenzione delle vetrate. La parte in elevazione del Museo si distingue per l'assenza di ballatoi e parapetti, mentre l'ex Mensa e il corpo D, che ospita l'officina, sono seminterrati e parzialmente nascosti dall'uso del tetto giardino. Le coperture degli altri edificio sono a falde di limitata pendenza, rivestite in lastre di rame. Gli interni della parte direzionale erano organizzati secondo il modello ad open space, senza partizioni fisse, con l'eccezione degli uffici dei dirigenti, realizzati con pareti leggere, e dei nuclei che ospitano i vani scale/ascensori e i cavedi tecnici. Rispetto alla regolarità dell'insieme si distinguono lo spazio a doppia altezza dell'ex Mensa, il piano sotto piazza con un patio alberato e, soprattutto, il Museo, organizzato su sei semipiani sfalsati attorno a un vuoto centrale, illuminato dall'alto, a formare un grande impluvium. L'ingresso alle sale espositive avveniva dalla piazza per proseguire verso i piani inferiori seguendo un ordinamento cronologico, intervallato da aree tematiche. L'assetto originario del Centro Direzionale e del Museo, così come era stato disegnato da Antonio Cassi Ramelli, Vittore Ceretti e dai fratelli Vito e Gustavo Latis, è stato modificato nel 2014-2015 dall'intervento dell'architetto Benedetto Camerana, che ha spostato l'ingresso sul retro del corpo B, valorizzando la centralità del piano sotto piazza come spazio ordinatore del complesso. Il nuovo percorso di visita viene nobilitato in chiave espressiva grazie a una pensilina sinuosa, con struttura portante in ferro e rivestimento in vetroresina di colore rosso, che collega il parcheggio all'atrio principale. Da qui il "nastro rosso" continua all'interno per diventare un vano scale di sezione curvilinea che porta il visitatore alla quota più alta del Museo, dove inizia la discesa lungo i sei semipiani sfalsati. L'immagine di questo volume verso l'esterno, quasi un "periscopio" che richiama nelle forme e nella tonalità le Alfa Romeo degli anni Venti-Trenta, è diventato l'elemento iconico del nuovo Museo. L'impluvium centrale è stato accentuato con l'eliminazione di un solaio e l'abbassamento della quota dell'ultimo livello seminterrato. Molto attento è stato il restauro delle scale e dei parapetti a partire dai disegni d'archivio. L'allestimento delle sale, suddiviso in tre sezioni, "Timeline", "Bellezza", "Velocità", fa ampio ricorso a tecniche multimediali. Sono stati inoltre realizzati un bar, uno showroom, una sala polivalente, mentre restano da completare l'Archivio Storico e il deposito del Museo.

Notizie storiche

Il Centro Direzionale e il Museo Storico Alfa Romeo costituiscono l'ultima testimonianza dell'Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, fondata il 24 giugno del 1910 a Milano, al Portello, e diventata nel corso del Novecento uno dei più importanti produttori a livello mondiale. All'inizio degli anni Sessanta, durante la realizzazione del nuovo stabilimento di Arese, si era ipotizzato di mantenere a Milano la direzione dell'azienda. Il presidente Giuseppe Luraghi era però convinto che la "testa" della fabbrica dovesse stare insieme alle linee di produzione. Alla fine del 1966 Antonio Cassi Ramelli, Vittore Ceretti e i fratelli Vito e Gustavo Latis ricevono così le indicazioni per elaborare il progetto del nuovo Centro Direzionale e del Museo già allestito da un anno, in maniera provvisoria, all'interno della fabbrica. Nel corso del 1967 vengono sviluppate tre diverse soluzioni: Cassi Ramelli propone un complesso formato da un edificio a pianta centrale a tre raggi, completato da un padiglione parallelo all'autostrada e da un corpo seminterrato. I fratelli Latis lavorano su un blocco uffici di planimetria a C, articolato attorno a una piazza sopraelevata che funge da collegamento al Museo e alla mensa. Ceretti opta per una soluzione formata da cinque corpi modulari sfalsati, dai quali si distaccano la parte espositiva e la mensa. Luraghi esprime un "parere nettamente favorevole a quest'ultima soluzione proprio per la sua caratteristica di ampliabilità" (Verbale della riunione del 30 ottobre 1967), invitando però i tre studi a lavorare insieme per le successive fasi progettuali. E' così che viene costituito un gruppo di progettazione intitolato "Studi Riuniti", al quale si affiancano gli ingegneri Leo Finzi ed Edoardo Nova per le strutture e il paesaggista Pietro Porcinai. Il progetto definitivo, presentato all'inizio del 1968, segue lo schema modulare di Ceretti, ma accoglie anche parte delle soluzioni dei Latis (la piazza sopraelevata collegata al Museo) e di Cassi Ramelli (la mensa seminterrata). In fase esecutiva avviene invece una diversa ripartizione dei compiti progettuali: Cassi Ramelli sviluppa il progetto della mensa, mentre i fratelli Latis seguono l'allestimento interno del Museo lavorando in stretta collaborazione con Luigi Fusi (curatore della raccolta storica) e Gonzalo Alvarez (responsabile dell'archivio). Il disegno dello spazio espositivo, dedicato all'ingegnere Orazio Satta Puliga, storico progettista dell'Alfa Romeo, è figlio di un lungo percorso d'ideazione che inizia nel giugno del 1972 per concludersi con l'inaugurazione del 18 dicembre del 1976. Il progetto rivela la perfetta coincidenza tra contenitore architettonico e percorso espositivo: la posizione delle automobili, le pedane di supporto, i pannelli informativi, la grafica, la schermatura acustica, l'illuminazione nascono da un progetto unitario, disegnato su misura della raccolta museale, come confermato dai materiali conservati nell'Archivio Latis. A partire dal 1986, in seguito all'acquisizione di Alfa Romeo da parte del gruppo Fiat, il Centro Direzionale subisce, come il vicino stabilimento, una progressiva dismissione funzionale, mentre il Museo conserva un ruolo di primaria importanza per la storia dell'auto, riconosciuto nel 2011 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con un provvedimento di tutela relativo all'edificio, alla raccolta museale e all'archivio storico. Tra il 2014 e il 2015, in vista dell'Esposizione Universale a Milano, il gruppo FCA, nato dalla fusione tra Fiat e Chrysler, affida all'architetto Benedetto Camerana il ridisegno del Museo e del Centro Direzionale con l'obiettivo di restituire a questo luogo la sua centralità storica per il marchio Alfa Romeo. Lo spazio espositivo rinnovato è inaugurato il 24 giugno 2015 in coincidenza con il 105° anniversario della casa automobilistica e con la presentazione della nuova "Giulia".

Documentazione allegata

Fonti archivistiche

Archivio Vito e Gustavo Latis, Milano - scheda fondo vedi »

Archivio Benedetto Camerana, Torino - archivio vedi »

Museo Storico Alfa Romeo, Arese - archivio vedi »

Bibliografia

Matteotti M.P., Ufficio Stile, L'Alfa Romeo di Arese. Storia di un progetto, 1973, n. 3

Madaro G., Museo Alfa Romeo - Catalogo, Milano 1985, pp. 12-15

Susani E. (a cura di), Antonio Cassi Ramelli: l'eclettismo della ragione, Milano 2005, pp. 302-303

Capitanucci M.V. (a cura di), Vito e Gustavo Latis. Frammenti di città, Milano 2007, pp. 146-149

Moriero D., Alfa Romeo. Gli anni di Arese, Vimodrone 2010

Pozzi D., Una sfida al capitalismo italiano: Giuseppe Luraghi, Venezia 2012, p. 205

Camerana B.,, Museo Storico Alfa Romeo. Il catalogo, Il progetto, Vimodrone 2015, pp. 8-19

Irace F., Il Sole 24Ore, L'Alfetta torna in vetrina, 2015, 27 settembre

Testa C., The Plan, Museo Alfa Romeo. Un segno indentitario per un marchio storico, 2016, n. 89, aprile, pp. 65-70

Maak N., Frankfurter Allgemeine, Wer braucht Mercedes? Giulia klingt besser, 2016, 16 giugno

Credits

Compilatore: Costa, Andrea (2017)
Responsabile scientifico testi: Costa, Andrea