Sacri Monti e santuari. La sacralizzazione dei territori alpini

VARESE 2

La conquista ottomana di Costantinopoli e della Palestina pareva precludere ai pellegrini la visita in Terra Santa. Questa preoccupazione indusse l’ordine francescano a creare, in località prossime ai fedeli, una sorta di “copia” dei Luoghi Santi. Nacquero così, a partire dal tardo Quattrocento, i Sacri Monti, percorsi devozionali costituiti da chiese o cappelle che ospitavano statue ed affreschi raffiguranti i luoghi della vita della passione di Cristo ma anche vite esemplari di alcuni santi.

Il fenomeno, a cui diedero un forte sostegno importanti vescovi, in primis Carlo Borromeo, si concentrò soprattutto nell’area alpina e prealpina, tra Piemonte e Lombardia, terre di confine con il mondo protestante.
I principali artefici delle vie sacre furono Gaudenzio Ferrari, protagonista della prima realizzazione, Giuseppe Bernascone detto il Mancino, padre Cleto da Castelletto, i fratelli d’Enrico, il Morazzone, a Dionigi Bussola, a Francesco e Agostino Silva, ai Fiammenghini, i Recchi, i Nuvolone, cui si aggiunsero molti altri comprimari

Diversi Sacri Monti appartengono oggi alla Regione Piemonte, sono due quelli che rientrano entro i confini lombardi. La edificazione della Via Sacra di Varese venne avviata nel 1605; il percorso, scandito da cappelle illustranti i misteri del Rosario, si snoda in un suggestivo e ricercato rapporto panoramico con l’ambiente naturale sulle pendici del monte, fino a giungere all’antico santuario mariano che la tradizione vorrebbe fondato dallo stesso sant’Ambrogio, affiancato dal monastero delle Romite Ambrosiane, insediatosi qui nella seconda metà del Quattrocento.

Protagonista della “Fabbrica del Santissimo Rosario”, sostenuta dal cardinale Federico Borromeo che nominò per essa prefetto il canonico del Duomo Alessandro Mazenta, principale procuratore delle sue iniziative artistiche pubbliche, è l’architetto Giuseppe Bernascone (o Bernasconi) detto il Mancino. Lungo «un ampio viale selciato a ciottoli e delimitato da bassi muri» egli dispose «in punti strategici e simbolicamente pregnanti» le cappelle, «la cui pianta centrale, scaturita dagli schemi più rigorosi del Rinascimento, venne sviluppata in modi scenografici e dinamici», sotto l’influenza di Pellegrino Tibaldi (Pacciarotti, 2007).

Alla “sacralizzazione” del territorio, particolarmente nelle delicate aree di frontiera confessionale delle valli lariane e ceresine e in Valtellina, oltre al sistema dei Sacri Monti diede un contributo determinante la rete dei santuari per lo più mariani, talora di origine più antica, ma rimodellati profondamente nei decenni post-tridentini e nel corso dell’età barocca (Santa Maria dei Ghirli  a Campione, l’Assunta a Morbegno, la Santa Casa di Loreto a Tresivio, la Madonna della Neve e San Carlo a Chiuro, la Madonna dei Miracoli a Tirano, la Beata Vergine delle Grazie a Grosotto, per limitarci ad alcuni esempi).

In essi trova felice espressione l’arte dei plasticatori, dei frescanti e degli intagliatori.
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Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2015 [cm]