Archivio del Comune di Bormio, Quaterni inquisitionum sorte estiva 1583 16 19 giugno 3 agosto 1583

Persone
Vitale di Filippo Casteleir di Semogo
Procedimento giudiziario
Baldassarre Baroni contro Vitale di Filippo di Casteleir di Semogo, per aggressione (16 giugno - 3 agosto 1583; 14 ottobre 1583)

Querela di Baldassarre Baroni contro Vitale di Filippo di Casteléir di Semogo, che lo ha ferito a un occhio nell'osteria di Semogo, dopo essere stato ingiuriato con diversi epiteti, fra i quali strion. Non tutti i testi confermano però di averlo sentito.

1583. Die dominico 16 mensis junii.

Coram antedictis dominis offitialibus comparuit Balthesar, filius separatus (1) Nicolai Dorici Barone de Semogo, vulneratus in fatiem, sub oculo dextero cum notabili percussione et effusione sanguinis, conquerens se qualite[r] hodie post prandium, dum esset in involto (2) hospitii de Semogo in compagnia de molti et scrizzando da solazzo, (3) sorvenne Vidal de Filippo de Casteleir, (4) qual gl'à datto d'un sasso a man tegnent (5) sotto l'ochio dritto, con il qual Vidal, sempre son statto amicho et non so perché m'habbi fatto questo alla presentia de molti, spetialmente de li figlioli de Mottino, li figlioli de Martin del Clevo, (6) li figlioli de Abondi de Pradelli et Lionardo de Tonio caligero, (7) genero de Margnecho. (8)

Et Baldasar dedit sequritatem manutenendi pacem etc. secundum Statuta etc. ac solvendi si erraverit contra dictum Vitalem. Sequritas fuit Crestophorus, filius separatus Oliverii Christophori Columbani, obligando etc.

1583. Die mercurii 19 mensis junii.

Coram ut ante citatus comparuit dictus Vitalis Filippi de Casteleyro, qui dedit sequritatem manutenendi pacem etc. secundum Statuta etc. et pagandi si erraverit contra dictum Baldesarem modo quo supra. Sequritas pro eo fuit Bernardus de Pradella (9) de Semogo, obligando etc. Et ad oppositum querelle dictus Vitalis dixit non mai haverli datto, né lo potria mantenir, perché ditto Balsar era nel volto et io era de sora et detto Balsar venne de sora con la ba[re]tta sanguinato. È vero che Toni de Mottin me dette una botta et mi tolsi suso uno sasso, anzi che ditto Balsar me ha detto tutte quelle iniurie si può dire ad un huomo, con strion in sora.

Testes: Tonius Burmii Appolonii, Nicolaus de Tappo, (a) Leonardus Tonni de Molina, li figlioli de Bernardo de Scalott, li figlioli de Martin del Clevo.

Eo die.

Tonius Burmii Appolonii juravit et dixit: Mi non so altro, salvo che viddi Balsar de Nicolò de Dorigo, sanguinato sotto l'occhio dritto. Chi gli habbi datto mi non lo so. Vero è che detto Balsar disse: L'è statto quel furfanton de Vidal de Filippo de Casteleyr che m'à treyt. (10) Et mi che lo volevi intertenir, mi dette una botta mala ad un brazo in compagnia d'Abondi de Pedrot de Batlana. (11)

1583. Die mercurii 19 mensis junii.

Vitalis Joannis (b) Mottini, testis datus ut supra juravit et dixit che lui non è statto presente. Ben vidde venir fuor del volto de hostaria ditto Vidal de Filip de Casteleyro con furia. Et dubitandomi ch'havesse datto a mio fratello, mi fese (12) incontro, et tutto a un tempo sorvenne fuor sul uscio ditto Balsar, qual era feritto sotto l'occhio dritto. Oltra di ciò, esso Vital de Filippo ritornette a volerli dar un'altra volta, ma se partitte et se serette in casa de Abondi de Pedrot de Batlana et così ho sentuto dire da quelli che ivi erano, cioè li soprascritti testimonii, che ditto Vidal è statto quello che gl'ha datto con un sasso a mantegnent.

Eo die.

Coram ut ante citatus fuit Lionardus Tonii caligarii de Molina, testis datus ut ante, cui dato juramento, juravit et dixit: Mi era de sora del ditto volto con altri a Semogo, et viddi venir sora del ditto volto Vidal de Filippo de Casteleyro con un sasso in mano et drio li venne lo figliolo de Mottino, cioè Tonio, qual si adossò al detto Vidal. Et dentro nel volto era ditto Balsar de Nicolo de Dorigo, qual haveva una botta sotto l'occhio dritto. Chi gli habbi datto, mi non lo so, anzi ò sentito dir d'altri che detto Balsar era travacato sopra un arcon et così ditto Vidal se n'andette in casa de Abondi de Pedrot de Batlana per star fuori di piedi. Item dixit: Ditto Balsar à puoi ditto a quel Vidal tutte quelle parolle disoneste et iniuriose che puol esser dette da una boccha de un homo, salvo bech, né strion.

Eo die. Coram ut ante citatus Jacobus Martini del Clevo, qui juravit et dixit in omnibus prout deposuerunt alii duo testes.

Eo die.

Tonius, filius Joannis Mottini, testis datus ut supra, qui juravit et dixit: Io son statto presente che Vidal de Filippo de Casteleyr à datto sula facia a Balsar suprascripto con un pugno. Che havesse sassi in man, mi non lo so. Et li dette senza causa. Così se spartirno. Più dicho, che detto Balsar disse de molte iniurie contra detto Vidal, ma detto Vidal mai rispose.

Eo die.

Coram ut ante Nicolaus Martini del Clevo juravit et dixit in omnibus prout deposuit dictus Jacobus, eius frater. De iniuriis et contumeliis vero dixit non recordare, salvo che invitandolo mi de pace, (13) esso Balsar, mio cugnato, disse: Voi che facia pace con un furfante, giotton, (14) chel m'à datto da traditor? Et certo anchor ch'i desse del beccho. Sed non s[c]it hoc de serto. (15)

Eo die martis 3 mensis julii.

Coram ut ante citatus comparuit Vitalis Joannis Mottini, testis datus ut ante, qui juravit et dixit che doppo le parolle fatte, et remasto detto Vitale in casa de Abondi de Pradaz serato, esso Balsar disse al ditto Vitale: Ladro, bech fotù, murder, (16) sasin, et altre iniurie, et che detto Balsar era ebrio, cioè imbriacho.

1583. Die sabbati 3 mensis augusti.

Coram ut ante etc. comparuit citatus Vitalis Abundii de Pradella, qui juravit et dixit: Mi non so chi gl'habbi datto. È vero che viddi dar per terra quel Balsar, et levato che fu li viddi una botta, puocha cosa, sotto l'occhio. Ò puoi sentito quel Balsar dir a Vidal de Filippo de Casteleyr: Ladro, scielm, morder, (17) traditor, bech! Et così ditto Vidal se retirò, et non lo sentitte che facesse diffesa alcuna con ditti, né con fatti.

(a) Lettura incerta.

(b) Nome forse cancellato.

(1) Corrisponde alla locuzione figlio emancipato, ossia sottratto alla patria potestà.

(2) Dial. invòlt "locale a volta", gros. invòlt "locale a volta sotterraneo dove si conservano i prodotti agricoli" (DEG 473; Monti 219).

(3) "Scherzando per gioco". Com. scriz "scherzo cattivo, ingiuria", nella frase fà on scriz, on brut scriz, on gran scriz, con la quale si designa sempre "tradimento, ingiuria, onta", scrizà "far onta, tradire, offendere proditoriamente" (Monti 259), dal long. skerzon "scherzare", ted. scherzen (REW 7991). Nell'uso bormino il senso appare attenuato.

(4) Casc'teléir nel territorio di Semogo in Valdidentro.

(5) Cioè "trattenendola in mano", senza lanciarla. Il dettaglio è importante, perché gli Statuti criminali prevedevano un'attenuante a chi non si fosse lasciata sfuggire la pietra, lanciandola senza poterne prevedere il bersaglio (StCrBorm, c. 12; cf. anche SB005).

(6) Borm. cléf "clivo, pendio" (Longa 108), negli Statuti: in sombo clevo "nel punto più alto del pendio" (StCBorm, c. 167).

(7) In dialetto avrebbe dovuto suonare calighéir, ma il termine è scomparso, sostituito da sc'carpolìn, nonostante che la professione di ciabattino ambulante impegnasse nei secoli scorsi la quasi totalità dei maschi. Era corrente anche un sinonimo di provenienza germanica e di intonazione gergale, sciòber, in Valfurva scióbar (Longa 241). Non risulta del tutto chiaro se, nel caso concreto, si tratti di un semplice appellativo professionale o già di un familiare.

(8) Dial. margnàch "babbeo, inetto, zoticone" (Longa 141), gros. margnàch "persona di bassa statura e poco avveduta negli affari" (DEG 519).

(9) Il cognome Pradella è tuttora vivo (Longa 328 e 330; cf. SB066). Deriva dalla località Pradèla adiacenza di Pedenosso o da un'altra omonima in val Cadàngola (Longa 313).

(10) Rappresenta l'esito atteso del part. pass. lat. tractus. In termine tréit sopravvive soltanto nell'accezione di "sorso, quantità di liquido che si riesce a bere in un respiro", valt. trac' "sorsetto", trac' "tirata, il tirare la rete fuori dall'acqua" (Monti 338).

(11) Familiare scomparso, derivato da soprannome professionale, it. battilana, battilano "vergheggiatore della lana, follatore" (DEI 1, 464).

(12) "Mi feci, mi son fatto" sotto.

(13) Si vedano i due capitoli posti nella prima sezione degli Statuti criminali: De petendo frid e De frangentibus pacem, et treguam, sive frid (StCrBorm, cc. 5-6).

(14) "Ghiottone, ingordo; prepotente". Com. giotón "birbo, monello, guidone" (Monti 100).

(15) "Certo".

(16) Ted. Morder "assassino" (cf. anche SB052). Chiav. mòlder "bricconcello; furbacchiotto", posch. mórdar "birbo, malvagio" (Monti 152).

(17) Ted. Schelm "furfante, briccone" (cf. SB022).