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Ultima cena

Nicola da Urbino

Ultima cena

Descrizione

Autore: Nicola da Urbino (m.1537 o 1538), esecutore

Cronologia: ca. 1530

Tipologia: pittura

Materia e tecnica: ceramica/ pittura a smalto

Misure: 1 cm x 29,1 cm x 22,5 cm

Descrizione: La targa maiolicata, di forma rettangolare, a soggetto istoriato, è dipinta a tutta campo, con la raffigurazione dell'Ultima Cena. Il convivio è ambientato all'interno di uno spazio chiuso, imprecisato, privo di connotazioni architettoniche, entro un, inedito per Nicola (celebre per l'abilità nella resa delle architetture), fondo scuro che trascolora nel giallo, quasi un'illuminazione fioca che si irradia dall'aureola di Cristo (mutuata dalle incisioni di Durer). Su questo sfondo si stagliano gli Apostoli, i cui corpi sono celati dall'ampio e plastico panneggio degli abiti 'alla romana', connotati da un acceso cromatismo. I commensali, dai volti espressivi, raffigurati in varie e dinamiche posture, in piedi, seduti, di profilo, di schiena, si distribuiscono vivacemente attorno ad un ampio tavolo su cui poggia un raffinato bacile. Due panche sorrette da sostegni differenti, a forma di pilastrini quelli a sinistra e a voluta quelli di destra (identici in Raffaello), introducono allo spazio "vuoto" dove si svolge la cena, uno spazio reso profondo dal sapiente uso del colore. Il pavimento uniforme, a monocromo, sul quale sono accennate le ombre delle figure, contribuisce a creare un'atmosfera quasi irreale e di calma drammaticità. La formella è compresa entro un bordo nero.

Notizie storico-critiche: La preziosa targa in maiolica istoriata con l'Ultima Cena viene realizzata da Nicola di Urbino (identificato con Nicola di Gabriele Sbraghe) intorno al 1530. E' ascritta al maestro urbinate, considerato il più abile fra i pittori di ceramiche del Rinascimento, tanto da esse soprannominato il "Raffaello della maiolica" e anche il "principe dei ceramisti del Cinquecento", sulla base del confronto stilistico con la produzione sicuramente autografa/ di mano di Nicola. Sono infatti ben riconoscibili i segni inconfondibili dell'autografia di Nicola: la finezza di esecuzione, il segno graficamente accurato, la straordinaria qualità pittorica, la preziosità del cromatismo brillante e l'abilità nella resa spaziale contraddistinguono l'eccellente produzione dell'urbinate.
Tipici del maestro sono anche gli incarnati sfumati, le lumeggiature bianche che sottolineano i profili dei nasi alla greca e i capelli dalle ciocche ben delineate.
Ciò che affascina maggiormente nell'Ultima Cena è l'abile scelta degli accostamenti cromatici, le tinte accese e cangianti, l'alternarsi e richiamarsi di colori freddi e colori caldi.
Confrontando la gamma cromatica della targa pavese con i colori di alcune opere certe del maestro, si avverte una variazione di tonalità, tipica dell'ultimo periodo di attività dell'artista. All'inizio della sua produzione, intorno al 1520, le tinte sono più chiare e pure, mentre dal 1930 si fanno più cangianti e si arricchiscono di sfumature. Dalla tonalità blu pastello passa ad altri timbri cromatici fra cui risalta un verde cangiante, arricchito di sfumature con il giallo; per contro il giallo è chiaroscurato con il verde. A partire da questa data Nicola si avvale, all'interno della ormai avviata bottega, di collaboratori, tra i quali forse Francesco Xanto Avelli da Rovigo, altrettanto celebre ceramista e colto umanista rinascimentale, che secondo la critica potrebbe aver avvicinato Nicola a queste nuove cromie. Le vesti drappeggiate degli Apostoli nella placca pavese sono dipinte con colori cangianti vicini a quelli usati da Xanto.
La formella è compresa entro un bordo dipinto di nero, probabilmente destinato ad essere coperto da una cornice ed appeso come un dipinto su tela; queste targhe istoriate sono molto diffuse e di gran moda negli anni 1930 e 1940. L'argilla utilizzata presenta una colorazione paglierino rosato chiaro, ben depurata, in uso presso le botteghe ceramiche attive ad Urbino nel corso del XVI secolo.
Le fonti iconografiche cui attinge Nicola sono i repertori di incisioni tratti soprattutto da disegni di Raffaello, ma anche le xilografie della Bibbia e dei testi classici, molto diffusi nelle botteghe ceramiche, che ben assimila e reinterpreta. Per l'Ultima Cena, in particolare, il rimando è all'omonimo affresco della tredicesima campata delle Logge Vaticane di Raffaello (attribuito a Vincenzo Tamagni da un modello di Perin del Vaga), di cui ripropone l'esatta trasposizione. Se si esclude una visione diretta, Nicola potrebbe aver visto i disegni delle Logge di Giulio Romano che nel 1524 sosta a Urbino.
La stessa scena identica si ritrova nella coppa del Kunstindustrimuseet di Copenaghen, dalle tinte cangianti e forti, l'unico cambiamento rispetto alla placca pavese è costituito dall'accorgimento di due gradini in primo piano che servono a dare profondità prospettica alla scena.
La rara targa pavese, realizzata a Urbino, il più importante centro di produzione di maiolica istoriato del Cinquecento, proviene dalle raccolte del marchese Luigi Malaspina di Sannazzaro (1754-1835), mecenate e collezionista illuminato di antichità, esposte nello Stabilimento Belle Arti Malaspina. Il nucleo di maioliche del nobile pavese è formato da pochi pezzi, ma tutti di notevole qualità. Nel catalogo redatto da Giovani Monti, custode e conservatore del gabinetto di Belle Arti, è annotato che la targa presenta la marca "E.M.", che non trova nessun riscontro. Probabilmente Monti interpreta erroneamente il sigillo in ceralacca rossa presente al verso, con un'aquila bicipite coronata, recante tra gli artigli uncinati gli emblemi del potere (globo e doppio scettro) e al centro, entro un clipeo, le iniziali capitali maiuscole "F.I.", riferibili all'imperatore Francesco I d'Austria. Sulla bordura, parzialmente leggibile, l'iscrizione "...di Milano ... Esportazione". Con probabilità si tratta di un timbro di esportazione legato alle vicende collezionistiche della targa.
L'Ultima Cena fu acquistata dal Malaspina presumibilmente sul mercato d'arte milanese, nel lasso di tempo tra il 1832 (la targa non compare infatti nella prima stesura del catalogo delle collezioni, ma solo in un manoscritto autografo) ed il 1835 (anno della morte del marchese).

Collezione: Pinacoteca Malaspina

Collocazione

Pavia (PV), Musei Civici di Pavia. Pinacoteca Malaspina

Credits

Compilatore: Damiano, Sara (2008)

Ultima modifica scheda: 15/06/2015