Muro di Sormano

Partenza  Sormano (Co) Giro di Lombardia

muro

fotografie:IFDESIGN

Lungo la strada che da Asso porta verso il Pian del Tivano subito dopo all’abitato di Sormano al bivio che si incontra dopo aver superato un ponte che scavalca un torrente ci si trova ai piedi del “Muro di Sormano” una breve ma ripida salita percorsa dal 1960 al 1962 dal Giro di Lombardia che vi ritornò solo a partire dal 2012.
Una strada molto stretta che da Ponte del Corno si snoda per circa 2 km lungo quattro tornanti raggiunge la colma posta a 1124m s.l.m. superando un dislivello di 300m con una pendenza media del 12% e punte del 25% e proprio per questo è considerato uno dei percorsi ciclistici più difficili in assoluto.
Per i ciclisti si tratta di dieci minuti al limite dello sforzo fisico, tanto da far smontare di sella molti atleti (tra i quali Van Loy che nel 1960 indossava la maglia di campione del mondo).

Il “Muro” fu presto abbandonato per le numerose proteste dei corridori. Forse proprio per la sua episodica storia e l’epicità dei gesti sportivi che lo videro protagonista, a partire da quegli anni si iniziò a costruire attorno al “Muro” una sorta di mito dell’impossibilità dove il gesto sportivo è portato al limite.
Sul finire degli anni ‘50 la classica delle foglie morte aveva perso interesse, si risolveva spesso con una volata di gruppo visto che l’ultima asperità, il colle del Ghisallo, distava circa settanta chilometri dall’arrivo di Milano. Fu così che nel 1960 Vittorio Torriani, direttore ed organizzatore del Giro di Italia a di altre classiche del ciclismo promosse dalla Gazzetta dello Sport, inserì nel tracciato di gara dopo il Superghisallo il “Muro” come ultima difficoltà. Scelta che vide le reazioni contrarie di molti atleti e tecnici (a dir il vero più per la pericolosità della discesa verso Nesso) con sopralluoghi ed incontri che si protrassero fino alla vigilia della partenza il 16 ottobre e che si acquietarono dopo che Binda, allora tecnico, affermò che “chi non sa fare questa salita cambi pure mestiere”.

Le numerose resistenze e defezioni che ogni anno si riproponevano condannarono il “Muro” ad essere eliminato facendo transitare la corsa lungo la nuova strada provinciale che passando più larga presenta pendenza più dolci.
L’abbandono del tracciato ha portato ad un suo lento ma inesorabile degrado che lo rese praticabile solo a piedi sino al 2006 quando su iniziativa dell’amministrazione comunale e al progetto dello studio ifdesign il percorso è stato riqualificato diventando un bell’esempio di architettura paesaggistica.

Il progetto si sviluppa e articola a partire dal carattere peculiare del “Muro”, la pendenza che viene narrata con degli inserti grafici nella pavimentazione scandendo metro per metro le quote altimetriche così da poter leggere l’aumento o diminuzione della pendenza in relazione alla frequenza con la quale si incontrano le scritte (per pendenze intorno al 10% ogni 10 mt, per pendenze del 20% ogni 5mt e così via). Scritte che raccontano anche le gesta sportive relative ai Giri di Lombardia che lo percorse (ordini di arrivo e tempi a partire dal record di scalata in 9’24”di Ercole Baldini nel 1962) o celebri frasi di corridori come Bartali ed altri che ne esaltano il carattere.

Sempre ponendo al centro il dato orografico il progetto descrive anche l’altra peculiarità del “Muro” il cambio radicale di paesaggio che si verifica a queste altitudini, dal bosco si passa ad una vegetazione prevalentemente arbustiva che consente di godere della vista delle montagne. La grafica orizzontale indica il punto e la direzione per godere della vista migliore delle vette circostanti (Grigna, Cornizzolo, Resegone …) e le essenze che dimorano nel bosco

 

 

Ultimo aggiornamento: 14 novembre 2016 [cm]