Lombardia Beni Culturali
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Cartula offertionis pro anima

1041 giugno, Brescia.

Arderico, arciprete dell'ordo plebis di S. Lorenzo di Manerbio, di legge romana, dona al monastero di S. Pietro in Monte per la propria anima e per quella di Olderico vescovo <di Brescia> , suo senior, e di Attone abate del monastero di S. Eufemia, la metà di tutte le case e di tutti i beni siti in Val Camonica, sia all'interno sia all'esterno del castrum di Berzo: le case all'interno del castrum con i relativi possessi per un totale di tre tavole e mezzo, e all'esterno sedimi e vigne per un totale di tre iugeri, nonché nove iugeri di terre arabili; sei iugeri di castagneti; sei iugeri di prati; duecentocinquanta iugeri di gerbidi, boscaglie e terre comuni. Dona inoltre metà della decima dei beni anzidetti e l'alpe detta Zera Berzinica di mille iugeri.

Notitia nel verso della pergamena; tav. 1 [N]. Originale invalidato, ASVat, FV, I, 2608 (SPM, 7) [A]. Il dettato della notitia è il seguente: Chuonradus anno .XII., mense iunius, inditjone nona. Ecl(exi)e (-e corr. da a) Sancti Petri que dicitur | Monte ego Ardericus archipresbiter medietatem de casis et rebus omnibus quibus sunt poxitis | in valle Camonense, locus Berci, tam infra castro qua(m)que et foris, | ia(m)dictis casis et rebus de infra castro sunt casas tantes cum rebus ibi se tenente, est | ipsa medietas per mensura tabul(a)s trex et media; ia(m)dictis casis et rebus de foris | eodem castro sunt inter sedimines et vineis per mensura iuges trex; de terris ara|billis iuges .VIIII.; de castinetis iuges sex; de pratis iuges sex; de gerbis | et buscaleis ac comunaliis (segue iuges depennato) est ipsa medietas iuges .CCL.; et si a(m)plius | in ipsa medietatem cum (segue alone causato dallo spandimento dell'inchiostro di o) medietatem de omnem decimam que ex ipsis rebus anue | Dominus dederit. Insuper offersimus alpem (alpem da album: -p- corr. da b; -em nel sopralineo, in corrispondenza di alone causato dal parziale spandimento dell'inchiostro di -um) unum ex integrum, que nomina|tur Zera (-e- corr. da a) Berziniga, est per mensura iuges mille et amblius (così); na(m) unde | reliquas et similles medietas in mea reservo potestatem (na(m) und(e)| r(e)liquas - potestate(m) aggiunto successivamente alla fine del rigo e nell'interlineo). | Teste Romani G[ai]rardo, Ardulfo, Amizo. Amiho (segue Odo depennato), Azo; di due mani coeve, annotazioni, di una delle quali, su due righe, si vedono soltanto tracce, dell'altra si legge: Off[ersio q]ue fecit Ardericus archipresbiter Sancti Pe[tri]] de [[...]] (non è possibile determinare l'estensione della lacuna); su quest'ultima annotazione, di mano del sec. XIII: Offersio que fecit Ardericus presbiter in m(onasteri)o Sancti Petri de terra de Berz.

Trascrizione: GUERRINI, Il monastero, pp. 205-7, n. 1 (alla data 1036 marzo).
Cf. GUERRINI, Il monastero, pp. 174, 175 (alla data 1036 marzo), 181-2 (alla data 1036); SPINELLI, Ordini e congregazioni, p. 297 (alla data 1036); MENANT, Campagnes, pp. 138 (note 379, 381), 212 (nota 165), 259 (nota 128), 666 (nota 352); ARCHETTI, Il Codice diplomatico bresciano, p. 46; ARCHETTI, Vigne e vino, pp. 75, 88; FORZATTI GOLIA, Istituzioni, p. 400; ARCHETTI, Tempus vindemie, p. 216 (nota 95).

Sono presenti, soprattutto nella parte alta della pergamena, macchie di umidità nonché in più punti rosicature modeste e lacerazioni, una delle quali, nel margine superiore destro, interessa anche la scrittura.
È questa la seconda delle cartule (cf. le altre ai nn. 4 e 16) con le quali Arderico, arciprete della pieve di Manerbio (ma residente nel suburbio della città, cf. doc.4), dona consistenti porzioni del suo patrimonio al monastero, nell'àmbito di una strategia che vede l'autorevole e vigilante coinvolgimento di Olderico, vescovo di Brescia. La prima donazione del febbraio dello stesso anno (doc. 4) riguarda un'intera curtis nella pieve di Nuvolento nonché beni minori e frammentati in Bagnolo e Milzano (a sud di Brescia) e in Maderno, sulla riva occidentale del lago di Garda. I beni in Nuvolento assorbono larga parte della documentazione posteriore e la cartula di Arderico costituirà il pezzo forte nelle mani della dirigenza monastica per difendere le ragioni di S. Pietro nelle lunghe e defatiganti diatribe che lo vedranno contrapposto alle comunità vicine. La presente donazione e quella che segue riguardano invece beni in Val Camonica. Il silenzio delle carte su tali possessi a partire dalla metà del sec. XI (nel quinto decennio del secolo sopravvivono due altri documenti, l'uno del 104 <1> novembre, n. 19, e l'altro del 1050 novembre 5, n. 40, a segnalare la presenza sicura di interessi monastici in Val Camonica) ci impedisce di definire il ruolo e l'importanza che essi hanno avuto nella storia successiva del patrimonio monastico e finanche di capire se siano effettivamente entrati nel dominio di S. Pietro e, in caso affermativo, con quali modalità e per quanto tempo. Ma il documento qui edito, a differenza del seguente (ineccepibile in tutte le sue componenti formali), accusa irregolarità e carenze tali da costringerci non soltanto a segnalarlo quale eccezione nel pur variegato panorama della prassi notarile, ma anche a collocarlo nel limbo dei negozi abortiti e quindi privi di ogni valore giuridico. Il confronto tra la notitia dorsale e il mundum svolto sul recto segnala datazioni del tutto discordanti: l'una conteggiata secondo l'era del principato ci porta all'anno dodicesimo del regno di Corrado II (Chuonradus anno .XII.) e quindi al 1038; l'altra, calcolata secondo il computo della natività, ci suggerisce il 1041. Tali dati, pur nella loro anomalia (è regola notissima e consolidata - ma si vedano le eccezioni nel caso di cui al doc. 14 - che la redazione per estenso, anche se effettuata a notevole distanza dalla rogatio, porti la medesima data), avrebbero potuto in qualche modo essere tra loro collegati, avanzando la congettura che alla notitia del 1038, lasciata in sospeso, abbia fatto seguito a distanza di tre anni il mundum, contraddistinto con l'anno corrente in quel momento. Ma è un'ipotesi che non regge sia perché i testi sono gli stessi in ambedue le scritture, sia perché sono identici il mese (giugno) e l'indizione (nona). Quest'ultima, in armonia con il 1041 (stile della natività), è del tutto incoerente con il 1038. A tutto ciò si aggiunga che mancano nel mundum i signa manuum di due dei cinque testi elencati nella notitia e la completio del notaio Gariardus, al quale - come si evince dal formulario e dalla grafia - va accreditata l'intera operazione scritturale. La caduta di gran parte dell'escatocollo (manca anche la sottoscrizione autografa di Arderico, presente nelle altre due donazioni) dipende dal taglio volontario della membrana effettuato in epoca non facilmente precisabile, ma non lontana - come tutto lascia credere - dal momento in cui il mundum è stato redatto. Su tali basi è possibile congetturare che Gariardus, dopo un malaccorto tentativo di accreditare a tre anni prima per motivi a noi sconosciuti la datazione del documento, si sia convinto a una redazione della cartula più coerente con il momento effettivo della rogatio, salvo poi annullarla su ordine della committenza. Anche se non ci sono note le ragioni del mutato atteggiamento dell'arciprete Arderico (ma anche del vescovo e dell'abate di S. Eufemia), un'ipotesi può essere formulata, seppure con molta cautela: che la donazione coeva, riguardante altri beni in Val Camonica (doc. 16), pure effettuata con l'assenso del vescovo e anch'essa in qualche modo collegata al monastero di S. Eufemia, come suggerisce la data topica (Acto monesterio Sancti Eufemie. Feliciter, cf. p. 36), sia stata effettuata proprio in sostituzione del presente documento.
Anche in questa come nella notitia dell'altra donazione coeva (doc. 16) S. Pietro è denominato ecclesia. La scelta diventava qui obbligata nel momento in cui Gariardus intendeva retrodatare il negozio al giugno 1038.

(SN) In nomine domini Dei eterni. Anno ab incarnatjone domini nostri Iesu Cristi (a) mille quadrageximo primo, [me]nse | iunius, inditjone nona. Monesterio Sancti Petri que dicitur Monte ego Ardericus archipresbiter d[e] ordine | plebe Sancti L[aur]encii sita locus Manervio, qui profeso sum ex natjone mea legem vivere Romana, offertor | et donator ipsius monesterio, p(resens) p(resentibus) disi: quisquis in sanctis ac in venerabilibus (b) locis ex suis aliquit contullerit rebus, iusta | Octori vocem, in oc seculo centuplum accipiad, insuper, quod melius est, vitam posidebit eternam (1). Ideoque ego | qui [supra] Ardericus archipresbiter do et offerro in eodem monesterio it est medietas de cu(n)tis casis et omnibus rebus | illis iuris mei quibus sunt poxitis in valle Camonica, tam infra castro Berci qua(m)que et foris, ia(m)dictis casis | et rebus de infra eodem castro sunt casas cum rebus ibi se tenente est per mensura iusta tabul(a)s trex et me|[dia]; coerit ei ad supertotum: a mane *****, a meridie ****, a sera ****, a montis *****; predictis rebus defo|ris eodem castro sunt inter sediminas et vineis cum areis suarum per mensura iusta iuges trex; de terris arabill[is]| est ipsa medietas iuges novem; de castinetis est ipsa medietas iuges sex; de pratis est ipsa medi[etas]| per mensura iusta iuges sex; de gerbis et buscaleis ac comunaleis est ipsa medietas per mensura iusta iug[es duo]|centi quinquaginta. Insuper offerro medietatem de decimam quod de ipsis casis et rebus anue Dominus | dederint a part[e] eiusdem monesterio Sancti Petri. Insuper do et offerro eiusdem monesterio Sancti Petri pro anima | mea et domni Odelrici episcopi seniori meo et domni Atoni abbas de monesterio Sancti Eufemie marcedem | it est ex integrum alpem unum que nominatur Zera Berzinica; est alpum ipsum per mensura | iusta iuges mille. Nam unde reliquas et similles medietas de ia(m)dictis casis et rebus deodem loco | Berzi, tam infra castro qua(m)que et foris, in mea reservo potestatem proprietario iuri; et si a(m)|plius in ipsa medietatem de ia(m)dictis casis et rebus de ia(m)dicto loco Berzi, tam infra ipso castro | qua(m)que et foris, vel de ia(m)dicto alpem (c) plus inventum fuerit quam ut supra mensura legitur, in anc mea offer|sio maneant pro remedi anime domni Odelrici episcopus (2) et Atoni abba ac mee. Que autem s(upra)s(crip)tis casis | et omnibus rebus iuris mei superius dictis, una cum accesionibus et egresores earum seu cum superioribus et infe|rioribus earum rerum qualiter superius mensura et in aliquit coerencias l(egitur), inintegrum, ab ac die in eodem monesterio | Sancti Petri dono et offerro et per presente cartula offersionis ibidem abendum confirmo, facientes exinde | pars ipsius monesterio a presenti die proprietario nomine quiquit (d) voluerint pro marcedem anime domni | Odelrici episcopus et Atoni abba ac mee marcedem; nec mihi licead ullo te(m)pore nolle quod voluit, set | quod ad me semel factum vel conscriptum (e) est sub iusiurandum inviolabiliter conservare | promito cum sstipullatjone subnisxa. Actum monesterio Sancte Eufemie. Feliciter. [Signum +++ ma]nibus Gariardi et Ardulfi seu Amizoni viventes lege Romana testes. [[...]] (f).


(a) A om. Cristi.
(b) -n- corr. da altra lettera.
(c) Nel sopralineo, in corrispondenza di -p-, tratto di penna senza apparente significato.
(d) A q(ui)qit.
(e) -r- corr. da i.
(f) Per l'interruzione del dettato cf. nota introduttiva.

(1) Cf. MATTH. 19, 29.
(2) Cf. doc. 1, nota 3.

Edizione a cura di Ezio Barbieri ed Ettore Cau
Codifica a cura di Gianmarco Cossandi

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