Tempo. Un lungo "secolo breve"

Umberto Boccioni, "La città che sale", 1910È un secolo, il XX, di forti e decisivi cambiamenti, segnato profondamente da due violente guerre mondiali, la prima tra il 1915 ed il 1918, la seconda iniziata nel 1938 e conclusasi faticosamente nel 1945. Tra di esse, l’instaurarsi di governi di regime, di ideologie nazionaliste improntate all’azione ed alla rivoluzione sociale. Quindi, dalle macerie, i primi passi verso una lenta ricostruzione, non solo economica, all’ombra di un nuovo conflitto tra Est ed Ovest. Seguono gli anni del meraviglioso boom economico ed il 1960, accompagnati da innovazioni che trasformano le abitudini quotidiane e dalla voglia delle nuove generazioni di cambiare radicalmente la società.
Una manciata di decenni in cui molto, se non tutto, sembra essere cambiato.

Sullo sfondo di queste complesse vicende, se Roma si delinea sempre più come capitale politica, è Milano il motore economico, sociale e culturale del paese. La città dove il commercio segue il rapido sviluppo del settore dei trasporti, lungo le direttive dei mercati europei; dove la produzione di energia elettrica, già nel 1914, soddisfa il 10% della domanda del paese; dove l’immigrazione della popolazione in cerca di lavoro dalle campagne è, di fatto, un problema irrisolto.

Fotografia di Klaus Zaugg: Milano - Fuga prospettica di alcuni grattacieli, sullo sfondo il Pirellone, 1970; Archivi dell'Immagine – Regione LombardiaL’inizio del secolo vede, a Milano, lo sviluppo di grandi gruppi industriali, come la Pirelli, la Falck o la Breda. I loro stabilimenti abitano le aree più periferiche della città, accanto alle nuove, controverse case popolari, mentre il centro, che ospita le prime università, si prepara a diventare, sul finire degli anni ’70, il grande polo terziario della Milano da bere. Un fermento che investe anche il mondo della cultura, rendendo la città scenario prediletto per le avanguardie artistiche e per dibattiti e confronti che si animano in occasione delle Triennali, e si esprimono sulle pagine delle più importanti riviste di settore.

Tutto ciò inevitabilmente si riflette sulle trasformazioni urbane. Contesa tra la pressione della speculazione edilizia ed i crescenti problemi sociali derivati dall’incontrollato aumento demografico, la citta’ entra nel secondo conflitto mondiale ancora proiettata nella creazione della Grande Milano, alimentata dal suo benessere economico. Ne uscirà profondamente mutata, ferita dalle devastazioni della guerra: lungo le vie lo testimoniano, silenziosi, vuoti e macerie. Da questa sconfitta, decide di ricostruire il proprio volto, determinata a dimenticare gli orrori bellici.