Un passo indietro. Dalle mura spagnole all'immaginario fascista

Le carrozze solcavano le vie a pavè di Milano, quando la città antica era stretta dalla cinta delle fortificate mura spagnole. Appena fuori dalle porte d’accesso si aprivano i Corpi Santi, il vasto suburbio densamente popolato che gravitava intorno al centro, ed una rete di navigli e canali navigabili attraversava la città. I primi lampioni elettrici illuminavano le antiche case signorili, i giardini ad orto e gli androni intonacati di fresco, ed il loro profilo regolare e pulito si scontrava con quello dei quartieri popolari, relegati nelle aree di corso di Porta Ticinese, del Mercato del Verziere e porta Tosa.

Poi, nel 1873, dopo anni di dibattito ed un incremento demografico spropositato, il Consiglio Comunale annette i Corpi Santi alla cerchia urbanizzata. E’ da questa data che la città incomincia a mutare significativamente.

La pianta della nostra città, in piccola scala, presenta molta somiglianza con la sezione di un albero; vi si notano assai bene i prolungamenti e gli stati concentrici. È una pianta assai razionale che ha esempio nella natura; non si è fatto quindi che darle la voluta maggiore estensione

Fotografia di autore non identificato: Milano - Panorama anni '20-'30; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaCosì afferma Cesare Beruto, chiamato a progettare il primo piano regolatore nel 1884, con l’intento di controllare la veloce crescita della città. L’attenzione è rivolta al centro urbano, ma soprattutto alla nuova zona di espansione che si estende tra l’anello definito dai bastioni, poi progressivamente smantellati, e la nuova circonvallazione. Due aree tra loro unite da un tracciato viario radiale che convoglia tutte le forze urbane verso il centro storico, senza toccarne i giardini di privata ragione e, al contempo, favorendo le attività economico-speculative connesse all’edificazione.

Fotografia di Pompeo Pozzi: Milano - Vecchia Stazione Centrale, 1864-65; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaMa Beruto non può prevedere la velocità con cui la popolazione sarebbe cresciuta di lì a pochi anni ed ancor prima che il piano, approvato nel 1889 dopo molteplici revisioni, sia interamente realizzato, la Giunta affida agli ingegneri Angelo Pavia e Giovanni Masera la sua revisione. Dal 1912, quindi, le maglie della ragnatela berutiana si infittiscono con la realizzazione di viale Lombardia e corso Italia, di corso Littorio (oggi corso Matteotti), o con l’espansione del centro finanziario del Cordusio; la cintura ferroviaria viene completamente riconfigurata; e la richiesta sempre maggiore di alloggi porta alla lottizzazione anche di quei giardini privati tanto difesi da Beruto, dando il via alla loro sistematica distruzione.

Fotografia di Pace & C.: Milano - Stazione Centrale, 1931-35; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaUna possibilità, questa, che non sfugge al nascente regime fascista, quando nel 1926, all’indomani della presa di Palazzo Marino, indice un concorso pubblico per progettare la nuova Milano, sollecitato anche dall’annessione di 11 comuni contermini.
Non si terrà conto “dell’immediato domani, ma provvedendo anche ai bisogni del futuro per una metropoli di due milioni di abitanti”. Così ha inizio l’avventura fascista.

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  • Cesare Beruto, Progetto per il Piano Regolatore Generale di Milano, 1884; Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli: Beruto_progetto_1884.zip (1.94 MB)

  • Cesare Beruto, "Piano regolatore edilizio e di ampliamento della città di Milano", 1885; Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli: Beruto_prg_1885.zip (1.70 MB)

  • Giovanni Masera e Angelo Pavia, "Pianta di Milano con l'indicazione del Piano Generale Regolatore Edilizio e di Ampliamento", 1911; Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli: Pavia_Masera_1911.zip (1.56 MB)