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monastero di San Benedettosec. XI - sec. XV

Monastero benedettino maschile.
La presenza monastica nella Val Perlana, alle pendici del monte Altirone o Oltirone, dovrebbe precedere, verosimilmente di non molto, il 30 aprile 1083, quando il vescovo di Como Rainaldo si portò sul posto per dirimere una lite sorta tra alcuni "boni homines" di Isola e Lenno in merito all'appartenenza della chiesa di San Benedetto alla pieve dell'una o dell'altra località. Il presule ottenne dalle parti la donazione alla chiesa di terre ad essa vicine nonché del diritto di pascolo in monte di Ossuccio e in monte di Lenno (ed. da copia del 1279 Monneret de Villard 1914, pp. 224-225; Atti privati 1075-1100, pp. 169-171, n. 642). La donazione fu ricevuta da tre "conversi".
Presumibilmente le terre donate erano "quel vasto triangolo formato dalla confluenza dei torrenti Perlana e San Benedetto che si congiungono a valle dell'abbazia. Verso l'alto il confine doveva essere rappresentato dalla cima stessa del monte" (Vaccani 1987, pp. 256-257).
L'intervento del vescovo Rainaldo permette inoltre di collocare la presenza benedettina in Val Perlana nell'ambito della riforma episcopale in atto a Como (Longatti, Xeres 1990, p. 80).
In un documento del gennaio 1090 si trova il primo accenno all'esistenza di un "monasterium" (ed. Atti privati 1075-1100, pp. 351-353, n. 744).
L'investitura di un terreno vicino a San Benedetto, il cui abate è ricordato per la prima volta nell'atto, ricevuta nel 1091 da parte dell'abate del monastero comasco di San Carpoforo (Atti privati 1075-1100, pp. 386-388, n. 763) è stata interpretata come il segnale di un qualche legame originario tra le due comunità religiose (Belloni 1990, pp. 40-42).
Si ha notizia di un deperdito privilegio di protezione apostolica concesso da papa Eugenio III (1145-1153), che sarebbe stato confermato successivamente da Niccolò V (1447-1455) (Kehr 1913, p. 414).
Papa Alessandro III il 29 aprile 1161 accordò con un suo privilegio la protezione apostolica all'abbazia e ai suoi possedimenti nelle pievi di Isola, "Lino" (Fino o più verosimilmente Lenno), in Val d'Intelvi, Menaggio, Olonio, Ardenno, Berbenno, Sondrio, Tresivio, Teglio, Villa, e nella pieve di Mazzo, nel luogo "de Cologo" (che corrisponderebbe invece a Colico per Mazzucotelli 1987, p. 362) (ed. da copia del XVIII sec. Papsturkunden in Italien, III, p. 327).
Le "Rationes Decimarum" attestano che in occasione della decima papale del 1295-1298 il monastero, compreso nella pieve di Isola, pagò complessivamente trenta libbre imperiali (Perelli Cippo 1976, pp. 154, 199, 245).
Da uno strumento notarile del 5 maggio 1427 si apprende che a quella data il capitolo del monastero si teneva abitualmente, a causa dell'isolamento di San Benedetto, nella collegiata di Sant'Eufemia di Isola. Il capitolo era composto dall'abate e da due monaci, uno dei quali emise la professione monastica quel giorno (Atti Giovanni Zobio 1425-1443, pp. 41-42).
Nel 1430 il monastero fu unito da papa Martino V all'abbazia cistercense dell'Acquafredda di Lenno per tramite dell'abate di Chiaravalle Andrea Meraviglia (Tagliabue 1992, pp. 78-83, nota 91). L'unione e l'incorporazione all'abbazia dell'Acquafredda è testimoniata anche da fonti ducali (Lettere ducali 1430-1432, Comune di Como, cc. 153v-156r, 20 agosto 1430). Si conserva tuttavia l'atto con cui il 6 ottobre 1447 il vescovo di Como Bernardo Landriani unì il monastero di San Benedetto "de Insula", ridotto ad un solo monaco, a quello comasco di San Carpoforo (Collationes Benefitiorum, I, p. 792). Non è chiaro se questa unione avesse mai effetto e come si concili con quella precedente.
Nel 1580 il capitolo della congregazione cistercense di San Bernardo in Italia, cui apparteneva l'Acquafredda, istituì alcuni titoli abbaziali onorifici da conferirsi ai visitatori maggiori e a monaci degni della prelatura ma troppo anziani per esercitarne la funzione. Tra questi titoli vi era quello di San Benedetto (Bascapè 1992, pp. 162, nota 176).
L'ex monastero era proprietà dell'abbazia cistercense dell'Acquafredda ancora nella seconda metà del XVIII secolo (Vaccani 1988, pp. 379-381).

ultima modifica: 12/06/2006

[ Francesco Bustaffa ]

Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11500663/