Archivio storico diocesano, Milano (MI)

Tipologia: archivio
Indirizzo: Via San Calimero 13 - Milano (MI)
Ente proprietario: Arcidiocesi di Milano
Sito web

L’Archivio storico diocesano di Milano (fino al 1983 denominato Archivio della Curia Arcivescovile di Milano – ACAM) attua le disposizioni del nuovo Codice di diritto canonico(can. 491,§ 2), raccogliendo i documenti di valore storico per la diocesi, garantendone la custodia, l’ordinamento sistematico e favorendone la consultazione e lo studio. Formano oggetto dell’Archivio Storico Diocesano i documenti, cioè le scritture (compresi disegni, mappe, cartografie) su qualsiasi supporto, che siano depositati presso lo stesso, e che provengano o riguardino l’Arcidiocesi, altri enti da essa dipendenti o con essa collegati, o persone fisiche (autorità ecclesiastiche o privati).


Profilo storico

L’Archivio storico diocesano di Milano è povero di documenti antichi: se si eccettua il fondo pergamene, che è una serie artificiale, e qualche altro caso, le normali serie d’archivio non sono anteriori al Concilio di Trento. La documentazione anteriore andò dispersa per varie cause ma soprattutto in seguito a due incendi, il primo alla fine del sec. XIII, il secondo nella prima metà del XVI. La ricostituzione dell’archivio si deve all’opera del card. Carlo Borromeo. Nel periodo della repubblica cisalpina (1797-1801) le imbreviature dei notai arcivescovili vennero requisite e sono ora conservate nell’Archivio di Stato di Milano dove confluirono pure le carte delle confraternite, delle collegiate e dei monasteri soppressi alla fine del ‘700. I due più importanti ordinamenti dell’archivio diocesano furono compiuti dal can. Giovanni Battista Corno tra il 1644 e il 1690 e dal can. Aristide Sala negli anni 1853-1861. L’archivio smembrato e danneggiato durante l’ultima guerra, è stato ricostituito dal precedente direttore mons. Ambrogio Palestra che ha sostanzialmente conservato l’ordinamento del Sala.


Patrimonio

Cosi viene descritta nel 1990 l’organizzazione del materiale archivistico che, prima dello spostamento nella nuova sede ha conservato a grandi linee, le suddivisioni introdotte dagli archivisti G.B. Corno (1647-1690), A. Sala (1853-1861) e A. Palestra (1955-1986).
- cancelleria volumi: 3.053 dal 1408
- circolari ecclesiastiche e civili: circa 2.000 pezzi dal 1486
- atti sinodali: volumi 202, dal 1562
- sacri riti: 310 volumi, dal sec. XV
- carteggio ufficiale: volumi 624, dal 1529
- visite pastorali: volumi 2.600, dal 1423
- seminari: volumi 52, dal 1564
- ordini e congregazioni religiose: volumi 195, dal sec. XVI
- confraternite e ospitali: volumi 67, dal sec. XVI
- anagrafe: volumi 200 circa, secc. XVI-XVII
- duplicati: faldoni 3.500 circa, dal 1770
- pergamene: pezzi 2.307, dal 1137
- cartografia: pezzi 150 circa, dal sec. XVI

E’ in corso un’ampia e sistematica opera di inventariazione informatica dei vari fondi così articolata:
- Fondo Visite pastorali relativamente alle pievi ambrosiane alfabeticamente comprese tra R e V, avendo Mons. Ambrogio Palestra già provveduto negli anni Settanta e Ottanta del secolo passato alle due sezioni A-C e D-P, per le quali esistono due inventari a stampa;
- Carteggio del beato cardinale Andrea Carlo Ferrari (circa 6.000 lettere e lui pervenute);
- carteggio del beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster (circa 80.000 lettere a lui pervenute);
- Atti del Foro ecclesiastico criminale
- Atti del Foro ecclesiastico civile
- Fondo Monache ed educande
- Fondo Confraternite
- Fondo Concorsi a parrocchie vacanti
- Fondo Santuario Santa Maria presso San Celso versato nel 1986 [sezione “possedimenti” e sezione “cartacei”];
- pratiche relative all’introduzione delle 14 stazioni della Via Crucis [sec. XVIII]
- Fondo Cappellanie di Giuspatronato;
- altri fondi : ordinazioni suddiaconali dei secoli XVII-XVIII; lettere di annuncio di morte di sacerdoti dei secoli XVII-XVIII; piano per la riforma delle pievi dell’anno 1788, inchiesta napoleonica del 1807; censimenti dei legati degli anni 1837 e 1854; catalogo editti ottocenteschi di vacanza dei benefici.
Altre serie documentarie attendono di essere ordinate e sistematicamente inventariate con analoga procedura: il Fondo Legati, il vasto Carteggio ufficiale o l’imponente e importante fondo dei Processetti matrimoniali. *
Di notevole importanza sono gli innumerevoli disegni (delineazioni cartografiche di pievi, planimetrie di sacri edifici, progetti per interventi di ampliamento e restauro ecc.) disseminati nei più svariati fondi e in corso di studio e oggetto di un censimento in attesa di completamento.
In conformità a quanto già suggerito dalla stessa nuova impostazione del Codice di diritto canonico del 1983 la nuova sede ha potuto recentemente accogliere, con le debite autorizzazioni dell’Ordinario Diocesano, non solo fondi archivistici di pertinenza di soggetti ecclesiastici strettamente collegati con l’Arcidiocesi (ad esempio l’archivio della FOM- Fondazione (già Federazione Oratori Milanesi), ma altresì fondi in deposito temporaneo versati sulla base di peculiari convenzioni, per esigenze di più agevole consultabilità da parte dei ricercatori, da altri organismi (ad esempio l’archivio dell’ormai disciolta Democrazia Cristiana, su base regionale lombarda, pervenuto in seguito a speciale convenzione stipulata con il prof. Gabriele De Rosa in rappresentanza dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma.
I documenti vengono periodicamente versati dalla Curia all’archivio secondo il criterio di tenere in Curia i documenti attinenti alla gestione del vescovo precedente quello in carica, consegnando quelli attinenti alla gestione del vescovo ancora precedente. In archivio si trovano oggi i documenti relativi al periodo montiniano, i documenti relativi al periodo del cardinale G. Colombo, successore di G.B. Montini mentre le carte Martini saranno versate alla fine dell’episcopato Tettamanzi.
All’Archivio Storico Diocesano devono essere necessariamente conferiti i documenti storici provenienti dagli Organismi di Curia e dagli enti collegati, seguendo le apposite procedure emanate dal Moderator Curiae, su indicazione del Responsabile dell’Archivio Storico Diocesano e in accordo e sotto la responsabilità dell’Archivista stesso. Possono, inoltre, essere conferiti, secondo le disposizioni dell’autorità competente o previo accordo con i responsabili, i documenti appartenenti a enti (di natura ecclesiale) soppressi o anche i documenti che per motivi di conservazione o sicurezza possono essere difficilmente conservati presso la sede del proprio ente. L’Archivio Storico Diocesano può, infine, sulla base di appositi accordi, accogliere temporaneamente, per motivi di tutela, studio, esposizione, ecc. documenti di enti di natura ecclesiale.
All’archivio storico è annessa la biblioteca specializzata in storia locale che comprende circa 300 volumi manoscritti e dattiloscritti, 5600 volumi a stampa (tra cui 12 incunaboli e 95 cinquecentine), quotidiani, settimanali, un centinaio di altri periodici e una fototeca con un migliaio di pezzi. Il Palestra con i suoi collaboratori ha incrementato notevolmente tale biblioteca, sviluppandone il nucleo preesistente di volumi antichi, ed ha curato la stampa del regesto delle pergamene e dell’inventario delle visite pastorali. Nell’archivio storico sono depositati anche gli archivi della mensa arcivescovile e di alcune parrocchie soppresse.


Sede

Il nuovo edificio sede dell’Archivio Storico della Diocesi di Milano è stato inaugurato il 28 giugno 2002.Inserito nel contesto urbano, è stato realizzato con soluzioni tecnologiche particolari che permettono di mantenere le condizioni migliori per i documenti archiviati. Il progetto dell’architetto svizzero Roberto Sennhauser ha fatto del nuovo Archivio Diocesano una testata della sequenza di edifici abitativi allineati sulla via, mentre il taglio obliquo della facciata rivaluta la chiesa di S. Calimero e la casa parrocchiale. L’aspetto ricorda volutamente quello di uno scrigno chiuso. Le facciate cieche, traforate soltanto in alto, esprimono il carattere di forziere dell’edificio. L’unica parete vetrata è quella dei collegamenti verticali. Altre finestre si aprono all’ultimo piano, dove si trovano gli uffici. L’assenza di luce naturale è necessaria per la buona conservazione dei documenti antichi e rispetta i moderni criteri museografici. L’edificio si sviluppa su 10 livelli, di cui 2 interrati. I depositi di archivio si trovano su 8 piani. Complessivamente vi sono installati circa 12 chilometri di ripiani in scaffali compattati. Nel 1985 l’archivio fu trasferito dalla tradizionale sede della Curia arcivescovile di Piazza Fontana 2, dove per la mole degli incartamenti lo spazio non era più sufficiente, provvisoriamente alla centralissima e non più officiata basilica di S. Stefano in Brolo. Mons. Agnesi, eletto provicario generale nel 1995, decise poco dopo la ricerca di una sede definitiva per l’archivio. Nel 1998 questa è stata individuata, grazie alla disponibilità dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, proprietario dell’area di pertinenza “ex beneficiale” sulla quale oggi sorge il nuovo edificio. L’intervento è iniziato nel mese di Aprile 1999 con la demolizione del vecchio Teatro Mazzarella.
Si tratta di uno dei pochissimi casi di edificio di nuova costruzione destinato a questo scopo. Di solito gli archivi sono collocati in edifici d’epoca. E’ stato realizzato anche grazie ai consigli di Carlo Paganini, già direttore dell’Archivio di Stato di Milano e guardando con attenzione all’esperienza del nuovo Archivio di Stato di Torino, anch’esso collocato in un edificio costruito ad hoc.
L’edificio si qualifica per la sua entrata: all’archivio si accede infatti tramite un portone tromp-l’oeil che immette in un cortile semipubblico. Poi attraverso un ponticello si entra in un secondo cortile nel quale si apre il portone d’entrata, con una grande vetrata. Dal pubblico si passa al semipubblico, al semiprivato, al privato. La grande vetrata è appesa alla trave forata superiore sostenuta da due pilastri di acciaio. I vetri sono tutti trattati con disegno a croce inciso sulla faccia esterna. Unendosi, i disegni di quattro elementi costituiscono un quadrato. L’incisione esterna dei vetri determina un “effetto satinatura” che ne opacizza parzialmente la capacità riflettente e la trasparenza, dando luogo a un sottile gioco di compenetrazione degli spazi interni/esterni. Il taglio obliquo della facciata fa sì che chi giunga all’entrata dal lato dell’Archivio, veda meglio la chiesa. Chi arriva dal lato della chiesa, ne vede riflessa la facciata sui vetri con un riflesso leggermente sfumato per evitare l’impatto del riflesso lucido. Il vano scala evidenzia la verticalità dell’edificio, piccolo in pianta ma di altezza notevole e si presenta come spazio visivamente aperto in cui tutto si collega e confluisce.
[Risorsa Internet verificata il 01/07/2011]


Bibliografia

  • Guida agli archivi diocesani d'Italia, vol. I, Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, 1990
  • Diocesi di Milano, II parte, a cura di A. Caprioli, A. Rimoldi, L. Vaccaro, Brescia, La Scuola, 1990, pp. 873-874
  • Sennhauser R., Il nuovo Archivio Diocesano di Milano. Architetture bioclimatiche per i documenti, dopo 2002, risorsa Internet verificata il 20/10/2011

Ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2014 [Claudia Corvi]

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