Allegoria in memoria di Antonio Ratti di Enrico Bartezago

Antonio Ratti, figlio di Francesco Ratti e di Rosa Maria Sironi, muore celibe all’età di ottantuno anni il 24 aprile 1878, due mesi dopo aver stilato le proprie disposizioni testamentarie, pubblicate negli atti del notaio Luigi Marinoni. Nel testamento Antonio Ratti, assecondando le intenzioni del fratello Gioachino e della sorella Caterina, defunti rispettivamente nel 1863 e nel 1870, nomina erede universale l’Istituto dei Ciechi, che entra in possesso di un asse netto di quasi ottantatremila lire, con alcuni piccoli legati da soddisfare.

L’eredità comprende la casa di Corso Porta Vittoria 38 a Milano, acquistata dal padre del benefattore nel 1835 contenente effetti preziosi, mobili, suppellettili, lingerie, libri ed alcuni buoni dipinti di pregio tra cui “un quadro dipinto ad olio sopra tela rappresentante S. Antonio” identificabile nell’opera dallo stesso soggetto ancora oggi conservata presso la quadreria dell’Istituto, nonché la sua bottega da falegname.

Il 5 maggio 1883 il rettore dell’Istituto, don Luigi Vitali, segnala al Consiglio il pittore Enrico Bartezago (Milano, 1849-1937), raccomandato dall’amico don Enrico Orsenigo. Il dipinto, viene realizzato in un breve arco di tempo “con concetto allegorico, non essendosi potuto rinvenire alcun ritratto dell’estinto”. Nel quadro la beneficienza è simbolicamente ritratta in una bella e pietosa figura di donna che avvicina un bimbo cieco ad una lapide in cui è scolpito il nome di Antonio Ratti. Il pittore sembra si sia ispirato per il piccolo cieco ad un bimbo di nome Molinari di Luino che morì a 14 anni per una polmonite.

Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2018 [cm]