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Comune di Parona(sec. XIV - 1814)

Sede: Parona

Tipologia ente: ente pubblico territoriale

Progetto: Comune di Parona

Quando Carlo Magno conquistò il territorio lomellino, dividendolo in Comitati affidati ai conti, il paese già esistente, ma ancora anonimo, dipendeva direttamente dal Comitato di Lomello; dal 950 dipese dalla Marca d'Ivrea.
Il signore del luogo fu Manfredo di Mossezzo, fino al 958, poi passò a suo fratello Aimone, conte di Vercelli, ed alla sua morte, al figlio di questi, Manfredo.
In un diploma di Federico I, del 1164, fra le terre concesse a Pavia risulta citato Parona. Tale concessione sarà rinnovata da Enrico VI nel 1191, da Ottone I nel 1209, da Federico II nel 1219.
Alla fine del 1200 diventa feudo della famiglia Tornielli; dopo la conquista di Novara nel 1357 da parte del Marchese di Monferrato, i Tornielli che parteggiavano per i Visconti, furono deportati.
La località è citata nell'estimo del XIII secolo come Payrona della Contea di Lomellina.
Nel XIV secolo fa parte della squadra di Mortara con Cilavegna, Olevano, Cergnago e San Giorgio.
Nel 1412 signoreggiano ancora i Tornielli.
Nel 1447 la contea di Pavia passa agli Sforza.
Negli Statuta Stratarum di Pavia del 1452 si legge nella Squadra di Lumellina: Parona.
Alla morte di Francesco II sforza, avvenuta nel 1535, Parona fu sottoposta alla dominazione spagnola e rimarrà tale sino al 1707, quando, secondo il trattato di Torino del 8 novembre 1703, stretto fra il duca Amedeo Vittorio II di Savoia e l'imperatore d'Austria Leopoldo, sarà aggregata al Piemonte.
L'ingresso dello Stato di Milano, di cui il pavese faceva parte, nei domini di Carlo V, non implica mutamenti profondi. Lo stato di Milano viene diviso in 9 province, tra cui Pavia, che conservano i propri ordinamenti e ampia autonomia.
Nel 1651 una parte del territorio perviene agli Stampa ed agli Arconati, famiglie milanesi.
Parona era amministrata dal Consiglio generale della Comunità, composto dai capi di casa, detentori di proprietà fondiarie nel comune, si riuniva una volta all'anno, delegava la conduzione degli affari del comune a pochi deputati che formavano il Consiglio, composto dal podestà o giudice e da quattro consoli, che venivano rinnovati ogni anno.
Ai convocati interveniva il cancelliere, che sottoscriveva ogni deliberazione.
L'esattore, era preposto, con appalto, all'esazione dei dazi e alla fine di ogni anno doveva rendere conto del suo operato al consiglio.
Il 23 febbraio 1707 fu pubblicato l'editto che annunciava lo scorporo della Lomellina dallo Stato di Milano.
Nella relazione del primo novembre 1707 dell'intendente generale di Alessandria Gian Battista Fontana, incaricato di censire i comuni della Lomellina dal Duca di Savoia, Parona conta 600 anime ed il suo principale feudatario è la Marchesa Stampa di Milano.
Il territorio è costituito da 1200 pertiche tutte Civili. Nella comunità non esiste alcun catasto se non una misura generale fatta nel 1558.
Il comune nella compartimentazione territoriale sabauda del 1723 fa parte della Provincia di Lomellina e dipende dalla Prefettura di Mortara.
Nel censimento delle province del 1775 fa sempre parte della Lomellina.
La riforma del 6 giugno 1775 stabilì nuovi ordinamenti per l'amministrazione pubblica dei comuni.
Gli organi del governo centrale erano le Intendenze, le Prefetture e Sottoprefetture, l'Ufficio di Insinuazione. Parona dipendeva dall'Intendenza di Alessandria, dalla Prefettura di Mortara.
Le Intendenze, istituite con patente del 12 maggio 1686, da Vittorio Amedeo II, avevano come compito principale di occuparsi delle imposte ducali e militari, e dal 1723, con Il regolamento delle Province o sia Dipartimenti per le Intendenze e Prefetture nei Stati di Sua Maestà al di qua del mare, anche di approvare i bilanci, verificare le imposizioni fiscali, ordinarne la distribuzione e ripartizione, procedere alle misure generale per il rinnovo del catasto, il cosiddetto 'catasto sabaudo', le cui operazioni inizieranno in Lomellina nel 1759 per concludersi nel 1761, ordinare le riparazioni degli argini dei fiumi e far mantenere in buono stato le strade e i ponti; gli intendenti erano i conservatori delle regie gabelle, giudici e conservatori dei boschi e delle selve, a loro dovevano essere fatte le consegne delle risaie. Dipendevano dalla Direzione Generale delle Finanze dello Stato.
I prefetti, istituiti con manifesto senatorio del 1770, per amministrare la giustizia, come giudici di prima istanza nelle cause sia civili che criminali, dovevano legalizzare gli istrumenti, le scritture e tutti gli atti eseguiti da notai o da pubblici dipendenti.
La loro nomina doveva essere approvata dal Senato di Torino.
L'editto di Carlo Emanuele del 28 aprile 1610 stabilì l'Ufficio di Insinuazione dove tutti gli instrumenti e gli atti pubblici dovevano essere trascritti e registrati. Era fatto obbligo a tutti i notai, segretari di comunità e magistrati inviare al segretario delle insinuazioni e dell'archivio di tappa, gli strumenti soggetti a tale obbligo. Con manifesto camerale del 9 novembre 1770 furono attivate le tappe, sedi degli uffici di insinuazione nelle province di nuovo acquisto.
Parona era amministrata dal Consiglio generale dei capi di casa che eleggeva i componenti del consiglio ordinario, formato da un podestà e due consoli, che dal 1775 prenderanno il titolo di sindaco e consiglieri. Il sindaco aveva scadenza annuale, e poteva ricandidarsi dopo tre anni, rappresentava il pubblico in tutti gli affari e interessi comuni. Il consiglio ordinario era dotato di un segretario.
Le deliberazioni del consiglio venivano trascritte dal segretario, firmate dagli amministratori secondo il grado di anzianità, autorizzate dall'Intendente. Era compito dei consiglieri controllare la formazione dei causati, gli stati dei cotizzi, i registri delle esazioni i conti dell'esattore, fare in modo che gli archivi, i catasti, i libri di trasporto e tutte le scritture e gli atti comunali fossero ben tenuti, amministrare fedelmente la cosa pubblica, di osservare le costituzioni generali, gli ordini di governo, dei magistrati, degli uffici, di vegliare con fermezza e attività alla conservazione del territorio, del registro e dei diritti comunali, di cooperare alla salute pubblica e tranquillità.
Il segretario comunale, che era anche giudice di più terre, veniva eletto dal Consiglio ordinario e approvato dall'Intendente, doveva essere notaio, veniva pagato dalla comunità, doveva assistere a tutte le adunanze dei consigli, stendere le deliberazioni ed atti del consiglio, seguire il carteggio comunale, conservare gli archivi, esperire i mandati, fare il riparto dei carichi reali e personali, i causati, i libri di riscossione per l'esattore, conservare e formare i registri degli incanti, dei parcellari, bandire ordinanze e decreti dell'Intendente, appalti.
Nel 1796 i francesi occupano il Piemonte e l'otto luglio 1797, instaurano la Prima repubblica cisalpina.
Il comandante delle truppe austro-russe Suwarow Kimnisky, preso possesso di Torino, il 26 maggio 1799, ristabilisce il sistema di governo sabaudo.
Il 20 giugno 1800 gli austro-russi, sconfitti, abbandonano il Piemonte.
I Francesi riprendono il controllo della situazione, conservando il dominio su un territorio che si chiamò Seconda Repubblica Cisalpina sino al 1802, dal 1802 al 1805 Repubblica italiana, dal 1805 al 1814 Regno italico.
Con la legge 21 vendemmiale anno IX (13 ottobre 1800) vengono aggregati alla Repubblica cisalpina i territori della Lomellina, del Novarese e l'Ossola.
Il primo decreto napoleonico del 1800 emanato per la Lomellina stabiliva che il dipartimento dell'Agogna era diviso in 17 distretti o circondari comunali, Parona fa parte del quinto distretto di cui Mortara è capoluogo.
Il decreto del 6 maggio 1802 istituisce le prefetture nei capoluoghi dipartimentali e le viceprefetture nei capoluoghi distrettuali.
La legge del 24 luglio 1802 precisa ulteriormente il sistema dell'autorità centrale nelle circoscrizioni territoriali periferiche, imperniato sul prefetto, sotto prefetto e il cancelliere del censo nei capoluoghi di cantoni.
I comuni vengono divisi in tre classi a seconda del numero degli abitanti.
Nella compartimentazione territoriale del 28 aprile 1806 Parona è ascritta al compartimento dell'Agogna, distretto di Vigevano, cantone quinto di Mortara, come comune di terza classe, con popolazione di 1322 abitanti.
In ogni provincia furono istituite le Direzioni centrali di amministrazione e di finanza in sostituzione delle Intendenze; il Cancelliere censuario o Commissario distrettuale, la Municipalità e il Consiglio comunale sostituirono le amministrazioni dei pubblici.
I compiti delle direzioni erano strettamente legati al campo amministrativo mentre la giurisdizione sia penale che civile era demandata ai tribunali ordinari.
Venne abolito l'Ufficio di Insinuazione e istituita la registrazione degli atti.
La municipalità era formata da un sindaco e due membri, eletti fra i possidenti, era affiancata due volte l'anno, per l'approvazione del conto consuntivo e di quello preventivo da un consiglio comunale o convocato generale composto da 20 persone fra gli estimati e tutti i capi di famiglia non possidenti, ma iscritti nel registro civico della comune, di età superiore ai 35 anni (legge 6 maggio 1802), che avessero uno stabilimento di agricoltura, industria e commercio e versassero la tassa personale.
Il consiglio, organo deliberativo del comune, esaminava il rendiconto presentato dalla municipalità relativo al precedente esercizio finanziario, nominava i componenti della municipalità, determinava le spese e l'ammontare delle imposte comunali per l'anno in corso. I consigli si tenevano alla presenza del cancelliere distrettuale; il consiglio si rinnovava per un terzo ogni anno.
Le cariche comunali erano elettive, ma nel 1805 lo stato avocò a sé tali nomine (legge 8 giugno 1805) e la carica di sindaco venne attribuita dal prefetto, il grande interprete dell'opera napoleonica di statalizzazione del territorio.

Il cancelliere censuario o commissario distrettuale rappresentava l'organo dell'amministrazione periferica nella repubblica cisalpina, doveva diramare le leggi, i regolamenti, i proclami e verificarne la pubblicazione, presiedeva e scioglieva i convocati, custodiva i libri censuari del comune, controllava la regolarità delle elezioni dei deputati e dei bilanci comunali, segnalava eventuali abusi, fungeva anche da segretario nei comuni di terza classe, doveva essere o notaio, o dottore, o ingegnere o pubblico agrimensore, non poteva essere affittuario o agente di nessun possessore sottoposto al suo distretto e veniva remunerato direttamente dalle comunità.
Il cancelliere era inoltre tenuto a scegliere la sede per la collocazione dell'archivio e dei suoi uffici. Nel 1786 i salari dei cancellieri vengono trasferiti alle casse provinciali.
Alla dipendenza dei municipi fu istituita la Guardia nazionale con funzioni di tutela della sicurezza e dell'ordine pubblico, composta da cittadini tra i 18 e i 50 anni e distribuita in compagnie, battaglioni e mezze brigate, con l'affidamento alla municipalità della nomina dei graduati.
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Profilo storico istituzionale compilato sulla base di Civita, Pavia, p. 236.

Bibliografia
- Civita, Pavia = Le istituzioni storiche del territorio lombardo. XIV - XIX secolo. Pavia, Progetto CIVITA, Regione Lombardia, Milano, 2000, repertoriazione a cura di Valeria Bevilacqua, Elisa Bassi, Gloria Ferrario

Approfondimenti
Parona: profili istituzionali

Compilatori
Mangiarotti Emilia, archivista
Case Chiara, Archivista
Maggiori Talitha, Archivista

Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/archivi/soggetti-produttori/ente/MIDB000E2D/