Alienazione e demolizione

La Banca Commerciale Italiana acquistò nel 1905 gli edifici tra via Manzoni e via Case Rotte, sino alla chiesa di S. Giovanni, avendo maturato la decisione di espandersi in una sede di apposita e nuova fondazione. Agli inizi del 1906 il Comune propose alla Banca la cessione degli edifici comunali in via Case Rotte, inadatti alla loro destinazione, compresa la ex chiesa; chiedeva in cambio l’arretramento del fronte delle case verso piazza Scala.

Autore non identificato, Milano – San Giovanni Decollato alle Case Rotte – Lavori di demolizione, Gelatina ai sali d’argento su carta, 13×18, 1907, Milano, Civico Archivio Fotografico (link alla scheda di catalogo)

La proposta implicava la demolizione dell’edificio. Considerata l’importanza storica dell’opera venne interpellata la Commissione Igienico Edilizia, che, nel gennaio del 1906, si pronunciò a sfavore dell’abbattimento. Anche l’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti della Lombardia cercò di intervenire più volte sulla questione, a tutela dell’edificio. L’architetto Augusto Brusconi (1859-1924), che sostituiva temporaneamente Gaetano Moretti alla direzione dell’Ufficio Regionale, così scriveva nella sua corrispondenza privata: “Non potrò salvare il S. Giovanni alle Case Rotte. Spira aria demolitrice! In questi argomenti io non oso nemmeno parlare…”.

Fumagalli Carlo, Milano – Chiesa di S. Giovanni Decollato alle Case Rotte (ex) – Interno, Gelatina ai sali d’argento su carta, 13×18, 1907, Collezione privata (link alla scheda di catalogo)

Fumagalli Carlo , Milano – Chiesa di S. Giovanni Decollato alle Case Rotte (ex) – Interno, Gelatina ai sali d’argento su carta, 13×18, 1907, Collezione privata (link alla scheda di catalogo)

La Banca accettò l’arretramento del fronte su piazza Scala e, oltre ad acquisire l’ex chiesa e l’edificio annesso in via Case Rotte, avrebbe messo a disposizione del Comune il proprio stabile in piazza Scala n. 3 per un periodo di cinque anni. La Giunta sottopose la questione al Consiglio Comunale. Il sindaco e i consiglieri, riunitisi in data 12 marzo, espressero parere favorevole alla demolizione.

In questa riunione prese la parola l’architetto Luca Beltrami (1854-1933), dichiarandosi espressamente favorevole, poiché “l’edificio non offre un interesse particolare”. Il Direttore per le Antichità e le Belle Arti, per conto de Ministero della Pubblica Istruzione, comunicò al Prefetto che la chiesa risultava iscritta nell’elenco degli edifici monumentali e lo invitò ad adoperarsi presso il Municipio affinché fosse abbandonato il proposito di demolizione. Mentre le trattative tra la Banca e il Municipio proseguivano, l’incarico per l’edificazione della sede nuova in piazza Scala venne conferito a Luca Beltrami.

Il 16 agosto 1906 i rappresentanti del Comune e i Direttori Centrali della Banca stipularono una convenzione in cui si cedeva al Comune un’area verso piazza della Scala destinata a sede stradale, in cambio la Banca ottenne l’area comunale di via Case Rotte. In tale atto la demolizione dell’ex chiesa era ormai data per scontata.

 

Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2017 [cm]