Il secondo Seicento

certosa pavia

Dopo la crisi dovuta alla peste del 1630-31, morto Federico Borromeo nel 1631 e spentisi in pochi anni gli artefici della prima stagione figurativa, le arti si indirizzano verso modelli più determinatamente barocchi. Al rinnovamento contribuirono sia i viaggi di studio dei maestri lombardi della generazione postfedericiana, sia le presenze forestiere attestate in alcuni cantieri particolarmente prestigiosi come la Certosa di Pavia e la chiesa teatina milanese di Sant’Antonio abate, con opere di scuola centroitaliana, emiliana, e genovese, dai bolognesi Ludovico Carracci e Lorenzo Garbieri, ai veneti Alessandro Maganza e Palma il giovane, ai genovesi fratelli Carlone.

La rifeudalizzazione del territorio, già avviata sul finire del XVI secolo, è all’origine della trasformazione di preesistenti più modesti edifici rurali o fortificati in residenze monumentali, anticipo del settecentesco fiorire di “ville di delizia”. L’esempio più prestigioso è il Palazzo Borromeo Arese di Cesano Maderno, riedificato nelle forme attuali fra il 1654 e il 1660, anno di consacrazione della cappella pubblica, con un prolungamento dei lavori architettonici almeno fino al 1663.

Qui un committente di alto profilo, Bartolomeo Arese, presidente del Senato dal 1660 fino alla morte nel 1674, e deus ex machina nel contesto politico e amministrativo della Lombardia spagnola del pieno Seicento, ingaggia per una vasta campagna di affreschi una squadra composta dai migliori pittori presenti sulla scena milanese, Stefano e Giuseppe Montalto, Giuseppe Nuvolone, Ercole Procaccini il giovane, Federico Bianchi, Antonio Busca, cui si affianca l’intervento massiccio di Giovanni Ghisolfi, responsabile, con la sua bottega, di vario tipo di arredi paesaggistici.

Rimangono sconosciuti i nomi degli architetti, ma sappiamo che tra i favoriti dell’Arese ci furono Carlo Buzzi, Francesco Castelli e Gerolamo Quadrio. Allievo di Carlo Buzzi, alla cui morte (1658) subentrò nella carica di architetto della Fabbrica del Duomo di Milano, il Quadrio è il vero protagonista dell’architettura milanese dopo la scomparsa del Richino e del Buzzi.

Un viaggio a Roma nel 1667, gli consentì lo studio dei modelli berniniani, la cui influenza si avverte nella cappella Arese in San Vittore al Corpo (1667-69), una delle sue creazioni più felici, insieme alla cappella del Carmelo in Santa Maria del Carmine (1673-1676). I due edifici, edificati a Milano, sono imperniati su un modello a pianta centrale, con una particolare cura per la coerenza e la organicità decorativa degli interni.

Nell’ultimo quarto del secolo si fa strada una linea di tendenza classicista di matrice emiliana e romanista, favorita dalla riapertura della seconda Accademia Ambrosiana (1668) con la direzione del Busca e del Bussola, rispettivamente per le scuole di pittura e di scultura, e dalla presenza a Milano, fino dagli anni Cinquanta, di Luigi Scaramuccia, il cui intelligente eclettismo contribuisce a rivitalizzare il panorama artistico locale.

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Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2015 [cm]