ll cammin breve delle sette chiese

Il  cammin breve delle sette chiese è quello che ogni arcivescovo neoeletto doveva percorrere dal Duomo a Sant’Eustorgio, il percorso che va da Piazza Duomo alla Chiesa di S. Eustorgio,  luogo di una storia ultramillenaria spesso intrecciata a credenze popolari.
Lasciando alle spalle il Duomo, allora Santa Tecla, ci si inoltra per via Torino, la romana via Lupa: da qui inizia il percorso che in sette tappe incontra sette importanti chiese milanesi.

Procedendo dall’inizio di via Torino verso la Chiesa di S. Eustorgio, la prima tappa è la Chiesa di S. Maria presso S. Satiro.
E’ nota la storia/leggenda dell’immagine della Madonna col bambino, ora visibile sull’altar maggiore, che si trovava sul muro esterno del Sacello di S. Satiro, in contrada Falcone, ben prima della costruzione di S. Maria: nel 1242 l’immagine è aggredita a pugnalate e sprizza sangue, diventando oggetto di un culto cittadino che si protrae per secoli. Darà spunto alla costruzione di S. Maria da parte di Galeazzo Maria Sforza a fine Quattrocento

Chiesa di Santa Maria presso San Satiro

Bramante, veduta dell’area absidale e del transetto destro

Bramante, veduta dell’area absidale e del transetto destro

Da via Torino verso Piazza S. Alessandro, si percorre via della Palla, incrociando sulla destra il vicolo Pusterla all’inizio del quale ancora si vede un’immagine dipinta di Madonna con Bambino. Il nome Pusterla fa riferimento ad una nobile famiglia milanese, eliminata dai Visconti nella lotta al potere nella prima metà del Milletrecento mentre il nome Palla fa riferimento alla Contrada della Balla dove c’era la sede della Corporazione dei facchini e il magazzino dove imballavano le merci. La storia della corporazione e del loro spazio si modifica nel corso dei secoli, rimanendo comunque punto di riferimento commerciale della città

Tempio di S. Sebastiano

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In via Torino si trova, dalla parte opposta della via, il Tempio di San Sebastiano Civico e Votivo commissionato dalla cittadinanza come voto per la fine della peste del 1576 ai migliori architetti dell’epoca, prima Pellegrino Tibaldi poi Giuseppe Meda.
E’ il periodo del cardinale Carlo Borromeo. Sebastiano era un  soldato dell’esercito romano convertitosi al cristianesimo; di madre milanese, era, alla fine del III secolo d.C., un arciere di Diocleziano: per questo forse il suo martirio fu quello delle frecce e venne assunto come protettore della città per difenderla dalle frecce della pestilenza.

Il luogo non è lontano da Sant’Alessandro e da San Satiro, una zona che, descritta come ‘‘di case… orti… giardini…’’ almeno fino all’XI e XII secolo, si era andata poi sviluppando con attività artigianali e mercantili. La città, pur sottoposta alla dominazione spagnola, non è povera e la zona in particolare era sede dei mercanti d’oro, come testimonia nella chiesa la cappella dedicata a Sant’Eligio, protettore degli orafi

Chiesa di S. Alessandro

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Alla Chiesa in piazza Sant’Alessandro si accede da via della Palla, una stradina a destra di via Torino, sempre procedendo verso il Duomo. E’ la più giovane delle sette chiese, edificata solo all’inizio del Seicento, nel pieno della dominazione spagnola per iniziativa dei Padri Barnabiti che in quella zona hanno il loro collegio.

In verità la chiesa secentesca, costruita nel miglior stile barocco che Milano possa vantare, è eretta sulle rovine di una precedente chiesa sempre intitolata a Sant’Alessandro, martire cristiano, che sorgeva dove in epoca romana c’erano il Pretorio e le Carceri dette di Zebedia, che pare essere il nome di un giudice responsabile delle carceri (via Zebedia oggi costeggia il lato destro della chiesa, verso piazza Missori).
Lo stesso Alessandro, milite romano della Legione Tebea fu tenuto prigioniero in quel carcere e a causa della sua fede martirizzato e decapitato, come il suo capitano Maurizio (a cui la Chiesa di S. Maurizio in corso Magenta è dedicata) nell’ultimo periodo delle persecuzioni, cioè la fine del III secolo d.C.

Chiesa di San Giorgio al Palazzo

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La Chiesa di San Giorgio al Palazzo si trova all’incirca a metà di via Torino. E’ inequivocabile il toponimo al Palazzo nel suo riferimento al palatium imperiale fatto costruire da Diocleziano alla fine del III secolo d.C., grande cittadella che da lì si snodava espandendosi verso ovest, da via Bagnera/via Santa Marta/piazza Mentana/via Morigi/via Brisa: in quest’ultima sono gli unici resti visibili.

All’interno della chiesa una delle grandi opere di Bernardino Luini, la Deposizione di Cristo.

All’interno della chiesa la Deposizione di Cristo di Bernardino Luini

La chiesa fu fondata nell’ VIII secolo, periodo longobardo, e poi ristrutturata nel Seicento per opera di Francesco Richini nelle forme barocche in cui oggi la vediamo. Ma il suo pregio è di essere ritenuta il luogo in cui Costantino e Licinio nel 313 d.C. firmarono l’editto sulla libertà religiosa: lo ricorda una targa posta a sinistra dell’altare dall’Ordine dei Costantiniani di San Giorgio. Partendo da S. Giorgio al Palazzo, sulla sinistra guardando la chiesa, ha inizio la stretta Bagnera, una via tortuosa che porta verso S. Marta e piazza Mentana: resa famosa nell’Ottocento come teatro delle imprese di Antonio Boggia, serial killer antelitteram, il nome richiama i bagni, le terme del Palazzo Imperiale, precedentemente collocate nella zona di via Brisa

Chiesa di Santa Maria della Vittoria

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La chiesa dal Duecento diventa parte di un convento femminile, dell’Ordine delle Umiliate prima e delle suore Domenicane poi. Già da tempo nella zona, appena fuori dalle mura medievali, si sono costruiti conventi anche a scopo difensivo: le lotte comunali e le devastanti discese del Barbarossa (1158 e 1162) portano alla costruzione di conventi dove possano rifugiarsi nobili signore milanesi, le più anziane nel complesso di via Arena (Convento delle Vetere, da cui il toponimo attuale), le più giovani e maritate nel Convento delle Dame Bianche, più vicino alla porte, dove nel 1221 viene eretta la chiesa.

Santa Maria resta chiesa del convento per più di due secoli, ma nel Cinquecento sarà restaurata per ordine del cardinale Omodei che ne farà un mausoleo per la sua famiglia, nobili milanesi che all’epoca combattono a fianco di Carlo V contro i francesi: la Vittoria presente nel nome della chiesa sarebbe quella di Carlo V contro Francesco I nella battaglia di Pavia (1525). L’ultima ricostruzione in forme barocche risale alla metà del Seicento ed è invece dal 1996 che la chiesa, già da tempo chiusa, è stata affidata alla Comunità Ortodossa Romena che l’ha arricchita al suo interno di una fastosa iconostasi.

Proseguendo il percorso verso S. Lorenzo, Santa Maria della Vittoria e S. Eustorgio, aumentano notevolmente i possibili richiami riguardanti storia e credenze popolari di cui ancora esistono tracce, dalla Torre dei Malsani, torre della cinta muraria romana, affiancata nel medioevo ad un lebbrosario ( Ospedale di S. Materno) in Largo Carrobbio e la Porta Ticinese Romana dove giungeva in processione l’arcivescovo di Milano la Domenica delle Palme per il lavacro dei piedi ai lebbrosi ( un’antica osteria , I trìscagn, ricordava l’usanza di offrire un appoggio, uno scranno, all’arcivescovo).
Per non parlare della nota storia di Giangiacomo Mora, della Colonna Infame, ma anche della via d’acqua che scorrendo sotto la Vetra dei Cittadini (ora Giangiacomo Mora, appunto), fluiva attraverso piazza Vetra fino alla contrada della Chiusa (esiste tuttora via della Chiusa) da dove partiva la roggia Vetabbia e confluiva l’Olona.

Chiesa di San Lorenzo Maggiore

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A lungo cronisti e studiosi (Benzone nel XIII sec, Galvano Fiamma nel XIV sec., Romussi e Savio nel XX) la credettero sorta da un precedente tempio romano voluto da Massimiano e dedicato a Ercole. Rappresenta il più grande edificio sacro dopo il Duomo, oltre che la più grande costruzione cristiana a pianta centrale dell’Occidente.

Basilica di Sant’Eustorgio

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Tra i più ricchi e rilevanti monumenti milanesi, la basilica di S. Eustorgio riveste un ruolo di assoluta importanza nella storia artistica e religiosa della città. Il sito sul quale insiste la chiesa attuale,  frutto di un secolare processo di stratificazione architettonica – ma nel complesso caratterizzata da un aspetto due-trecentesco,  aveva particolare rilievo strategico già in epoca romana per la collocazione lungo la direttrice viaria che congiungeva Milano a Pavia.

Testo di Anna Albanello
Bibliografia: Bruno Pellegrino, Così era Milano, Edizioni Meneghine, 2011

Pubblicato: 6 luglio 2017 [cm]

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