Borghi di Lombardia: Chiavenna (SO)

 

Castello

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Da piazza Castello, ai piedi della rocca fortificata del Paradiso dove risiedevano i signori della città, ha inizio quello che fu il vero e proprio “burgum” della Chiavenna storica. L’abitato compreso entro le antiche mura si sviluppava lungo la direttrice principale del centro storico, quella che oggi ha preso il nome di via Dolzino, e che un tempo era il tratto cittadino della strada per il passo del Settimo.

Via Dolzino

Casa Piazza Pestalozzi 16

Via Carlo Pedretti

Su questo percorso, o nelle sue immediate vicinanze, si trovano quasi tutti gli edifici più importanti della città antica, con le loro ricche facciate e gli eleganti portali ornati di scritte e medaglioni. Discendendo la via, sulla sinistra, si incontra subito la quattrocentesca chiesa di S. Antonio oggi sconsacrata, che conserva dipinti della scuola di Gaudenzio Ferrari (XVI sec.), poco oltre il sontuoso palazzo Salis (XVIII sec.) con lo scenografico giardino, e proseguendo, sul lato opposto, il cinquecentesco palazzo Pestalozzi-Salis dove dimorò e morì il letterato modenese Ludovico Castelvetro.

Palazzo Salis

Passata la piazza dell’ex dogana, oggi municipio, si giunge in piazzetta Ploncher, dove si trova ancora la pietra della gogna e, più avanti, due bellissime case del Cinquecento che recano affreschi con stemmi, scene storiche, bibliche e allegoriche. La via termina in piazza Pestalozzi dove, proseguendo per via Pedretti, si giunge all’ingresso sud dell’abitato, mentre voltando a destra, superando il ponte, ci si porta nel rione di Oltremera, sulla strada del passo dello Spluga.

Museo Civico della Città di Chiavenna – Palazzo Vertemate Franchi, Piuro (SO)

Notizie storiche
L’origine dell’asse viario dell’attuale via Dolzino, e in generale l’impostazione urbanistica dell’abitato antico di Chiavenna, è influenzata in modo evidente dalla presenza della “Strada Imperiale del Settimo“. Chiavenna, già in epoca romana, è tappa importante lungo l’itinerario che da Como, valicando le Alpi al passo dello Spluga porta a Coira, l’antica Curia Retorum.

Via Bossi

Via Carlo Pedretti

Nell’alto Medioevo, con l’aumentare d’importanza del percorso che utilizza il passo del Settimo, attraverso la Val Bregalia, il tratto di strada prossimo al castello di Chiavenna funge da catalizzatore per il borgo che si sta formando. Nei secoli l’abitato si organizza secondo criteri funzionali e urbanistici che fanno capo ai tre ceti principali della città: quello dei signori, cui compete il castello sulla rupe del Paradiso e il palazzo alle sue pendici, quello ecclesiastico, che si organizza principalmente nell’area della chiesa plebana di S. Lorenzo, e quello civico-borghese, che occupa l’area maggiore.

Via Cerletti

Questa parte di borgo, per le sue funzioni, può essere distinta ulteriormente in tre nuclei: uno civico-amministrativo, intorno alla chiesa di S. Pietro dove si concentrano i palazzi di governo e di pubblica utilità, uno produttivo-artigianale, lungo le rogge di derivazione dell’acqua del fiume Mera – dove sorge l’antico Mulino di Bottonera – e uno abitativo-commerciale, sull’asse delle vie Pedretti, Dolzino e Quadrio, dove si concentrano botteghe, magazzini e palazzi borghesi, che diventa ben presto il fulcro delle attività cittadine.


Chiesa di S. Lorenzo

La collegiata di S. Lorenzo è il cuore di un complesso sacro che assomma varie strutture, per primo il battistero ottagonale dove è contenuto il grande fonte battesimale del 1156. Entrambi gli edifici sono serviti da un ampio quadriportico antistante in stile rinascimentale dalle snelle colonne in pietra ollare, con lapidi e stemmi alle pareti a memoria dell’antica funzione di cimitero gentilizio.

La torre campanaria, con le sue forme sobrie e lineari, sorge nel giardino racchiuso dal portico, in asse con la facciata della chiesa. Questa presenta sul lato sud un cortiletto, abbracciato dalla canonica dove, a pianterreno, è ospitato il Museo del Tesoro. La chiesa ha tre navate separate da colonne, la scansione interna si percepisce nella facciata a salienti, benché in parte celata dal portico; gli archetti pensili, gli oculi e le aperture a croce greca testimoniano l’origine romanica dell’edificio.

Di epoca successiva sono il grande rosone centrale, poi accecato, e i tre portali architravati. Il primitivo assetto basilicale è stato parzialmente modificato dalle sei cappelle laterali quattrocentesche, dalla copertura a volte e dalle tre absidi poligonali. La decorazione ad affresco delle pareti è di metà Settecento, ripresa a fine Ottocento. Le cappelle laterali sono ricche di marmi colorati, dipinti e sculture improntate allo stile barocco. Degna di nota una bella tela datata 1657 di Giuseppe Nuvolone raffigura la Madonna con bambino e S. Antonio da Padova.

Museo del Tesoro e Battistero della Collegiata di S. Lorenzo

Annesse alla collegiata e raccolte attorno ad un cortile quadrangolare, le canoniche offrono numerosi spazi reimpiegati per svariate finalità. Qui, a piano terra, ha sede il Museo del Tesoro di San Lorenzo, articolato in quattro locali di varia ampiezza dove si susseguono testimonianze di arte e devozione significative del territorio.

Benché di piccole dimensioni, l’esposizione custodisce alcuni pezzi di eccezionale importanza e rara bellezza: vi si conservano oggetti liturgici tra i più significativi per l’arte e la storia non solo locale, a partire dal basso Medioevo fino al Settecento, di proprietà della chiesa di San Lorenzo o che provengono da altre chiese di Chiavenna e dei paesi delle valli circostanti. Nelle prime sale trova posto una selezione di tele di soggetto sacro risalenti a varie epoche, dal XVI secolo fino al XVIII.

Una grande vetrina con cassetti scorrevoli permette di ammirare preziosi tessuti liturgici barocchi, corredi per le funzioni religiose ricchi di ricami, fra le cui trame compaiono dettagli figurati di raffinata fattura. Non mancano poi opere di scultura lignea di epoca rinascimentale, fra cui santi e Madonne con Bambino testimoni del gusto artistico a cavallo tra l’arte italiana e quella di matrice tedesca.

La grande sala finale svela i reperti più importanti e preziosi, la cui bellezza è esaltata anche dall’illuminazione scenica: nelle vetrine sono messi in mostra antichi paramenti sacri, pergamene, vasi liturgici, suppellettili ecclesiastiche e soprattutto oreficerie. In posizione privilegiata è l’oggetto simbolo del museo, la cosiddetta “Pace” di Chiavenna, coperta di evangeliario risalente all’XI secolo, ritenuta una tra le più importanti opere di oreficeria medievale in Europa. La vetrina che custodisce il prezioso manufatto è dotata di lente di ingrandimento che permette di apprezzarne le finissime e articolate lavorazioni eseguite in oro con smalti, perle e gemme.

Notizie storiche
Nel 1927 il vescovo di Como Adolfo Luigi Pagani, in visita pastorale a Chiavenna, raccomandava di raccogliere e custodire in un’unica sede ben vigilata il prezioso deposito di arte sacra che aveva potuto ammirare presso la collegiata di San Lorenzo e nelle chiese sussidiarie, così da poter formare una collezione degna di essere aperta ai visitatori.

Grazie alla volontà dell’arciprete don Pietro Bormetti e al contributo finanziario del commendator Felice Buzzetti, esattamente trent’anni dopo, nel 1957, fu inaugurato il Museo del Tesoro, prima iniziativa museale del genere in tutta la Diocesi di Como.

L’esposizione fu chiusa al pubblico nel 1981 a seguito di ripetuti tentativi di furto, quindi negli anni seguenti venne steso un progetto organico che portasse all’adeguamento funzionale e alla predisposizione dei necessari apparati di sicurezza.

Il rinnovato museo, riaperto al pubblico il 3 maggio 1998, vide i suoi spazi ampliati e riorganizzati con un moderno ed elegante allestimento, volto a valorizzare in modo esemplare i preziosi manufatti.

Pratogiano

Sull’estesa area di frana posta tra le imponenti rupi di Capiola-Crocetta e la Valcondria, in sponda sinistra della Mera e a pochi passi dal centro di Chiavenna, si è sviluppato il più interessante insieme di crotti dell’intera valle. Per le ideali condizioni d’ambiente, queste cavità naturali furono utilizzate fin dall’antichità per l’invecchiamento del vino, la stagionatura di salumi, di formaggi d’alpe e di latteria e persino della birra.

Crotto dell’Angiola

Crotto dell’Angiola

Se in origine erano solo dei magazzini, nel tempo si sono arricchite di strutture esterne per l’accoglienza e la convivialità. Pratogiano si presenta oggi come un insieme urbanistico estremamente originale, costituito da costruzioni incastonate fra le rocce, addossate le une alle altre.

Dal grande piazzale alberato, viottoli, scalinate e sentieri disimpegnano gli ingressi dei numerosi crotti lungo le pendici della montagna, in un suggestivo labirinto perfettamente inserito nella natura, mimetizzato nell’ambiente tra il verde della vegetazione e il bruno delle rocce. Il bellissimo complesso dei crotti di Pratogiano comprende sia strutture rustiche che edifici più raffinati, alcuni addirittura con leziosi balconcini e dipinti ad affresco, a dimostrazione che una cultura di tolleranza e cordialità riesce ad avvicinare ceti sociali e genti di ogni condizione.

Alcuni crotti, oggi aperti al pubblico, sono stati trasformati in ristoranti dove gustare piatti genuini della tradizione, in un ambiente tipico d’altri tempi.

Notizie storiche
Sebbene i crotti siano diffusi in tutta la Valchiavenna – ve ne sono a centinaia e si trovano quasi in tutti i centri abitati – quelli di Pratogiano in Chiavenna sono i più celebrati e famosi. La parola crotto, cròt in dialetto, discende dal popolare latino “crupta”, “crypta” nella lingua classica, con significato di grotta.

Crotto Vertemate

Curt di Asen

Ancora oggi, sia in Italia che nella vicina Svizzera, è frequente riscontrare il termine “grotto” quale sinonimo di osteria rustica in cantina. La zona dei crotti di Pratogiano, similmente ad altre della valle, si formò a seguito di gigantesche frane post-glaciali che crearono grandi accumuli di pietre, anche di enormi dimensioni, fra i vuoti delle quali spira costante e per tutto l’anno una corrente d’aria tra i 6° e gli 8° centigradi.

È proprio questo vento, chiamato in dialetto “sorèl”, da “sorà” ossia ventilare, che costituisce la peculiarità dei crotti. Per la loro caratteristica aerazione fresca e costante l’uomo li ha da sempre utilizzati per conservarvi il cibo, proprio come un frigorifero ante litteram. All’esterno del crotto, e appoggiato alla roccia, vi è spesso un piccolo edificio, munito di caminetto, con tavoli e sedute all’esterno, quale segno tangibile della funzione conviviale della struttura. Nell’Ottocento l’ampio piazzale tra l’area dei crotti e la nuova ferrovia venne impiantato a platani e ippocastani che oggi, ormai centenari, costituiscono la cornice ideale per la celebre sagra che qui si svolge ogni settembre.

Architetture
Museo del Tesoro di Chiavenna

 

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Pubblicato: 6 settembre 2018 [cm]

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