Un viaggio nel “gusto” del conte Tadini Accademia Tadini

di Marco Albertario

Nato nel 1745 e morto nel 1829, il conte Tadini attraversa un secolo che vede avvicendarsi la leggerezza del Settecento, l’austerità del gusto neoclassico e il progressivo affermarsi della cultura romantica. Negli scaffali della storica biblioteca dell’Accademia Tadini convivono le commedie di Carlo Goldoni, le tragedie di Vittorio Alfieri, le inquietudini di Ossian tradotto da Cesarotti e illustrato da Zandomeneghi e la tragedia del Conte di Carmagnola raccontata dai Alessandro Manzoni.

L’amicizia di Luigi Tadini con Antonio Canova, coltivata attraverso una fitta corrispondenza e testimoniata dal dono del bozzetto della Religione e della Stele Tadini consacrata alla memoria di Faustino, figlio del conte, fanno dell’Accademia Tadini “il principale santuario canoviano della Lombardia dopo Brera”, secondo la felice definizione di Fernando Mazzocca.

Antonio Canova (1757- 1822), La Religione, 1786 - 1787 circa. Lovere, Accademia Tadini. link scheda

Antonio Canova (1757- 1822), La Religione, 1786 – 1787 circa. Lovere, Accademia Tadini –  link scheda

Antonio Canova, (1757- 1822), Stele Tadini, 1819 - 1821. Lovere, Accademia Tadini.

Antonio Canova, (1757- 1822), Stele Tadini, 1819 – 1821. Lovere, Accademia Tadini. link scheda 

Percorrere le sale della Galleria significa anche fare memoria del viaggio che, nell’ultimo decennio del Settecento, porterà i conti Tadini a visitare le principali località d’Italia, da Venezia a Napoli. Il gusto neoclassico si declina in molteplici aspetti: nel decoro delle sale, con le decorazioni dipinte ispirate ai modelli di Giocondo Albertolli, e nelle fragili porcellane tedesche, francesi e napoletane che arricchiscono la collezione, che vedono affiancarsi ai profumati bouquet “au naturel” precise citazioni dalle decorazioni riscoperte tra Ercolano e Pompei, testimonianza della volontà di vivere secondo il “buon gusto degli antichi”.

Real Fabbrica di Porcellana di Napoli, piattino e tazza da caffè, ca. 1787. Lovere, Accademia Tadini.

Real Fabbrica di Porcellana di Napoli, piattino e tazza da caffè, ca. 1787. Lovere, Accademia Tadini.

La raccolta di dipinti antichi non si ispira ai criteri storiografici che si andavano imponendo nelle collezioni lombarde ma a quelli di “disegno”, “colorito”, “simmetria” che caratterizzano la formazione culturale degli “amatori” quale il conte Tadini si professava.

La sottile dialettica tra Neoclassicismo e Romanticismo si segue, nelle sale del museo, attraverso il confronto tra il grande cartone di Giuseppe Diotti, Antigone condannata a morte, e le tele donate da Francesco Hayez ai nipoti, tra le quali un intenso autoritratto e lo straordinario Ecce Homo, estrema testimonianza della pittura di storia.
Un confronto che si riflette, dall’altra parte del lago d’Iseo, nella pieve di Sant’Andrea, dove i due protagonisti lasciano un solenne San Pietro e uno sfolgorante Arcangelo Michele, testimonianza significativa dei diversi orientamenti delle scuole pittoriche lombarde.

Giuseppe Diotti (1779-1846), Antigone condannata a morte, post 1836 - 1837. Lovere, Accademia Tadini.

Giuseppe Diotti (1779-1846), Antigone condannata a morte, post 1836 – 1837. Lovere, Accademia Tadini –  link scheda

 

Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2020 [cm]