Il marchesato, poi ducato di Mantova (sec. XIV - 1530; 1530 - 1786)

« precedente  |  La Lombardia degli Stati regionali nel contesto europeo  |  successivo »

Il territorio mantovano dal medioevo ai Gonzaga

L’assetto attuale del territorio mantovano si è definito con una lunga e complessa evoluzione, legata alle dominazioni che si sono susseguite dal medioevo fino all’unità politica dell’Italia.

Nel periodo comitale (800-1115), se i confini fra il mantovano, il ferrarese e il modenese erano rimasti pressoché immutati, con l’eccezione del territorio di Goltarasa (oggi Stellata, in provincia di Ferrara), quelli verso il reggiano avevano subito modifiche, poichè Suzzara, Gonzaga, Pegognaga, Bondeno Arduino e Bondeno dei Roncori, denominati complessivamente Regona o Regula Padi, appartenevano a Reggio.

Le terre oltre Oglio, ossia Viadana, Pomponesco, Dosolo, Sabbioneta, Commessaggio, Gazzuolo, Rivarolo, Bozzolo, San Martino dell’Argine, facevano parte del territorio cremonese, mentre erano bresciani i territori di Castiglione delle Stiviere, Solferino, Medole, Guidizzolo, Castel Goffredo, Casaloldo, Casalmoro, Asola, Mariana, Redondesco, Acquanegra sul Chiese, Canneto, Casalromano. Verona aveva giurisdizione invece su Monzambano, Ponti, Castellaro Lagusello, Castelbelforte, Villimpenta, Ostiglia. Castel d’Ario (già denominato Castellaro), territorio veronese, fu dato in feudo al vescovo di Trento nel 1082.

Questo assetto territoriale si modificò parzialmente in epoca comunale (1115-1274) e sotto la signoria dei Bonacolsi (1274-1328), con il passaggio nella giurisdizione mantovana di Castelbelforte, sancita da una alleanza fra veronesi e mantovani nel 1202, del territorio della Regula Padi per opera di Pinamonte Bonacolsi nel 1274, e della rocca di Solferino, acquistata dai Bonacolsi nel 1315.

Con i Gonzaga (1328-1708) nel corso del XIV e soprattutto nella prima metà del XV secolo iniziava una fase di espansione dei confini, ottenuta sia come ricompensa bellica che per compravendita. Infatti nei primi decenni del XV secolo fino alla pace di Cremona, detta anche di Cavriana (20 novembre 1441), il territorio gonzaghesco acquisiva dal veronese i centri di Ostiglia e Villimpenta, dal bresciano Castiglione delle Stiviere, Solferino, Castel Goffredo, Redondesco e Canneto con la sua quadra, infine dal cremonese le terre di Bozzolo, Ostiano, Isola Dovarese, Rivarolo, oltre alle terre di Viadana e Sabbioneta. Queste terre di nuova acquisizione configuravano il cosiddetto “mantovano nuovo” distinto per modi di amministrazione e prerogative dalle comunità del “mantovano vecchio”. Parte delle terre del “mantovano nuovo” furono in seguito assegnate ai rami cadetti dei Gonzaga, mentre i territori del nucleo originario del distretto mantovano furono sempre di pertinenza del primogenito.


Lo stato mantovano sotto i Gonzaga

Con la morte del marchese Gianfrancesco Gonzaga nel 1444 si ebbe la prima divisione dello stato mantovano, con l’assegnazione del marchesato, costituito dal distretto mantovano, con la rocca di Borgoforte e le terre possedute nel veronese, al primogenito Ludovico Gonzaga. A Carlo Gonzaga vennero attribuiti i territori del cremonese, ossia Isola Dovarese, Rivarolo, Bozzolo, San Martino dell’Argine, Sabbioneta, Gazzuolo, Viadana, Luzzara, Gonzaga e Reggiolo.

Ad Alessandro Gonzaga vennero dati Castel Goffredo, Medole, Castiglione delle Stiviere, Acquanegra, Canneto, Redondesco, Mariana, Guidizzolo, Piubega, Ostiano e Solferino. A Gianlucido Gonzaga toccarono Volta, Cavriana, Ceresara, San Martino Gusnago, Rodigo. Nel 1466 Ludovico Gonzaga riusciva a ricomporre l’unità territoriale del marchesato, ma alla sua morte, nel 1478, lo stato mantovano veniva nuovamente smembrato e diviso tra i suoi cinque figli maschi secondo il seguente schema: al primogenito Federico il marchesato con le terre ex veronesi, le terre ex bresciane di Mariana, Redondesco, Medole, e le terre ex cremonesi di San Martino Dell’Argine, Commessaggio, Gazzuolo e Belforte; a Francesco e Gian Francesco le rimanenti terre ex cremonesi; a Ludovico e Rodolfo le rimanenti terre ex bresciane; a Rodolfo veniva inoltre attribuito il possesso di Suzzara.

In seguito furono concordate fra gli eredi alcune permute in base alle quali Federico cedeva a Rodolfo e Ludovico, in cambio di Canneto, il possesso di Luzzara e Marmirolo (riacquistato nel 1480 da Federico) e a Francesco e Gian Francesco, in cambio di Viadana, le terre di San Martino dell’Argine, Gazzuolo, Commessaggio, Rodigo e il territorio di Villimpenta. Rodolfo e Ludovico concordarono la divisione dei territori loro assegnati in due parti, attribuendo al primo Luzzara, Castiglione delle Stiviere e Solferino, e al secondo Castel Goffredo, Ostiano e Redondesco.

Si formarono così le signorie gonzaghesche che coronavano lo stato mantovano in epoca moderna, sostanzialmente fino alla fine del ducato, se si eccettua l’aggregazione del marchesato di Gazzuolo, avvenuta nel 1573, all’incameramento di Rodigo e Rivalta e, del territorio di Castel Goffredo, nel 1602, contro la cessione di Medole al principato di Castiglione delle Stiviere. Nel 1771 venivano uniti al ducato mantovano il principato di Bozzolo e il ducato di Sabbioneta, mentre nel 1773 era la volta del principato di Castiglione delle Stiviere, insieme alla contea di Rolo, alla signoria di Soave e di San Martino Gusnago.


Organizzazione giurisdizionale del mantovano

Dal punto di vista amministrativo, il territorio del feudo mantovano ha conosciuto diverse forme istituzionali di organizzazione periferica dello stato. Negli anni 1370-1380, ai tempi di Ludovico Gonzaga, esso risultava uniformemente diviso in vicariati, in precedenza presenti solo nelle località di importanza strategica: era infatti articolato nei vicariati di Cavriana, Volta, Ceresara, Goito, Marmirolo, Castiglione Mantovano, Rivalta, Marcaria, Montanara, Borgoforte, Governolo – Roncoferraro, Serravalle, Suzzara, Luzzara, Reggiolo – Gonzaga, San Benedetto, Quistello, Revere, Sermide. Questa organizzazione amministrativa non costituiva tuttavia un sistema unitario, esteso uniformemente a tutto il territorio, ma era condizionato dai particolarismi in difesa degli antichi ordinamenti.

Negli anni immediatamente seguenti all’elevazione da marchesato a ducato, avvenuta nel 1530, risultava esserci un governatore a Viadana e Goito; un podestà a Canneto, Ostiglia, Sermide e Viadana; un commissario a Borgoforte, Castiglione Mantovano, Cavriana, Goito, Gonzaga, Governolo, Marcaria, Pontemolino, Porto, Quistello, Redondesco, Reggiolo, Revere, Roncoferraro, San Benedetto, San Giorgio, Volta; un vicario a Bagnolo, Bigarello , Castellaro, Castellucchio, Ceresara, Curtatone, Due Castelli, Gonzaga, Mariana, Marmirolo, Medole, Piubega, Poletto Mantovano, Rodigo , Sacchetta, Serravalle, Sustinente, Suzzara, Villimpenta, Volongo. In questo periodo altre magistrature periferiche operavano sul territorio dello stato mantovano come i capitani del divieto, i giudici delle strade, gli ufficiali addetti ai magazzini del sale e quelli dei dazi, mentre i castellani e i capitani si occupavano delle opere di fortificazione.


Organizzazione giurisdizionale del mantovano

Nei primi decenni del XVII secolo il territorio del ducato di Mantova era articolato in diverse giurisdizioni. Vi erano i governatori di Viadana, Goito e Porto; le podestarie di Ostiglia, Revere, Sermide, Luzzara, Gazzuolo, Canneto; i commissariati di Curtatone, Rodigo, Cavriana, Volta, Castiglione Mantovano, Roncoferraro, Governolo, Borgoforte, Marcaris, Redondesco, San Benedetto, Suzzara, Gonzaga, Reggiolo e Quistello; i vicariati di Marmirolo, Ceresara, Piubega. Vi erano inoltre giurisdizioni del mantovano possedute da rami del casato dei Gonzaga che non soggiacevano al duca: marchesato di Castiglione delle Stiviere poi principato, ducato di Sabbioneta, principato di Bozzolo, marchesato di Ostiano, marchesato di Gazzuolo, Pomponesco, Isola Dovarese, San Martino, contea di Guastalla.

Nel 1737, il territorio del ducato di Mantova era articolato in trentasei giurisdizioni, parte con piena potestà e parte vicari del capitano di giustizia e del podestà di Mantova. Tra i giusdicenti “di mero e misto impero” vi erano i governatori di Viadana, Revere, Sermide, Ostiglia, Gazzualo e Canneto, e i “due podestà forensi” di Castel Goffredo e Redondesco. Vi erano poi i “governatori di semplice titolo” a Goito, Volta, Cavriana, Suzzara, Governolo, mentre a Borgoforte, San Benedetto e Gonzaga vi erano podestà definiti “fra minori giudici foranei”. Vi erano infine i commissari, giusdicenti inferiori, essendo limitata la loro giurisdizione alle cause civili fino a lire 60, mentre nelle cause criminali erano semplici vicari del capitano di giustizia di Mantova. Avevano sede a Curtatone, Castellucchio, Marcaria, Rodigo, Piubega, Guidizzolo, Mariana, Volongo, Dosolo, Ceresara, Marmirolo, Castiglione Mantovano, San Giorgio, Bigarello, Roncoferraro, Villimpenta, Due Castelli, Sustinente e Poletto Mantovano, Serravalle e Quistello.


Organizzazione giurisdizionale del mantovano

Nel 1750, il territorio mantovano veniva diviso in diciannove preture distinte fra quelle di “mero e misto imperio” (preture di Viadana, Ostiglia, Revere, Gazzolo, Canneto, Sermide, Redondesco, Castel Goffredo) e quelle di “limitata giurisdizione” (preture di Quistello, Goito, Volta, Suzzara, Governolo, Castellucchio, Gonzaga, Due Castelli, Borgoforte, Guidizzolo, Castiglione Mantovano).

Nel 1772 veniva definito un nuovo piano delle preture mantovane, in base al quale le precedenti giurisdizioni, a cui si erano aggiunte nel frattempo quelle di Bozzolo e del Sabbioneta, venivano ridotte alle undici: Viadana, Bozzolo, Goito, Revere, Suzzara, Sabbioneta, Borgoforte, Canneto, Ostiglia, Due Castelli. Soggetti alla giurisdizione del capitano di giustizia e del podestà di Mantova rimanevano i borghi di Cerese, Pradella e San Giorgio, Porto, Frassine, Villa Nova, Cadè, Marmirolo, Curtatone, Le Grazie, Quattro Ville.

Questo assetto veniva ulteriormente variato nel 1782, con il compartimento territoriale delle preture dello stato di Mantova, in base al quale il territorio dello stato mantovano era distinto in sedici giurisdizioni: Mantova, Castiglione delle Stiviere, Viadana, Bozzolo, Sabbionetta, Revere, Gonzaga, Castel Goffredo, Canneto, Goito, Borgoforte, Ostiglia, Marcaria, Sermide, Suzzara, Roverbella.

Oltre all’articolazione giurisdizionale variò nell’ultimo quarto del XVIII secolo anche l’organizzazione amministrativa: nel 1784, in base al compartimento territoriale dello stato mantovano, il ducato di Mantova era articolato nei distretti di Mantova, Ostiglia, Roverbella, Goito, Castiglione delle Stiviere, Castel Goffredo, Canneto, Marcaria, Borgoforte, Bozzolo, Sabbioneta, Viadana, Suzzara, Gonzaga, Revere e Sermide. Questo assetto del territorio mantovano venne ricostituito nel 1791, dopo essere stato revisionato nel 1786 con la costituzione delle province di Mantova e Bozzolo, in luogo del soppresso territorio del ducato.


I feudi imperiali

Nel tardo medioevo e per tutta l’epoca moderna la già complessa articolazione politico-amministrativa del territorio mantovano fu ulteriormente frammentata dalla presenza di signorie che contornavano lo stato dei Gonzaga. Si trattava di territori e di comunità che avevano la configurazione se non la vera e propria struttura di piccoli stati, talvolta formalmente autonomi, in altri casi satelliti del duca di Mantova.

Questi piccoli potentati erano connotati giuridicamente come feudi imperiali, sanciti con investitura dell’imperatore. Al loro interno il potere politico e la completa giurisdizione venivano trasferiti al vassallo imperiale.

Il vincolo feudale improntò fortemente, attraverso il legame con lo sfruttamento delle risorse agricole, le stesse strutture economiche e sociali delle comunità soggette. La fitta rete della presenza feudale gonzaghesca, farnesiana o estense a livello di proprietà fondiaria determinava il controllo del potere economico, speculare al potere giurisdizionale e politico. La preminenza dell’istituto feudale garantì da una parte la lunga durata delle dinastie mantovane e delle loro ramificazioni, dall’altra impedì l’affermazione di vere autonomia e veri poteri, a esempio nelle comunità, che non fossero condizionate dalla presenza signorile. Confermava questo stato di fatto anche il sistema delle corti del basso mantovano, costituito da un complesso di terre nobiliari concesse ab antiquo a livello o in enfiteusi da enti ecclesiastici, come Ostiglia, Sermide, Poggio.

Nel territorio mantovano le signorie si affermarono però in prevalenza nei territori ex bresciani ed ex cremonesi, acquisiti dai Gonzaga nei primi decenni del XV secolo, spesso garantiti da esenzioni fiscali, antichi privilegi e statuti particolari. Gli statuti divennero il terreno di confronto tra la capacità di governo del principe e la possibilità della comunità di conservare una propria autonomia.


Stratificazione delle signorie del mantovano

Le terre signorili, identificate nel loro insieme durante la seconda metà del XVIII secolo come “mantovano nuovo”, furono appannaggio dei rami cadetti dei Gonzaga. Si consideravano distinte dall’antico distretto comunale, definito “mantovano vecchio”, che costituiva il nucleo del ducato mantovano e che fu sempre prerogativa del primogenito del ramo principale dei Gonzaga.

La maggior parte delle signorie mantovane si originò nel 1478, quando, alla morte del marchese Ludovico Gonzaga, lo stato mantovano venne smembrato fra i suoi cinque figli: al primogenito fu assegnato il marchesato, a Rodolfo e Ludovico le terre dove si sarebbero costituite (a seguito di intricate aggregazioni e partizioni ereditarie) le signorie di Luzzara, Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere, Solferino e Medole, a Francesco e Gianfrancesco i territori dove si sarebbero formate le signorie di Sabbioneta, Bozzolo, Rodigo, Rivarolo Fuori, Gazzuolo, Pomponesco e San Martino dell’Argine.

Accanto a queste signorie, nel territorio mantovano esitevano altre “enclaves” autonome, cioè Castellaro, feudo dal 1082 dei vescovi-principi di Trento, che lo reinfeudarono regolarmente prima ai Bonacolsi e poi ai Gonzaga, Gazoldo, assegnato nel 1354 ad Alberto degli Ippoliti, Sacchetta, costituito nel 1359 in feudo e cessato nel 1466, oltre a Bigarello e Sermide. Nel 1530 venne elevato alla dignità di marchesato il territorio di Viadana, infeudato al primogenito del ramo dei Gonzaga. Nel 1709 venne elevato a feudo imperiale il territorio della Corte Orsina di San Martino Gusnago e di Soave, che cessarono nel 1776.

Il sistema di piccoli stati dell’area padana, di cui le signorie mantovane furono una chiara espressione, si resse, come è noto, prima sull’incontro e scontro dei principali stati regionali italiani, poi sugli equilibri fra le potenze europee. Con il crollo della monarchia spagnola al principio del XVIII secolo e l’affermarsi di un nuovo espansionismo absburgico nell’Italia settentrionale iniziò il loro progressivo ridimensionamento, anche se la loro scomparsa fu sancita in modo definitivo dalla rivoluzione francese.


Vicende politiche del mantovano

Dal punto di vista politico-amministrativo, dopo la morte di Matilde di Canossa nel 1115, la città di Mantova, feudo imperiale, ritornava alle dipendenze dell’imperatore, che, rinunciando a eleggere un nuovo conte, l’anno successivo confermava ai mantovani tutte le precedenti concessioni, segnando l’effettivo inizio della vita autonoma del comune, o per lo meno favoriva lo sviluppo di organi di autogoverno che si ponevano come eredi effettivi del diritto comitale dei Canossa.

La mancanza di notizie di contrasti fra le terre del contado e il comune cittadino sembra confermare l’ipotesi che quest’ultimo sia subentrato pacificamente al potere comitale: il comune, modificando l’assetto istituzionale precedente, creava una propria identità, con la definizione di propri organi e proprie attribuzioni, il cui culmine veniva raggiunto con l’istituzione del capitano del popolo.

L’impianto istituzionale così emerso formalmente perdurò oltre l’epoca comunale (1115-1274) e venne riconfermato dalla signoria dei Bonacolsi (1274-1328), prima nel “Liber privilegiorum comunis Mantue” e poi con la redazione degli statuti, stilati nel 1311 o negli anni immediatamente successivi, mediante i quali i Bonacolsi ambivano a presentarsi come espressione di un potere posto al di sopra degli interessi particolari.


Mantova dalla signoria al principato dei Gonzaga

Con l’avvento al potere dei Gonzaga (1328-1707), le forme di governo comunale venivano svuotate; nel ventennio a cavallo fra il XIV e XV secolo, si consolidavano i confini del dominio e si confermò il potere gonzaghesco, sancito dalla redazione degli statuti del 1404. In essi la volontà del signore costituiva il fondamento dello stato. In questa fase di passaggio dalla signoria al principato, conclusa con l’attribuzione del titolo di marchese al Gonzaga, avvenuta nel 1432, veniva attuato uno spostamento di competenze dalle magistrature comunali a nuovi organi creati dal principe, come il “consilium domini” o i maestri delle entrate.

Dagli anni quaranta del XVI secolo, dopo l’elevazione del signore di Mantova da marchese a duca, avvenuta nel 1530, e l’assegnazione del Monferrato nel 1536, si avviarono una serie di riforme amministrative e giudiziarie tese a razionalizzare i modi di governo, che prevedevano sia la trasformazione di organi già costituiti, come il “consilium domini” o la cancelleria, sia l’istituzione di nuovi uffici. Il tribunale della rota fu sostituita nel 1571 dal senato di giustizia, nel quale confluivano anche le attribuzioni del “consilium domini”; nel 1573 fu impiantato il magistrato camerale, che, insieme al senato, costituiva una fra le principali magistrature del ducato. Si formarono anche organi consiliari, come il consiglio di stato nel 1592, per garantire forme di coordinamento dell’attività di governo, sempre più specializzata e divisa nelle diverse branche amministrative.

Questi processi di statualizzazione e la necessità di coordinamento, in particolare sotto gli ultimi Gonzaga, tendono a configurare il governo del mantovano come governo di gabinetto, non diverso, nella forma almeno, da quello delle monarchie europee del tempo. Nel 1626, l’erezione della consulta che riuniva ogni compito di governo, comportò la completa supplenza del duca, il quale progressivamente si disinteressò dell’attività ordinaria di governo, provocando una sempre più ampia perdita di autorità della propria figura. Il decadimento della funzione del duca non implicava tuttavia un deterioramento della organizzazione amministrativa, garantita dalla struttura statale che si era costituita durante tutta l’età moderna, bensì piuttosto la sua utilizzazione a fini particolari da parte di chi nell’amministrazione e nel governo era insediato.


L'aggregazione del ducato di Mantova a Milano

Nel 1707 cadde l’ultimo dei Gonzaga, che abbandonò i suoi domini con l’accusa di fellonia; il ducato fu devoluto alla casa d’Austria nel 1708, con la nomina a capo dello stato mantovano del conte Giovan Battista Castelbarco con il titolo di amministratore cesareo.

Veniva confermato l’assetto istituzionale del ducato, pur nell’assenza della persona del sovrano. Questo orientamento del governo absburgico continuò con la designazione a governatore del langravio Filippo d’Assia- Darmstadt, rimasto in carica fino al 1735, quando venne nominato amministratore cesareo il conte Carlo Stampa. Nel 1737 con la nomina del conte Ottone Ferdinando di Traun a unico governatore della Lombardia Austriaca, si ebbe la prima unificazione del mantovano al milanese. Nella prospettiva imperiale, diventava allora superfluo insistere sulla perpetuazione a Mantova del sistema di governo cortigiano ereditato dai Gonzaga. la nuova situazione implicava la ridefinizione della struttura amministrativa del ducato mantovano ormai come ente periferico.

In questa prospettiva, venne nominato un luogotenente e vice governatore dello stato di Mantova, che, dipendente dal goveratore, era a capo di una giunta di governo, mentre cessava dalle sue funzioni la segreteria di stato; il magistrato camerale veniva trasformato in direzione generale delle finanze. Nel 1744 veniva stabilita l’aggregazione del mantovano al milanese, che comportò nel 1745 l’abolizione del governo subalterno e del senato di giustizia, sostituito da una curia senatoria. Questo processo istituzionale veniva tuttavia condizionato dalla guerra di successione austriaca, che costrinse il governo della Lombardia a trasferirsi a Mantova alla fine del 1745. Nel 1746 veniva messo a capo dell’amministrazione del mantovano il conte Giuseppe Arconati Visconti come luogotenente del governatore generale della Lombardia, e veniva istituita una giunta per l’amministrazione della città.

Nel 1750 pur mantenendo l’unione governativa, veniva accordata al mantovano la restituzione dei propri tribunali, tanto per l’amministrazione della giustizia quanto per la direzione delle materie camerali e civiche, con un vice governatore a rappresentare l’autorità imperiale.

Nel 1786, con il “piano di amministrazione civile e politica per la Lombardia Austriaca”, il ducato di Mantova veniva aggregato al Milanese e assimilato a una delle otto province lombarde, unificazione peraltro anticipata nel 1784 da quella amministrativa e finanziaria.


Istituzioni storiche