Museo Civico di Palazzo Te, Mantova (MN)

Tipologia: museo
Indirizzo: Viale Te, 13 - Mantova (MN)
Ente proprietario: Comune di Mantova
Sito web

Il Museo Civico di Palazzo Te trova spazio entro la splendida cornice della villa suburbana voluta da Federico II Gonzaga e appositamente progettata, realizzata e decorata da Giulio Romano. La struttura architettonica dell'edificio, prezioso esempio di architettura manierista, è organizzata intorno a due grandi cortili sui quali si aprono ariose logge.
Le sale del pianterreno, anticamente destinate ad accogliere gli appartamenti di Federico Gonzaga e dei suoi ospiti, conservano decorazioni ad affresco e a stucco realizzate da Giulio Romano e aiuti.
Nelle sale del piano superiore sono esposte al pubblico alcune collezioni civiche, interessanti benchè tra loro eterogenee: la collezione Gonzaghesca di coni, monete, sigilli, medaglie, pesi e misure; la collezione Mondadori con i dipinti di Federico Zandomeneghi e Armando Spadini e due preziose collezioni archeologiche: la collezione egizia "Giuseppe Acerbi" e quella mesopotamica "Ugo Sissa".


Profilo storico

Il Palazzo, nato per volontà di Federico II Gonzaga come luogo destinato all'ozio e ai piaceri, ha conosciuto nel tempo le più diverse utilizzazioni.
La proprietà della villa, estinta nel 1797 la famiglia Gonzaga, passa, se si esclude la breve parentesi della dominazione napoleonica, al governo austriaco sino al 1866 quando, cacciati gli austriaci nel corso della terza guerra di indipendenza, la villa diviene proprietà dello Stato Italiano.

Nel 1974 l'edificio, in stato di crescente abbandono, utilizzato come contenitore di esposizioni di carattere eterogeneo, è ceduto dallo Stato al Comune di Mantova.
L'Amministrazione Comunale, nell'ottica di arrivare ad un pieno recupero e ad una seria valorizzazione culturale dell'edificio, decide di trasformarlo in Museo destinandolo ad ospitare parte delle collezioni civiche.
Dal 1970 ha inizio una moderna campagna di restauro grazie alla quale le sale decorate al piano terreno sono nuovamente aperte al pubblico offrendo al visitatore la possibilità di godere appieno della visione di opere considerate tra i massimi capolavori dell'arte della Maniera italiana: come la sala di Amore e Psiche e la sala dei Giganti.
Nelle sale del primo piano trovano invece collocazione alcune delle collezioni storiche della città, come la collezione dei pesi e delle misure gonzaghesche, la collezione di conii, monete e medaglie dei Gonzaga, ma anche raccolte eterogenee di diversa provenienza come la collezione egizia "Giuseppe Acerbi" e la collezione mesopotamica "Ugo Sissa".
Si pensa anche all'utilizzo delle sale poste al primo piano per la costituenda Galleria d'arte moderna che non verrà mai concretamente realizzata: nelle sale trova invece posto la collezione Arnoldo Mondatori, con dipinti di Federico Zandomeneghi e Armando Spadini.

Gli allestimenti delle sezioni espositive permanenti riservano un'attenzione particolare alla realizzazione degli apparati didattici: il museo infatti porta vanti da anni un'attenta politica di didattica museale, rivolta alle scuole e non solo.
Nell'ambito inoltre di una politica culturale attenta ai diritti delle categorie più disagiate dal 2007 è inoltre attivo nelle sale decorate del piano terra un percorso per ipovedenti.
Nella villa è possibile accedere, previo appuntamento, anche ad una fornita biblioteca che raccoglie in massima parte libri e pubblicazioni inerenti la storia dell'arte mantovana.

Nel 1990 nella splendida cornice dell'omonimo palazzo gonzaghesco viene istituito il Centro Internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te come associazione dedita alla promozione artistica e culturale ed all'organizzazione di manifestazioni d'arte di richiamo internazionale.
Il Centro Internazionale ha rappresentato per più di un decennio un importante punto di riferimento sia per progetti scientifici singoli, come quelli che hanno interessato le figure di artisti come Leon Battista Alberti, Mantegna, Raffaello e la sua scuola, Alvar Aalto, sia per progetti culturali più articolati, come l'esposizione dedicata alle collezioni artistiche della famiglia Gonzaga, "La Celeste Galeria" di incomparabile richiamo internazionale, o quella dedicata alla cultura manierista nell'area della pianura padana dal titolo "Le ceneri violette".
Le mostre, ambientate principalmente all'interno delle Fruttiere dello stesso Palazzo Te, vengono progettate e realizzate in ogni singolo aspetto (scientifico, culturale, organizzativo e logistico) in collaborazione con i più noti critici d'arte e studiosi italiani e stranieri e con i più importanti musei nazionali ed internazionali.
Il Centro d'Arte di Palazzo Te promuove iniziative non solo nei settori dell'arte antica, moderna e contemporanea, ma si è attivo nei vari campi della cultura viva e dell'esperienza artistica, attraverso pubblicazioni, convegni, seminari e conferenze, eventi finalizzati all'approfondimento dell'identità e della storia della città all'incentivazione di una partecipazione attiva alla vita intellettuale nazionale ed internazionale. In concreto, l'associazione ha promosso pubblicazioni come la rivista d'arte e cultura "Quaderni di Palazzo Te", ha sostenuto progetti di ricerca come il progetto dedicato alla storia e allo sviluppo del collezionismo gonzaghesco, ed ha assegnato il "Premio Giulio Romano" per la storia e la critica d'arte.
Al momento è in redazione il progetto d'istituzione di un nuovo soggetto giuridico che andrà a sostituire l'attuale Centro Internazionale nelle attività di promozione artistica e culturale, pur mantenendone la storia, le finalità e la missione.


Patrimonio

Dal 1996 al piano superiore sono aperte, con lo stesso orario del museo, alcune collezioni eterogenee di sicuro interesse didattico. La loro visita, eventualmente condotta in collaborazione con una guida esperta, può essere vantaggiosamente utilizzata nell'ambito della programmazione scolastica anche per la presenza di attenti apparati didattici dedicati alle sezioni.
Sezione Gonzaghesca
La sezione è costituita da materiali legati prevalentemente alla storia mantovana di età gonzaghesca (1328-1707): una raccolta numismatica, una collezione di coni e punzoni, l'antica serie di pesi e misure dello Stato di Mantova. L'esposizione si sviluppa lungo l'affascinante percorso dell'ala occidentale, ove un ponte di trentacinque metri consente di ammirare la struttura delle sottostanti volte progettate da Giulio Romano.
Raccolta di Pesi e Misure, sono esposti i campioni delle unità di peso e misura (lunghezza e capacità) dello Stato gonzaghesco. Tanto il pezzo più antico, uno staio del 1416, quanto i 22 pezzi del 1554 sono bellissime fusioni di bronzo, preziosamente ornate. E' interessante notare come l'autorità di governo stabilisse precise unità di misura per i generi più disparati, dall'olio da ardere, al vino, ai mattoni, alle tegole.
Collezione Numismatica, è costituita da 595 monete che offrono una buona documentazione della produzione della zecca di Mantova dal Trecento al Settecento. La monetazione gonzaghesca è particolarmente apprezzata per la varietà e la bellezza dei tipi, oltre che per la qualità del conio. Accanto alle monete è esposta una raccolta di 62 medaglie dei Gonzaga e di illustri personaggi mantovani, di notevole interesse sia per la qualità dei pezzi, sia per i soggetti effigiati. La collezione è completata da una significativa scelta di conii serviti per realizare le monete di Mantova e di alcuni punzoni utilizzati dall'incisore per imprimere le immagini sul conio.

Donazione "Arnoldo Mondadori"
La sezione comprende diciannove dipinti di Federico Zandomeneghi (1841-1917) e tredici di Armando Spadini (1883-1925), raccolti nel corso della sua operosa esistenza da Arnoldo Mondadori e donati a Palazzo Te dagli eredi dell'editore di origine mantovana. La collezione costituisce il principale riferimento per studiosi e appassionati, poiché ospita il maggior nucleo di opere appartenenti ai rispettivi artisti. Federico Zandomenghi, veneziano di nascita, si formò a Firenze, passando dalle esperienze dei macchiaioli a una pittura influenzata dalle tematiche realistiche e sociali. Nel 1874, trasferitosi a Parigi, legò la propria produzione a quella degli impressionisti e in particolare all'arte di Degas, del quale era amico personale. Armando Spadini, fiorentino, prese pure le mosse dalla pittura dei macchiaioli per approdare, verso il termine della sua breve esistenza, a una personale rimeditazione dell'impressionismo, volta a indagare gli eventi della vita quotidiana e gli affetti familiari.

Raccolta Egizia "Giuseppe Acerbi"
Giuseppe Acerbi (1773-1846), illustre cittadino mantovano di Castel Goffredo e Console d'Austria in Egitto, partecipò nel 1829 ad alcune fasi della celebre spedizione archeologica condotta da Jean François Champollion, il decifratore dei geroglifici. Tra la fine degli anni Venti ed i primi anni Trenta del secolo, l'Acerbi ebbe modo di formare un'importante raccolta di materiali archeologici, che nel 1840 donò alla città di Mantova. Introdotta da una saletta didattica, la sua collezione è interamente esposta.
Particolarmente interessanti risultano essere: le sculture della prima sala, talora arricchite da iscrizioni geroglifiche che includono cartigli reali; la grande testa bronzea della regina Arsinoe, sposa di Tolomeo III; gli amuleti, con frequenti raffigurazioni di animali sacri e divinità; gli shuebte ; i vasi canopici di alabastro; il gatto di bronzo, straordinario per eleganza e dimensioni; la scultura lignea raffigurante il cane Anubi.

Collezione Mesopotamica "Ugo Sissa"
E' stata concessa in deposito al Museo di Palazzo Te dagli eredi di Ugo Sissa, grande architetto e pittore mantovano (1913-1980), che ricoprì il prestigioso incarico di Capo architetto a Bagdad tra il 1953 e il 1958. La sua collezione, tra le pochissime raccolte pubbliche di arte mesopotamica in Italia, è costituita da circa 250 pezzi e risulta di notevole importanza anche per l'estensione cronologica dei reperti, databili tra la fine del VI millennio a.C. e la fine del I millennio d.C.

Biblioteca d'Arte
Il museo ospita inoltre una Biblioteca che raccoglie in massima parte libri e pubblicazioni inerenti la storia dell'arte mantovana. La biblioteca effettua prestiti interbibliotecari ed è collegata al Sistema Bibliotecario Nazionale. L'accesso è consentito previo appuntamento.

 

Patrimonio non esposto

  • Collezione d'arte moderna e contemporanea

Nei depositi del Museo è custodita la raccolta d'arte contemporanea e Moderna. I depositi sono visitabili da ricercatori e studiosi solo su appuntamento.
La ricca raccolta si compone attualmente di n. 830 opere di cui n. 332 dipinti, n. 41 sculture e di n. 457 tra disegni e stampe. La gran parte degli artisti rappresentati sono di origine mantovana o comunque attivi a Mantova. L'arco temporale rappresentato dalle opere corre dalla fine dell'Ottocento sino ai giorni nostri. La collezione si arricchisce costantemente di nuove opere grazie soprattutto alle donazioni di artisti e collezionisti privati.
Il numero consistente di opere non permette oggi una esposizione permanente dell'intera raccolta che viene custodita presso i depositi organizzati di Palazzo Te a Mantova comunque a disposizione di chi ne faccia richiesta per ragioni di studio o per pubblicazioni. Il Comune di Mantova organizza peraltro presso sedi deputate un calendario costante di esposizioni di arte contemporanea (con relativa pubblicazione di cataloghi) volte ad illustrare, attraverso mostre monografiche, collettive ed antologiche, lo sviluppo dell'arte contemporanea locale.
Tutti i dipinti sono in discreto stato di conservazione, sottoposti a costanti controlli e sistematica manutenzione.

  • Fondo Nodari Pesenti

Il Fondo, acquistato nel 2002 dal Comune di Mantova dagli eredi, si compone dunque di 252 opere (n. 142 dipinti, n. 61 disegni e n. 49 sculture) di due importanti pittori mantovani: Domenico Pesenti (1843-1918) e il nipote Vindizio Nodari Pesenti (1879-1961).
Nello specifico i dipinti, i disegni e gli acquerelli presentano soggetti con ritratti o paesaggi mantovani.
Le sculture sono quasi interamente relative a ritratti.

  • Raccolta lastre calcografiche

La raccolta di lastre calcografiche del Museo Civico di Palazzo Te comprende n. 173 matrici in rame, tutte conservate nei depositi, in buono stato di conservazione. Due sono le sezioni che compongono la raccolta: una comprende la collezione delle lastre (147 rami) di Pietro Biaggi ottocentesco artista mantovano attento conoscitore dell'arte di Giulio Romano di cui a riprodotto in incisione gli affreschi della Villa di Palazzo Te; l'altra sezione raccoglie matrici in rame di diversa provenienza sebbene tutte legate a vicende mantovane (26 rami).


Sede

" Un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso " (Giorgio Vasari)

Anticamente situato su un'isola collegata alla città di Mantova dal ponte di Pusterla, Palazzo Te è uno dei più straordinari esempi di villa rinascimentale suburbana. L'edificio fu realizzato da Giulio Romano (Roma 1499 – Mantova 1546) per Federico II Gonzaga come luogo destinato all'ozio del principe e ai fastosi ricevimenti degli ospiti più illustri. Una scritta dedicatoria presente della Camera di Psiche parla di "onesto ozio", da intendersi come attività piacevole e raffinata, da coltivare nei momenti liberi dalle gravi occupazioni del governo.
Il nome insolito deriva da un toponimo, attestato sin dall'epoca medioevale sia nella forma latinizzata Teietum che in quella troncata di Te, ad indicare una località posta a meridione della città, poco lontano dalle mura.

Il Palazzo, edificato e decorato tra il 1525 e il 1535, è ritenuto il capolavoro di Giulio Romano, artefice unico e geniale. La struttura dell'edificio, che ingloba una preesistente scuderia dei Gonzaga, venne conclusa in poco più di un anno. Si tratta di un edificio a pianta quadrata con al centro un grande cortile quadrato anch'esso, un tempo decorato con un labirinto, con entrate sui quattro lati. L'entrata principale, a nord verso la città, è una loggia, la cosiddetta Loggia Grande, all'esterno composta da tre grandi arcate su pilastroni bugnati. Sul lato ovest l'apertura è un vestibolo quadrato, con quattro colonne che lo dividono in tre navate. La volta della navata centrale è a botte e le due laterali mostrano un soffitto piano (alla maniera dell' atrium descritto da Vitruvio e che tanto ebbe successo nei palazzi italiani del Cinquecento).
Il palazzo ha proporzioni insolite: si presenta come un largo e basso blocco, a un piano solo, la cui altezza è circa un quarto della larghezza. Tutta la superficie esterna è trattata a bugnato (comprese le cornici delle finestre e delle porte) e presenta un ordine gigante di paraste lisce doriche. Gli intercolumni non sono tutti uguali suggerendo volutamente un'impressione di disordine.
Il cortile segue un ordine dorico anch'esso, ma su colonne di marmo lasciate quasi grezze; è visibile una trabeazione dorica perfetta se non fosse per un triglifo sui lati est e ovest che sembra scivolare verso il basso al centro di ogni intercolumnio, come fosse un concio in chiave d'arco; su questi due lati anche gli intercolumni, come all'esterno, non sono tutti uguali. Questi dettagli spiazzano l'osservatore e danno una sensazione di non finito all'insieme.

Pare che in origine il palazzo esternamente fosse anche dipinto, ma i colori sono scomparsi e le pitture sono visibili solo negli affreschi delle preziose stanze interne.
La decorazione del complesso, avvenuta nello spazio di circa 10 anni (1525-1535), si avvalse della presenza di qualificati collaboratori di Giulio Romano. Le pareti, oltre dagli affreschi, erano arricchite da tendaggi e applicazioni di cuoio dorate e argentate, le porte erano realizzate con legni intarsiati e bronzi mentre i camini, in gran parte ancora presenti, erano costituiti di nobili marmi.

Gli ambienti monumentali si trovano al pianterreno e sono facilmente accessibili anche ai disabili. Tra i più noti: la Sala dei Cavalli, ove sono ritratti a grandezza naturale i destrieri prediletti del principe; la Camera di Amore e Psiche, illustrata da numerosi episodi della storia del dio Amore e della sua amata principessa terrena, ispirati alla narrazione di Apuleio; la Camera dei Giganti, entro la quale lo spettatore viene coinvolto nella tragica rovina dei Giganti, crudelmente puniti per aver voluto scalare l'Olimpo e attentare al trono di Giove. In un luogo appartato del complesso, si apre l'Appartamento del Giardino Segreto, detto anche della Grotta, luogo privato di contemplazione e di riposo, ornato da dipinti e rilievi allusivi alla cultura e alle virtù del mondo classico.


Bibliografia

•Belluzzi A., Palazzo Te a Mantova, Modena, Panini, 1998
•Bazzotti U., Prede di mischio molto finissime e candido stucco: tagliapietre, scultori e stuccatori nel cantiere di Palazzo Te, in "Scultura in villa nella terraferma veneta, nelle terre dei Gonzaga e nella Marca anconetana", Fondazione Cassa di risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona, 2004
•Bazzotti U., Palazzo Te a Mantova, Milano, Skira, 2004


Collegamenti

Collezioni civiche
Collezione Mondadori
Collezione archeologica
Link al catalogo Opere e oggetti d'arte
Link al catalogo Stampe e incisioni
Link al catalogo Reperti archeologici


Galleria


Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2018 [Claudia Corvi]

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