Allegoria in memoria di Pietro Merzagora di Giuseppe Penuti

Il commerciante Pietro Merzagora, appartenente a una facoltosa famiglia, nasce nel 1818 in Cannobio da Giuseppe Merzagora e da Antonia Zaccheo e vive di rendita grazie alle sostanze ereditate dai genitori.
Nel 1852 gli viene diagnosticata una malattia mentale “mania diffidente”, a causa della quale viene ricoverato presso la casa di cura Villa Cristina in Torino, dove si spegne il primo maggio 1866 all’età di quarantotto anni. Presso il notaio Celestino Galli viene rintracciato il suo testamento segreto, stilato il 30 giugno 1851, che esclude i quattro fratelli Merzagora, mentre benefica l’Ospedale di Cannobio, l’Istituto dei Ciechi, gli Asili Infantili di Milano, la famiglia Piceni, i cugini del defunto.

I fratelli del benefattore impugnano tuttavia il testamento chiedendo l’annullamento: la causa si trascina per quattro anni concludendosi con una sentenza della Corte d’Appello di Torino che riconosce le ragioni dell’Istituto dei Ciechi e degli Asili di Carità di Milano; una sentenza che ripresa in diversi testi giuridici dell’epoca entrerà a far parte della storia della legislazione.

Vinta la causa, l’Istituto dei Ciechi decide di commemorare il benefattore con il tradizionale ritratto a olio. Conclusasi l’indagine infruttuosa del ritratto fotografico del benefattore, l’Istituto adotta la soluzione di un dipinto a soggetto allegorico e individua nel pittore Giuseppe Penuti (Milano, 1801-1877) l’esecutore ideale.
Il dipinto consegnato nel 1876 raffigura una bambina cieca nell’atto di posare, aiutata da una pia donna, una corona di fiori sulla tomba del benefattore mentre sullo sfondo si intravede un paesaggio montano innevato.

Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2018 [cm]