La genesi: 1882-1892

Museo di Storia Naturale - prospetti delle facciate

Museo di Storia Naturale – prospetti delle facciate e sezionie sulla AB, s.d. (Biblioteca MSNM, fondo Disegni)

Il nuovo Museo di Storia Naturale di Milano è il frutto di un progetto culturale che unisce amministratori locali, spinti da un preciso progetto politico, istituzioni scientifiche e la borghesia illuminata. Il contesto, nell’Italia unita da appena vent’anni, è la vivace Milano di fine secolo, delle Esposizioni industriali nel 1871 e nel 1881 e collegata nel 1882 all’Europa dal recente tunnel ferroviario del San Gottardo. Sarà del 1883 proprio a Milano la prima centrale elettrica d’Europa, e di lì a dieci anni la prima linea di tram.

Città dunque aperta alle iniziative moderne, e pronta a dar vita al primo museo italiano costruito ex-novo.
Significativamente un museo di Storia Naturale: le scienze naturali infatti diventano sempre più disciplina elevata grazie anche all’apporto della geologia, nuova scienza del territorio ormai definitivamente affermatasi, fondamentale in quegli anni di conquiste coloniali  in cui ogni Stato sente il bisogno di autocelebrarsi, riconoscere i propri confini per poterli superare.
Si sancisce inoltre con forza, attraverso il progetto,  la netta divisione tra ambito scientifico e ambito storico-artistico: è proprio di quegli anni la destinazione delle collezioni museali storiche-artistiche al Castello Sforzesco appositamente restaurato da Luca Beltrami.

Il museo è pensato per l’elevazione morale del pubblico, oltre che a beneficio degli studiosi, e l’edificio viene progettato per un’agevole fruizione del contenuto, con una impostazione modulare adatta a una possibile espansione. In America e in Europa sono già sorti nuovi musei scientifici, tra cui il Museum of Natural History di Londra e il Naturhistorisches Museum di Vienna, che servono da modello sia nel progetto architettonico che nei principi organizzativi.
L’assetto distributivo delle grandi e ariose sale che si susseguono attorno a due cortili favorisce la circolarità del percorso di visita, gli spazi riservati al lavoro del personale scientifico sono contigui ma con accesso separato. La scelta stilistica e formale rispecchia il significato simbolico dell’edificio-istituzione, uno stile eclettico con richiami alla tradizione costruttiva lombarda.

Il progetto inoltre matura mentre si svolge la prima riflessione di pianificazione urbana, che sfocerà nel primo piano regolatore, dove sono previsti piani di fattibilità economica delle opere, il cosiddetto piano Beruto, che verrà approvato definitivamente nel 1889.

L’istituzione del museo risale ai primi anni dell’Ottocento: nel 1838 il Comune di Milano accoglie la donazione del museo naturalistico privato del collezionista Giuseppe De Cristoforis e del botanico di origine ungherese Giorgio Jan, creando il Civico Museo di Storia Naturale, prima in via Durini e dal 1844 nell’ex convento di Santa Marta nella contrada di S. Maddalena al Cerchio (via Circo). Il museo era tenuto a impartire lezioni pubbliche di scienze naturali, tenute dal direttore Giorgio Jan.

Dal 1863 si trasferisce a Palazzo Dugnani, già di proprietà comunale, parte integrante dei Giardini Pubblici da poco inaugurati.
E’ un’area vicino alla quale hanno sede vari istituti scientifici riuniti da un sistema di collaborazione sul piano didattico, della ricerca scientifica e della divulgazione, il Consorzio degli Istituti di Istruzione Superiore, che darà origine nel 1924 all’Università degli Studi di Milano. Il museo vi partecipa dal 1875 insieme alla Scuola di agricoltura a Porta Venezia, quella di veterinaria a Porta Garibaldi, l’Osservatorio astronomico con l’Orto botanico a Brera, e l’Istituto Tecnico Superiore (poi Politecnico di Milano) in Piazza Cavour, che tiene alcuni corsi nel museo.

A partire dal 1882 inizia il percorso per trovare una adeguata sistemazione alle raccolte di Palazzo Dugnani, edificio ormai inadeguato sia per l’attività didattica che per l’accoglienza del pubblico. I promotori a vario titolo sono il sindaco banchiere Giulio Belinzaghi, Carlo Ermes Visconti assessore alla pubblica istruzione e collezionista, l’illustre geologo Antonio Stoppani, docente all’Istituto Tecnico Superiore e direttore del Museo di Palazzo Dugnani, il conte Ercole Turati che nel 1884 donva la sua collezione ornitologica a patto che fosse ospitata in un nuovo edificio, il geologo, letterato e filosofo Gaetano Negri, sindaco al momento dell’inaugurazione del 1892.

L’Abate Antonio Stoppani nel 1882 incarica per il progetto un suo allievo dell’Istituto Tecnico Superiore, l’architetto Giovanni Ceruti. Ceruti era già un affermato professionista, si era distinto nella progettazione degli edifici provvisori dell’Esposizione Nazionale del 1881 che si era svolta proprio nei giardini pubblici.

Dopo una serie di proposte alternative per ingrandire Palazzo Dugnani o riutilizzare un edificio settecentesco preesistente nell’area dei giardini verso corso Venezia, il Salone dei giardini pubblici, si arriva nel 1889 alla soluzione di un edificio nuovo, sempre nell’area dei giardini, che prevede la demolizione del Salone. Una buona soluzione, che consente di mantenere il museo nella stessa zona, di dare la giusta enfasi all’istituzione con un edificio dal linguaggio stilistico adeguato, e di separarsi dalle collezioni artistiche destinate al Castello.

Lo Stoppani  traccia l’impianto del museo che prevede aule didattiche, un’aula magna, laboratori, sale illuminate da due lati. Nel 1892 viene inaugurata la prima parte, il corpo centrale d’ingresso e l’ala sud-ovest verso via Palestro; nel 1907 si concluderà la parte dell’edificio su corso Venezia.  Lo Stoppani muore però nel 1891 senza poter assistere all’inaugurazione.

Francesco Confalonieri, busto di Antonio Stoppani

Francesco Confalonieri, busto di Antonio Stoppani

Il progettista
L’architetto Giovanni Ceruti fa parte di una generazione di architetti milanesi che comprende nomi come Fausto Bagatti Valsecchi, Luigi Broggi e Carlo Beltrami, tutti influenzati dalla figura di Camillo Boito, docente e progettista. Ceruti si era diplomato al Regio Istituto Tecnico Superiore nel 1867, con studi di matematica e ingegneria, ma aveva anche seguito i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Competenze che utilizza nella professione, che spazia tra nuove costruzioni, restauri, opere d’ingegneria, concorsi per monumenti e per la facciata del Duomo.

Quando viene incaricato del progetto del museo, Ceruti aveva già realizzato l’edicola delle terme di Acqui (1870), il riadattamento di Villa Serbelloni in Grand Hotel Bellagio (1870), i padiglioni per l’Esposizione Nazionale di Milano (1881), il restauro dell’Arengario di Monza (1882). È significativo il suo incarico per l’Esposizione, che occupava proprio l’area dei giardini pubblici fra via Palestro, i Boschetti e corso Venezia. Oltre al progetto generale disegnò le porte di ingresso, l’edificio principale, il padiglione in legno del CAI e la galleria delle carrozze.

Ceruti si destreggiò con successo, oltre che tra gli alberi dei giardini, tra gli stili della tradizione italiana e le esigenze tecniche di strutture provvisorie in ferro, vetro e legno. Ad esempio le due imponenti porte, una in stile Rinascimento, l’altra in stile veneto del XIV secolo, erano costituite da un telaio in legno rivestito di muratura, stucco e stuoie.

Il progetto definitivo è del 1889;  il Museo nasce con il nuovo piano regolatore generale, che prevede interventi corredati da previsione economica: la costruzione sarà lunga ma per lotti coerenti e ben eseguiti.

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Progetto di Giovanni Ceruti per il Palazzo dell’Esposizione. Raccolta delle Stampe “A.Bertarelli”

Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2017 [cm]