Taverna, famiglia (sec. XV - ?)

Progetto: Archivio di Stato di Milano: Anagrafe degli archivi (guida on-line)

Antica e nobile famiglia milanese. Francesco (1488 - 1560), gran cancelliere e primo conte di Landriano, fu incaricato di importanti missioni diplomatiche sia sotto la signoria sforzesca sia durante il periodo di Carlo V. Nominato da quest'ultimo nel 1531 conte palatino, senatore nel 1531 e gran cancelliere nel 1533, nel 1536 gli fu concesso il titolo di conte di Landriano, già feudo della famiglia Landriani e dove i Taverna possedevano diversi beni immobili. A Francesco si deve nel 1542 anche l'acquisto del feudo di Mariano Comense (poi venduto alla Regia Camera nel 1596 da Matteo Taverna) e l'acquisizione a Milano della casa in via Bigli e della residenza di corso Monforte (odierno palazzo Isimbardi), nonché della villa di Canonica Lambro e del castello di Landriano. Ebbe fra gli altri quali figli naturali, poi legittimati, Cesare (morto nel 1569), sposato con Antonia Beccaria, il quale ricoprì numerosi incarichi nell'amministrazione del ducato e fu nominato senatore nel 1553, e Ludovico (morto nel 1617), legato pontificio, governatore di Roma dal 1573 al 1576 e vescovo di Lodi.
Con i figli di Cesare I il casato si divide in due rami: uno principale, continuato da Matteo (1562 - 1597), sposato con Aurelia Litta, e uno collaterale continuato da Ludovico (1566 - 1618), che condivide col primo il titolo comitale, il feudo e il castello di Landriano.
Tra i figli di Cesare I si deve ricordare inoltre Ferdinando (1563 - 1619), governatore di Roma dal 1599 al 1604, vescovo di Novara e cardinale nel 1604.
Cesare II (1588 - 1639), succeduto al padre Matteo, ebbe da Barbara Atellani fra gli altri Luigi, teatino, e Matteo e Francesco, gesuiti.
A Cesare II, cui si deve nel 1636 l'acquisto del feudo di Cilavegna, già di proprietà della famiglia Atellani, successe il figlio Ludovico (1613 - 1666), che nel 1652 si macchiò dell'omicidio del cognato Alessandro Gattinara e per questo fu condannato a morte con la confisca dei beni. Graziato, dopo essersi costituito, ottenne nel 1657 la nomina a decurione.
A Cesare III, figlio di Ludovico e anch'egli accusato di omicidio e poi assolto, essendo morto senza eredi legittimi successe lo zio Lorenzo I (1638 - 1719), più volte vicario di provvisione, quindi il figlio Costanzo I (1668 - 1735), sposato con Teresa Visconti, e il nipote Lorenzo II (1719 - 1794). Col matrimonio (1747) di quest'ultimo con Anna del marchese Carlo Lunati Visconti questo ramo della famiglia Lunati si estinse nei Taverna.
I figli di Lorenzo II Costanzo (1748 - 1819) e Giuseppe (1754 - 1833) furono più volte vicari e dei XII di provvisione. Il fratello Francesco (1758 - 1827) continuò il casato dopo l'abbandono di Milano da parte di Costanzo in seguito all'arrivo dei francesi.
Nel corso del Settecento la famiglia Taverna divenne feudataria anche di Olevano in Lomellina. Nel 1613 invece era stato acquisito il feudo di Zibido, Vairano e Castel Lambro.
Quanto al ramo collaterale della famiglia, portò avanti una politica matrimoniale di grande prestigio: Ludovico (1566 - 1618), figlio di Cesare I, sposò Dorotea Filiodoni, figlia di Dionigi, fratello del gran cancelliere Danese e divenne senatore nel 1604, dopo essere stato già pretore a Lodi e Como e vicario generale dello Stato di Milano; il figlio Carlo (morto nel 1647) si unì a Laura Trotti, figlia di Giovanni Battista e poi presidente del Senato. Eredi di Carlo furono i figli Francesco Matteo (1630 - 1717), decurione e vicario di provvisione, e Giuseppe (morto nel 1716), auditore del tribunale della sanità di Milano e vicario pretorio, sposato con Isabella Arrigoni.
Il ramo collaterale dei Taverna si estinse nel 1717 con la morte di Francesco Matteo, mentre i beni tornarono al ramo principale della famiglia.
Fra i personaggi della famiglia di epoca più recente si ricorda infine il conte Paolo Taverna (1804 - 1878), figlio di Francesco e di Maria Besozzi, consigliere comunale di Milano e consigliere provinciale per il mandamento di Saronno, direttore del Monte di Pietà e di istituti filantropici, il quale presiedette la commissione che portò nel 1854 alla fondazione del Pio istituto dei sordomuti poveri di campagna di Milano. I beni di sua proprietà costituirono il nucleo originario e portante dell'ente (Inventario di sala OP 3).

Bibliografia
- SPRETI, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, ad vocem = SPRETI, V., Enciclopedia Storico - Nobiliare Italiana, voll. 6 + 2 app., Milano 1932

Compilatori
prima redazione: Bernini Daniela, archivista (1998/10/26)
revisione: Regina Marina, archivista (2004)
integrazione success: Gamba Ermis, archivista (2009/07/13)