Alcuni monumenti funerari significativi

Monumento funebre Arturo e Michele Scotti del 1920 (Campo 4, posto distinto 1-2)

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Arturo e Michele Scotti, veduta generale d’insieme (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

Il monumento funebre di Michele e Arturo Scotti celebra il sacrificio di Arturo, morto per la Patria il 24 agosto del 1917, e del padre Michele. Tutta la composizione, si basa sul rapporto tra due elementi distinti, costantemente in relazione tra loro: da un lato, lungo il viale secondario, vi è la scultura eseguita da Ernesto Baroni raffigurante Arturo Scotti adagiato su una barella, mentre nell’angolo interno dello spazio funerario si erge un cippo composito con un’urna contenente le ceneri di Michele Scotti. Esso è composto da un basamento marmoreo quadrangolare sormontato da un tronco piramidale, sul quale è collocata la capsella con quattro mascheroni angolari.

I due elementi sono posti sul medesimo piano, rialzato grazie ad un’ulteriore lastra marmorea. Verso la fronte del viale principale, davanti al cippo, la famiglia volle che fosse inciso il seguente epitaffio: “Ardente amore di patria trasse il figlio a gloriosissima morte. Più che l’orgoglio sacro potè sul padre il sovrumano dolore”.

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Arturo e Michele Scotti, veduta generale d’insieme (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

L’intera composizione scenografica si basa sull’intimo rapporto amoroso tra padre e figlio drammaticamente interrotto dalla morte. Il legame tra i due è sottolineato dal capo del giovane soldato rivolto verso il cippo sepolcrale paterno.
La decorazione sculturea, una delle più belle nel cimitero di Monza, fu eseguita da Eugenio Bajoni, autore, probabilmente, anche dei disegni acquerellati contenuti nella richiesta di permesso per l’edificazione del monumento. Benché non vi sia nessun elemento di chiusura della tomba e nessun elemento architettonico o naturale sia stato collocato come fondo prospettico della composizione, l’attenzione dell’osservatore ricade immediatamente sul corpo esanime del giovane, con il braccio destro abbandonato a terra ed il braccio sinistro coperto dalla bandiera italiana, raccolto lungo il fianco.

L’opera di Eugenio Bajoni si discosta dal gusto celebrativo eroico della fine dell’Ottocento, in favore di istanze più moderne, senza per questo rinnegare una vena di lirismo veristico. Sebbene non esistano riferimenti diretti, sono evidenti i richiami alla drammatica potenza espressiva del corpo morente presenti in opere come il “Soldato ferito. La morte di Emilio Morosini” di Ettore Ferrari del 1883 e “Le vittime del lavoro” di Vincenzo Vela del 1882. Priva degli eccessi retorici di parte della scultura celebrativa dei martiri della patria, quest’opera costituisce un’eccellente testimonianza della cultura artistica connessa all’intimità del dolore di fronte alla morte e dell’alto valore qualitativo raggiunto da numerose sculture presenti all’interno del Cimitero Urbano di Monza.

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Arturo e Michele Scotti, particolare della scultura di Ernesto Baroni raffigurante Arturo Scotti (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera).

 

Monumento funebre Paolo Crippa Colombo del 1937 (Campo 24, posto distinto 18-19)

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Paolo Crippa Colombo, veduta generale d’insieme (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

Il monumento funebre in memoria di Paolo Crippa è costituito da un gruppo scultoreo eseguito da Enrico Pancera poggiante su una semplice lastra di porfido lucido con incisioni dedicatorie dorate.
L’opera è composta da quattro figure che hanno evidenti riferimenti alla deposizione di Raffaello (cappella Baglioni di Perugia) e risentono dei dipinti presenti nella chiesa di San Fedele a Milano eseguiti da Simone Peterzano per quanto concerne la postura delle braccia del Cristo morto.

La figura di Gesù ricorda le immagini michelangiolesche mentre il volto della Vergine Maria richiama le figure simboliche bistolfiane e di Rodin, reinterpretate secondo un gusto culturale influenzato dalle sculture presenti nel Cimitero Monumentale di Milano. La Madonna, infatti, non guarda un punto preciso della composizione ed il suo sguardo si “perde” nell’infinito. Essa rappresenta simbolicamente una donna che fissa il Mistero.

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Paolo Crippa Colombo, particolare della scultura di Enrico Pancera raffigurante la Deposizione (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

L’opera ideata dal Pancera mostra una deposizione classicheggiante in cui le figure di Nicodemo (l’anziano), la Madonna, il Cristo deposto e Giuseppe d’Arimatea (il giovane) possiedono anche evidenti riferimenti all’iconografia sacra cinquecentesca.
Tutta la composizione risente anche di una visione positiva della morte, poiché le figure sono protese verso la resurrezione. Esse non sono immobilizzate dal dolore e costituiscono la rappresentazione della fede e della speranza.

 

Monumento funebre Francesco Dossi del 1926 (Campo 12, posto distinto 72-73)

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Francesco Dossi, veduta generale della scultura raffigurante una Donna velata (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

Il monumento funebre possiede un apparato architettonico molto semplice con un piano d’appoggio di Serizzo di Ghiandone lucidato costituito da un tronco di piramide a base quadrata avente la base di due metri di lato ed un’altezza di cinquanta centimetri. Su di esso è collocato un altro basamento quadrangolare per una figura femminile.
I richiami iconografici sono molteplici ed evidenti appaiono i riferimenti ai preraffaelliti. La donna velata con gli occhi chiusi ed il volto rivolto verso il basso risente della cultura funeraria dei primi due decenni del XX secolo, espressa esemplarmente in numerosi monumenti nei cimiteri europei, tra i quali è certamente da annoverare il Monumentale di Milano. Tuttavia più precisi riferimenti iconografici sono possibili con le figure delle Vergini folli, delle Spose velate e delle Vergini prudenti.

L’opera scultorea di questo monumento funebre costituisce un esempio significativo per comprendere l’orizzonte artistico di riferimento degli scultori che hanno lavorato nel Cimitero Capoluogo di Monza e la diversità dell’iter burocratico per ottenere il permesso di edificazione, codificato da elementi fissati dai regolamenti e ampi margini discrezionali delle persone che componevano la Commissione Edilizia cimiteriale. Nel caso del Monumento funebre di Francesco Dossi, infatti, la documentazione d’archivio risulta molto carente e in alcuni punti appare di difficile lettura.

A differenza di altri casi la richiesta della concessione edilizia cimiteriale di questo monumento è estremamente ridotta ed approssimata anche nella realizzazione dei disegni allegati. È evidente che tale atteggiamento non venne riscontrato dalla Commissione Igienico Edilizia del Comune di Monza, la quale non richiese nessuna documentazione ulteriore al progettista.
Il progetto presentato, inoltre, non mostra alcun basamento quadrangolare di raccordo tra la statua bronzea e la struttura architettonica rastremata verso l’alto e anche la posizione della mano che sporge dal velo possiede un’angolazione maggiore rispetto a quella realmente realizzata.

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Francesco Dossi, particolare della scultura raffigurante una Donna velata (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

 

Monumento funebre Gerardo Bianchi del 1876-1926 (Campo 3, posto distinto 143)
Il monumento funebre edificato in commemorazione di Gerardo Bianchi rappresenta un caso particolare della funeraria monzese, anche se non costituisce certamente un unicum.
Attualmente si presenta con una struttura monumentale molto semplice: un basamento in granito di Biella lucidato sormontato da un “ceppo di Val Brembana” lavorato a martellina.
La struttura completa sembra richiamare alla memoria le opere celebrative “non finite” o “casuali” collocate su cippi naturali o su trovanti provenienti dai greti dei fiumi.
Il monumento termina al vertice con un ritratto di Gerardo Bianco fatto eseguire dai figli e commissionato allo sculture Gifariello.

Al centro del cippo commemorativo è inserito un medaglione bronzeo, opera firmata dallo scultore sotto il busto e datata 1876. Si tratta probabilmente di un’opera proveniente da un altro cimitero e da un altro monumento funebre, forse collocato nell’attuale posizione a seguito della soppressione del vecchio cimitero di San Gerardo. Non sarebbe questo certamente un caso unico, ma costituisce un’interessante testimonianza storica della cultura e dell’arte monzese.

Il progetto originario del monumento non prevedeva l’inserimento del medaglione celebrativo centrale poiché il cippo-sostegno che doveva ospitare la scultura di Gifariello era costituito da un compatto blocco in pietra privo di inserzioni bronzee.

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Gerardo Bianchi, particolare del ritratto bronzeo eseguito dalla scultore Gifariello (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

 

Monumento funebre Giovanni Pessina e Luigia Rovere del 1898-1924 (Campo 10, posto distinto 35)

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Giovanni Pessina e Luigia Rovere, veduta d’insieme della composizione scultorea (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

Il monumento dei coniugi Pessina costituisce una delle opere scultoree più importanti presenti all’interno del Cimitero urbano di Monza. La sua struttura architettonica è molto semplice e basa la sua composizione sul rapporto esistente tra le due distinte figure scolpite. La più antica, recante la firma di Ernesto Bazzaro e datata 23 gennaio 1898, è costituita da un cippo commemorativo mistilineo in bronzo poggiante su un blocco squadrato e lavorato a lucido di marmo serpentino nero. Al centro del plinto bronzeo trovano scenografica collocazione due figure che sormontano la scritta “Cineres Johannis Pessinae Post Ignem Vivit”. Con molta probabilità si tratta di uno dei primi casi di cremazione, legalizzata solamente nella seconda metà dell’Ottocento, che trovò grandi sostenitori proprio in una parte della borghesia milanese e lombarda. Il monumento termina con il busto del defunto caratteristico per i grandi baffi “alla piemontese” e per il fiero sguardo.

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Giovanni Pessina e Luigia Rovere, particolare del ritratto bronzeo di Luigia Pessina Rovere eseguito dallo scultore Ernesto Bazzaro nel 1924 (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

Nel 1924 lo stesso Bazzaro fu chiamato a progettare il monumento funebre in memoria di Luigia Pessina Rovere. Si tratta in realtà di una scultura raffigurante la defunta seduta su una struttura marmorea quadrangolare. La donna ha le braccia distese lungo i fianchi ed il volto rivolto verso il busto del marito.
Entrambi i monumenti poggiano su una lastra di marmo serpentino nero e sono racchiusi da una bassa cancellata in ferro già esistente nel mese di gennaio del 1924. Le opere, in particolare il ritratto di Giovanni Pessina, risentono degli influssi della scapigliatura milanese e dovettero certamente soddisfare i gusti di una committenza affascinata dal raffinato linguaggio del Bazzaro e, in particolare, dal “Busto di Garibaldi” (1886) e dal Monumento a Giuseppe Garibaldi per la città di Monza, di cui aveva vinto il concorso nel 1884.

 

Monumento funebre Famiglia Caprotti del 1914-1928 (Campo 4, posto distinto 27)

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre della Famiglia Caprotti, veduta d’insieme (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

Il monumento della Famiglia Caprotti mostra un’interessante elaborazione architettonica con evidenti richiami al linguaggio formale dei primi due decenni del XX secolo. Il progetto per l’erezione del monumento funebre fu affidato ad Antonio Sant’Elia nel dicembre del 1913 a seguito della morte di Gerardo Caprotti avvenuta il 7 ottobre di quello stesso anno. Probabilmente che la scelta di affidare la progettazione di questo monumento all’importante architetto futurista fu influenzata dalla partecipazione di Sant’Elia al concorso per l’edificazione dello stesso cimitero urbano del 1912.
L’elaborazione fu abbastanza complessa e portò alla stesura di differenti progetti, dei quali quello definitivo, con dimensioni assai ridotte rispetto alle prime ipootesi, venne approvato dal Comune di Monza il 23 dicembre del 1914. Il monumento funebre in memoria dei coniugi Caprotti e del figlio Renato fu quindi progettato e realizzato per il cimitero di San Gregorio e successivamente trasportato nel cimitero urbano.

Attualmente la struttura architettonica si basa su una cordonatura in marmo bianco di Carrara all’interno della quale è stato ricavato uno spazio coperto con ghiaia, dove trova collocazione una piccola pianta.
La cordonatura termina contro un basamento quadrangolare anch’esso in marmo di Carrara sormontato da un blocco liscio di serpentino, sopra si innalza la costruzione commemorativa con le scritte dedicatorie ed il ritratto di Gerardo Caprotti eseguito dal figlio, artista e scultore. Si tratta di una formella bronzea quadrangolare firmata dall’esecutore (in alto a destra) e datata 1914.

La storia di questo monumento è abbastanza complessa, anche se ricostruibile nei suoi passaggi principali attraverso i documenti d’archivio.
Antonio Sant’Elia eseguì per i committenti due distinti progetti, il primo dei quali certamente risentiva delle opere ideate dalla Secessione Viennese, ed in particolare dall’Edificio della Secessione costruito nella capitale austriaca da Olbrich nel 1898.
La scelta della famiglia Caprotti, forse motivata da ragioni economiche, ripiegò su un monumento molto più semplice che rispecchiava, tra l’altro, le istanze moderniste dell’architettura di quel periodo.

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre della Famiglia Caprotti, particolare della parte superiore contenete anche il ritratto bronzeo di Giuseppe Caprotti (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

Realizzato probabilmente a partire dal 1915 il monumento funebre venne edificato nel cimitero di San Gregorio per essere successivamente spostato nel Cimitero Urbano. La domanda per effettuare questa traslazione venne presentata all’Amministrazione Comunale di Monza il giorno 8 ottobre del 1928 e venne autorizzata quattro giorni dopo.
Il lavoro venne affidato da Luigi Caprotti (proprietario del monumento) a Francesco Donzelli, il quale fu chiamato ad apportare alcune modifiche all’opera di Antonio Sant’Elia per renderlo conforme alle nuove istanze sancite dal regolamento cimiteriale. Secondo i disegni originari la parte verticale doveva sorgere al centro della cordonatura orizzontale, impreziosita da una bassa siepe. Attualmente, invece, gli elementi di sostegno alle scritte dedicatorie ed al ritratto bronzeo costituiscono una sorta di chiusura architettonica del monumento. Completamente assente è la parte ornamentale costituita dall’apparato vegetale e sono andate distrutte anche le piccole, ma elaborate, vetrate collocate ai fianchi del monumento.

Il disegno eseguito da Francesco Donzelli per ottenere il permesso di trasportare il monumento, inoltre, mostra piccole differenze con il monumento esistente. Ai fianchi del ritratto di Giuseppe Caprotti, infatti, il disegno indica degli elementi decorativi del tutto assenti sia nel progetto di Antonio Sant’Elia, sia nel monumento. Tuttavia occorre considerare che l’elaborato grafico presente nella pratica è palesemente impreciso, poiché indica come primo elemento di sostegno verticale della struttura architettonica un unico blocco realizzato in serpentino, mentre nella realtà si tratta di un basamento quadrangolare composito realizzato dalla sovrapposizione di due elementi distinti di differente materiale. Malgrado tutte queste imprecisioni la collocazione del monumento nella sua nuova sede venne approvata il 24 novembre del 1928 dall’Ispettore Onorario.

Analogamente ad altre pratiche dello stesso periodo anche in questo caso non viene precisato che si tratta di un monumento già esistente nel cimitero di San Gregorio da traslare nel nuovo cimitero. Completamente assenti appaiono dunque tutte le indicazioni relative alle trasformazioni, alla data della struttura originaria ed al nome del suo progettista.

Monumento funebre Giulio Villa del 1925 (Campo 24, posto distinto 30-31)

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Giulio Villa, veduta d’insieme con la scultura di Enrico Pancera raffigurante Cristo risorto (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera)

Il monumento edificato in memoria del ragioniere Giulio Villa appare molto semplice. È costituito da una significativa scultura bronzea di Enrico Pancera collocata su un basamento quadrangolare di pietra rossa lucidata sui fianchi e lasciata grezza sul piano d’appoggio della statua.

Il modellato dell’opera riflette il modus operandi dei grandi scultori dell’epoca, con chiari riferimenti a Medardo Rosso, Rodin, Bazzaro e Bistolfi. A quest’ultimo Enrico Pancera si deve essere ispirato direttamente, poiché sono evidenti le somiglianze di quest’opera con il Cristo che cammina sulle Acque realizzato dall’artista di Casale Monferrato. Quest’ultima fu commissionata a Bistolfi negli ultimi mesi del 1895 e fu portata a termine probabilmente intorno al 1899. Non è dato di sapere quale copia Pancera poté vedere, ma è evidente che ne sia rimasto fortemente influenzato.

Il Cristo Bistolfiano differisce dall’opera monzese solamente per la posizione delle mani (stese lungo i fianchi e non protese in avanti) e per la posizione delle gambe che rendono la statua di Enrico Pancera molto più statica e ieratica. Tuttavia se dovessimo rintracciare una matrice comune alle due opere è probabile che ci si debba rifare al Cristo della Salita al Calvario della cappella del Sacro Monte di Crea, eseguita dallo stesso Bistolfi nel 1892-1895.
L’idea di porre la statua su un basso basamento, invece, risale probabilmente alla poetica di Rodin e, in particolare, al suo San Giovanni Battista (1878) ed al Monumento ai Borghesi di Calais (1889).

Monza, Nuovo Cimitero Urbano, Monumento funebre di Giulio Villa, particolare della piccola scultura bronzea raffigurante la Madonna sorretta nel momento della morte del Figlio, anch’essa opera dello scultore Enrico Pancera (Fototeca ISAL, fotografia di F. Zanzottera

 

 

Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2017 [cm]