La ditta Candiani: design integrato dal 1868

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Catalogo Carlo Candiani e C.

Se a Milano si percorre via Matteo Bandello partendo da corso di Porta Vercellina, dov’erano i bastioni spagnoli, vediamo una cortina di edifici in mattoni e decorazioni in cotto che piega poi in via San Vittore. Il lato dei numeri pari costituisce un unicum di cittadella industriale di fine Ottocento praticamente intatto: sono le “Case Candiani”, cioè il palazzo padronale, le abitazioni operaie e le (scomparse) fornaci della Carlo Candiani e C., l’azienda che ha prodotto le terrecotte e le statue del Museo di Storia Naturale di Milano inaugurato nel 1892. Lo spirito del luogo ha mantenuto la vocazione ad ospitare nel tempo diverse aziende senza stravolgere l’aspetto degli edifici, ancora oggi in parte residenziali e in parte sedi di attività legate al design e all’architettura, in maniera simile a quanto successo alle fabbriche dismesse nelle non lontane vie Tortona e Savona.

A Milano non erano poche le aziende che fin dalla metà dell’Ottocento producevano manufatti in terracotta (Andrea Boni, Dall’Ara, Righetti, e la fornace Curti che risaliva al 1400), sia artistici che tipicamente edilizi, vista la richiesta della fiorente architettura neorinascimentale.
E diverse ditte a nome Candiani operavano fin dal 1836 come fabbricanti di laterizi e oggetti di terracotta vetrificata in vari luoghi a Milano, in Lombardia e in Piemonte. A metà del secolo alcuni Candiani figurano con fabbriche di mattoni nella zona di via San Vittore a ridosso delle mura: un Ferdinando nel 1856 in via San Vittore al 39, e un Ambrogio nel 1863 nella trasversale via Ochette (poi Matteo Bandello). La Carlo Candiani e C. si stabilisce con una fornace in via San Vittore 47 nel 1868.

Via San Vittore e via Ochette
La zona a ridosso delle mura che comprende corso Magenta e via San Vittore è già urbanizzata alla metà dell’800, e lo sarà sempre più in seguito. Nuovi edifici pubblici, orti, palazzi nobiliari, istituzioni religiose, ospedali e fabbriche si alternano lungo assi viari storici e strade di nuova formazione. Sono nuovi il Macello pubblico di via Olona del 1862 e il carcere di San Vittore del 1879, mentre in Corso Magenta esistono da tempo il Collegio San Carlo e lOrfanotrofio femminile delle Stelline, antico monastero trasformato dalla metà del ‘600 per accogliere le bambine orfane.

In via San Vittore si apre nel 1860 l’Ospedale Fatebenefratelli, filiale di quello di Porta Nuova, dove “sonovi 32 letti” per “uomini domiciliati in città, esclusi gli affetti da malattie croniche e veneree”; quasi di fronte, il Pio Istituto del Buon Pastore per le povere figlie traviate si preoccupava dal 1858 di “raccogliere dal ceto più basso le povere figliuole traviate per povertà o per qualche disgraziata avventura”.
Se lungo corso Magenta convivono stamperie (Vallardi), fabbriche di rubinetti, di inchiostri, di guanti o di macchine da cucire (Salmoiraghi), in via San Vittore non mancano le ciminiere della fornace del già citato Ambrogio Candiani, e quelle della prima fabbrica di orologi della Borletti.

In basso nelle immagini, come si è sviluppata la zona tra corso Magenta e Via San Vittore tra il 1884 e il 1902

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Carta topografica di Milano 1884. Raccolta delle stampe Bertarelli – In rosso e in giallo le nuove costruzioni e strade dopo il 1859.

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Pianta della città di Milano 1876. Ing. Cesarte Beruto. Civiche raccolte stampe Bertarelli

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Nuovo catasto terreni 1894-1902. Archivio di Stato di Milano

Nella planimetria del 1884 è evidente l’edificio a pianta circolare della fornace; nel corso degli anni i Candiani edificano la cortina sul lato dei numeri pari di via Ochette dalle mura fino all’incrocio con via San Vittore. L’azienda sposterà poi il suo indirizzo ufficiale in via Ochette. Sul lato dispari della via si susseguono negli anni fabbriche di tessuti, mobili e colori.

Luigi Broggi architetto
Una parte degli edifici Candiani sono opera dell’architetto Luigi Broggi , un protagonista dell’architettura milanese dell’ultimo periodo eclettico e romantico, ma con aperture verso le tendenze contemporanee europee, come dimostra il suo sodalizio con Giuseppe Sommaruga, suo allievo decisamente rivolto allo stile floreale. Dopo aver seguito un corso preparatorio al Politecnico dal 1871-1872, prosegue gli studi presso la Scuola di Architettura (1873-75) dell’Accademia di Brera, allievo di Camillo Boito.

Incrocia sicuramente Giovanni Ceruti, l’architetto del museo di storia naturale, quando è incaricato della direzione lavori dell’Esposizione Nazionale di Milano del 1881 (dove la Candiani aveva un suo padiglione), di cui il primo era progettista. Dal 1882 al 1885 realizza tre opere utilizzando i manufatti dei Candiani: la loro villa ad Erba, i loro edifici in via Matteo Bandello, e il fabbricato delle Cucine Economiche in viale Monte Grappa.

Altre sue opere sono presenti nel centro di Milano, tra cui la sua residenza personale “Casa Broggi” (1891) tra via Dante e via Meravigli, cinque edifici in Foro Bonaparte, e numerosi palazzi nei dintorni di piazza Cordusio, tra cui la sede della Borsa,  poi delle Poste (1901), il palazzo del Credito Italiano (1902), il palazzo della Banca d’Italia (1912).

In questi edifici l’architetto utilizzò tutte le tecniche più innovative dell’epoca, con sistemi di riscaldamento centralizzati, impianti di posta pneumatica, illuminazione elettrica integrata nei soffitti con plafoniere incassate. Nel 1900 Broggi incrocia di nuovo il Ceruti, rifacendo un suo intervento di vent’anni nell’Hotel Continentale in via Manzoni.

Tra le opere fuori Milano, il Grand Hôtel des Thèrmes di Salsomaggiore Terme (1900), e la villa a Bordighera per la Regina Margherita (1914).

Casa Candiani
L’edificio di Broggi che fa angolo con via Vico e via Bandello, iniziato nel 1882 e finito nel 1885, è il palazzo padronale concepito come un vero e proprio campionario della produzione dell’azienda, dove è evidente l’intenzione di “creare nell’abitazione del proprietario dell’industria un saggio ed un esempio della perfezione a cui quest’industria è stata oggi da lui ridotta”, come si dice in Milano Tecnica dal 1859 al 1884.

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Casa candiani. Raccolta delle stampe BertarelliMilano Tecnica dal 1854 al 1884

Due ordini di lesene inquadrano le finestre, un elaborato cornicione conclude le facciate, una bifora sovrasta il portale d’ingresso. “La porta è nello stile del Risorgimento lombardo, comunemente detto Bramantesco; le finestre hanno il vano scompartito in due da una elegante colonnina, e tutte le sagomature sono ricariche d’ornamenti d’ogni sorta”. Nell’immagine di progetto da Milano Tecnica, oltre a balaustre, fregi, cornici, capitelli e mascheroni si vedono anche due statue sul coronamento della facciata d’angolo, proprio come avverrà per il Museo di Storia Naturale.

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Altri edifici Candiani

Si può intuire la mano di Broggi negli altri edifici Candiani lungo via Bandello (in particolare nelle corti interne), confrontandoli con altri due suoi progetti dello stesso periodo, le Cucine economiche in viale Monte Grappa e la villa Candiani ad Erba .

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Alle cucine economiche di Porta Nuova. Pusterla Attilio. (post 1887) link alla scheda

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Cucine economiche, Raccolta delle stampe BertarelliMilano Tecnica dal 1854 al 1884

Confrontando i tre edifici, è sorprendente notare come alcuni elementi architettonici e decorativi in cotto si ripetano identici. Non sono ornamenti elaborati come quelli della casa padronale, ma dei veri e propri moduli prefabbricati in stile neoromanico – finestre, portali, cornici e cornicioni, lesene o fasce bicromatiche – applicati disinvoltamente ad edifici industriali, di servizio e di rappresentanza.
Le corti interne di Via Bandello 14/16 oggi ospitano attività legate al design e all’arte, dove fino a metà degli anni 90 c’era la fabbrica di cravatte di origine ottocentesca Hermann Prochownick.

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Luigi Broggi art director e designer
“Visitando un giorno lo stabilimento di terre cotte della ditta Candiani (allora in via S. Vittore 47) mi viene l’idea che si possa far risorgere in Italia questa industria artistica alla quale si debbano tante bellezze che noi ammiriamo nei nostri edifici del risorgimento. Parlo della mia idea al proprietario dello stabilimento cav. Carlo Candiani, uomo intelligente e perspicace, e l’idea è accolta. Io assumo con larghi poteri la direzione della nuova produzione tutta ispirata ad esempi di architettura del quattrocento. Trovo operai che mi comprendono e che modellano molto bene. Si fa un museo di campioni. Ma proprio in quest’epoca, le decorazioni in cemento invadono il mercato. Costano meno della terra cotta e si prestano meglio per il volgare effetto di finta ricchezza molto desiderato nelle costruzioni di pretta speculazione. Così il nostro tentativo non riesce, lasciando come documento di buon volere la palazzina Candiani in via G. B. Vico”.

Così racconta Broggi nelle sue memorie attorno al 1883, e non potrebbe essere più chiara la volontà di favorire una produzione industriale con qualità estetiche, un intento allo stesso tempo moderno e romantico, forse troppo limitato allo stile neorinascimentale mentre il liberty era alle porte.

Il design integrato Candiani
Le immagini di un catalogo della Candiani, non datato ma probabilmente antecedente all’intervento di Broggi, mostrano la varietà della produzione, che spazia in ogni possibile applicazione industriale della terracotta, dai materiali da costruzione senza fronzoli ad elementi artistici e pittoreschi dettati dal gusto dell’epoca.

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Sulla copertina di un altro catalogo, probabilmente non posteriore al 1895, dove compare anche l’indirizzo dello studio di Broggi, prevalgono le immagini di statue e vasi, oltre ad un elenco delle specialità della casa, come “fumaioli d’ogni forma”, “tegole piane e mattoni forati”, “decorazioni architettoniche per tutti gli stili”, “fontane, statue, gruppi, tavolini, sedili”, “imitazione di materiali d’ogni specie”; tutte le opere sono visibili nell’”Esposizione permanente campionaria aperta ogni giorno in via San Vittore 47”. Sicuramente era un’impresa all’avanguardia per i procedimenti industriali, con forni adatti alla nuova tecnologia per le tegole piane, e con una vocazione artistica sia originale che d’imitazione. Forse un po’ dispersiva nella tipologia di prodotti, ma era tipico di molte imprese ottocentesche che operavano anche in altri campi.

Le statue
La Candiani aveva partecipato all’Esposizione Nazionale di Milano del 1881 con un padiglione “nel fantastico stile moresco con quattro archi, uno per facciata, sostenuti da pilastri o colonne, e sormontati da una cupoletta dalla quale si leva uno svelto pinacolo, raggiungendo l’altezza di 12 metri: lo spazio occupato è di 40 metri circa (7 per 6), e una balaustrata pure in terra-cotta circonda l’edifizio. Oltre al chiosco, che mostra per sè solo l’importanza di questa fabbrica, nell’ interno si vedono i prodotti principali, come tegole, mattoni, fumajuoli, materiale refrattario, statue: e fra queste ultime notiamo una Esmeralda di belle proporzioni e di accurata fattura” (Guida del visitatore all’Esposizione industriale italiana di Milano 1881).
Eccola qua, nel catalogo della ditta, la bella Esmeralda, raffigurazione popolare della zingara che danza con la sua capretta davanti alla cattedrale, dal romanzo di Victor Hugo Notre-Dame de Paris, uscito nel 1831, e tradotto in Italia dal 1881.

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Alcune statue della loro produzione sono sopravvissute fino ad oggi.
Quindi la Candiani era già esperta in materia di statue quando realizzò nel 1893 le ventotto statue del Museo di Storia Naturale di Milano, rispettando le specifiche del capitolato, con materiali di ottima qualità e colore uniforme. I personaggi, dottori delle scienze, sono raffigurati in pose ieratiche ma con un modellato molto mosso, con dettagli curati. Sono statue ben diverse da quelle standard del loro catalogo, per lavorazione, tematica e dimensioni, e dimostrano la versatilità dell’azienda.

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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2017 [cm]