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Archivio Storico Civico - Biblioteca TrivulzianaMilano (MI)

Profilo storico

L'istituto "Archivio Storico Civico - Biblioteca Trivulziana e Laboratorio di Restauro" è formato da due entità distinte, l'Archivio Storico Civico (dotato di una propria biblioteca, la Biblioteca dell'Archivio) e la Biblioteca Trivulziana, accorpate nel 1935, alle quali si è aggiunto nel 1978 il Civico Laboratorio di Restauro di Libri Documenti e Legature. Danneggiato dai bombardamenti dell'agosto del 1943 (che hanno causato anche gravi perdite nei materiali conservati), l'istituto è stato riaperto solo nel 1963. Dal punto di vista amministrativo Archivio e Biblioteca costituiscono ora un'unica entità, ma per quanto riguarda conservazione e collocazione del materiale le due istituzioni sono nettamente separate (anche se hanno in comune la sala di consultazione).

Nel 1978 viene istituito il Civico Laboratorio di Restauro di Libri Documenti e Legature per la necessità di garantire l'integrità del patrimonio bibliografico e archivistico dell'Archivio Storico Civico e della Biblioteca Trivulziana. Ciò ha consentito di avviare programmi di restauro sistematici su specifici fondi di archivio senza dover ricorrere ad operatori esterni, insieme a un'attività di digitalizzazione dei materiali più prezioni per salvaguardare gli originali. Nel 1981 è stata inaugurata l'attuale sede di Piazza Castello.

L'Istituto pubblica il periodico quadrimestrale "Libri & documenti" (dal 1975), oltre a vario materiale sul patrimonio posseduto e ai cataloghi delle manifestazioni organizzate dall'istituto stesso. Inoltre promuove manifestazioni culturali di vario genere: mostre temporanee, convegni, seminari, tavole rotonde, conferenze, presentazioni di pubblicazioni.

Archivio Storico Civico

La prima sede della documentazione prodotta dalle magistrature civiche milanesi è il broletto vecchio Arengo (o curia del principe, dove ora sorge Palazzo Reale); dalla seconda metà del XIV secolo gli archivi vengono spostati, insieme alle magistrature civiche, in un'ala, ora distrutta, del broletto nuovo di piazza dei Mercanti (poi denominato broletto vecchio).

Nel 1554 e nel 1653 vengono effettuati due diversi tentativi di concentrare i diversi archivi civici: il primo porta a una suddivisione tra la sezione "superiore o delle scritture vecchie" e la sezione "attuale o recente".
Nel 1774 il materiale archivistico viene trasferito nel broletto delle farine di porta Comasina (attuale via Rovello), detto anche nuovo o nuovissimo.
Tra 1770 e 1780 viene attuato il primo orientamento archivistico completo, sotto la direzione del conte Giorgio Giulini: l'archivio è suddiviso in venti categorie.

Dal 1802 l'archivio viene gestito dal dipartimento governativo e confluisce negli archivi governativi, rientrando nella sistemazione generale e nel nuovo ordinamento per materie realizzato da Luca Peroni.
Solo dopo l'Unità d'Italia l'archivio, trasferito nel 1860 a Palazzo Marino, viene restituito al municipio (nel 1870); nel 1873, dopo tre anni di lavoro per lo stralcio e la ricostruzione delle serie originarie, l'archivio viene collocato parte nella chiesa di S. Carpoforo (archivio storico e di deposito - ma la parte dei fondi dell'archivio provinciale civico relativi alla circoscrizione provinciale confluisce invece nell'Archivio di Stato), parte nella chiesa di S. Giovanni alle case rotte (archivio corrente).

Nel 1902 la sezione antica viene definitivamente trasferita al Castello Sforzesco, dando luogo all'Archivio Storico, mentre l'archivio di deposito rimane presso la chiesa di S. Carpoforo, dove viene distrutto durante i bombardamenti dell'agosto 1943.

Attualmente l'Archivio conserva il fondo civico (atti del Comune di Milano e del Ducato, dal 1385, salvo le perdite dovute ai bombardamenti) e gli atti dell'amministrazione comunale fino al 1927 (cioè le serie archivistiche finora versate dal Civico Archivio di deposito, che ha due sedi in via Grazia Deledda e in via Mambretti). A questi si sono aggiunti nel tempo altri fondi archivistici d'origine privata, acquisiti per dono, lascito testamentario o acquisto (anche all'interno di un programma di raccolta di carteggi e archivi significativi di scrittori milanesi): tra gli altri, la Raccolta portiana, pervenuta nel 1909 grazie a una donazione di Gaetano Crespi; la Raccolta Tommaso Grossi; la Raccolta Carlo Bianconi, acquistata dal Comune di Milano nel 1872; e parte dell'archivio Carlo Emilio Gadda.

La biblioteca dell'Archivio si forma alla fine del XIX secolo, a partire da un piccolo nucleo di pubblicazioni conservate nell'Archivio Storico Civico in quanto edite dal Comune o sotto il suo patrocinio; formata da circa 10000 volumi e opuscoli, come sussidio per gli studiosi che frequentano l'archivio (specializzata su Milano e l'antico ducato), viene quasi completamente distrutta dai bombardamenti del 1943. Ricostituita dopo la guerra, viene continuamente aggiornata, mantenendo la specializzazione su Milano e il suo antico ducato.

Biblioteca Trivulziana

La formazione della Biblioteca Trivulziana risale alla seconda metà del Settecento, quando i due fratelli Trivulzio, Alessandro Teodoro (1694-1763) e Carlo (1715-1789), acquisiscono numerose biblioteche e fondi in seguito alle soppressioni di molti monasteri, accrescendo la già consistente raccolta di famiglia (conservata presso il palazzo dei Trivulzio in piazza S. Alessandro).

Nel 1802, alla morte di Giorgio Teodoro (figlio di Alessandro Teodoro) la biblioteca viene divisa tra i due figli Gian Giacomo e don Gerolamo; della seconda parte, passata in eredità alla figlia di don Gerolamo, Cristina Belgioioso, solo una porzione tornerà in casa Trivulzio. Intanto Gian Giacomo Trivulzio (1774-1831) acquista molti testi letterari e storici e avvia due importanti collezioni della biblioteca, la dantesca e la petrarchesca. Alla sua morte il figlio Giorgio Teodoro (1803-1856), cultore di numismatica, arricchisce la Trivulziana con manoscritti, incunaboli, edizioni rare e opere di numismatica, insieme al fondo di autografi, incunaboli, cinquecentine e quadri portato in dote dalla moglie Marianna Rinuccini. Gli succede il figlio Gian Giacomo (1839-1902), il primo ad aprire al pubblico la biblioteca, che incrementa con il completamento delle edizioni quattrocentesche della Commedia e con l'acquisto di pergamene; inoltre la moglie, Amalia Giulia Barbiano di Belgioioso d'Este, porta in dote 634 manoscritti, molti volumi e un fondo archivistico, il Fondo Belgioioso, ricco di pergamene.

Nel 1935 il principe Luigi Alberico Trivulzio (1868-1938), cui si deve il recupero di alcuni codici dispersi, vende la Biblioteca Trivulziana al Comune di Milano che la aggrega all'Archivio Storico Civico presso il Castello Sforzesco (prima nelle sale superiori del cortile della Rocchetta, poi, nel dopoguerra, al piano terra, dove si trova tuttora).

La Biblioteca Trivulziana è specializzata in storia e letteratura del periodo umanistico-rinascimentale (oltre che in storia del libro; manoscritti autografi e miniati, medievali e umanistici; storia dell'arte di età medievale e rinascimentale; storia e cultura della Lombardia e di Milano). Il suo patrimonio d'origine è stato costantemente incrementato con acquisizioni di opere sia antiche, sia moderne; si sono anche aggiunte alcune piccole biblioteche private pervenute per dono o per lascito testamentario, come: la biblioteca di Giuseppe Lesca, acquistata poco prima della seconda guerra mondiale; la biblioteca Morando, pervenuta nel 1943 per legato della contessa Lydia Morando Attendolo Bolognini; e la biblioteca Weil Weiss, donata nel 1937 dal barone Giuseppe Weil Weiss, ma trasferita alla Trivulziana solo nel 1951, in una sala ad essa intitolata.

Collegamenti

[Autore scheda: Cooperativa Codex]