Storie di regime. Gli anni del piano Albertini

Fotografia dello Studio Sommariva: Milano - Edifici in piazza San Babila, sulla destra il palazzo del Toro 1956; Biblioteca Nazionale BraidenseIl rubanuvole. Così i milanesi chiamano, nel 1937, il primo grattacielo della città, la Torre Snia Viscosa nella nuova piazza San Babila. Così il nuovo piano regolatore di Cesare Albertini, ingegnere urbanista, porta a compimento quell’opera di edificazione intensiva iniziata dalle lottizzazioni del piano Pavia-Masera, perseguita dall’amministrazione Chiodi e, successivamente, dal Commissario Prefettizio Ernesto Belloni. Circa sette anni che, dal concorso del 1926, lasciano Milano senza una regolamentazione urbanistica precisa, almeno sino al 1934, anno di approvazione del definitivo Piano regolatore Albertini, teoricamente frutto delle tre idee vincitrici, ed in sostanza elaborazione personale dell’ingegnere milanese.

Piazza San Babila ben rappresenta questa lunga fase di cambiamenti radicali. L’apertura di corso Matteotti, intitolato allora corso Littorio, rendeva necessaria la sistemazione monumentale della piazza, dove, accanto alla piccola basilica romanica, ridefinita nel secolo precedente, sorgeva un quartiere popolare, di case e di stabili in stile veneziano. Lo sventramento dell’area incomincia nel 1939, e continua sino al 1952, per lasciare posto al complesso di nuovi edifici progettati a piu’ mani, a cui si aggiunge l’imponente Palazzo del Toro, di Emilio Lancia e Raffaele Merendi. Sette anni, quindi, in cui il risanamento edilizio, come affermava Cesare Chiodi, sostituisce ai vecchi edifici palazzi di particolare decoro architettonico.

Fotografia dello Studio Sommariva: Milano - Veduta di piazza Diaz, 1956; Biblioteca Nazionale BraidenseL’obiettivo del regime e della sua politica era quello di riorganizzare l’assetto urbano e di edificare strutture pubbliche rappresentative. Il cuore della città diventa, così, il vero centro d’interesse per la costruzione della nuova Milano. Con il permesso di stralci di piano si ricostruisce l’isolato compreso tra corso Vittorio Emanuele e via Santa Radegonda, demolendo edifici e giardini della Milano storica; piazza Fontana, piazza Diaz e piazza Affari sono il simbolo tangibile della politica di sventramenti e di ricostruzioni.

Fotografia di autore non identificato: Milano, Fiera Campionaria Piazzale Giulio Cesare, 1930 ca.; Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni, Civico Archivio FotograficoGli anni Venti e Trenta sono anche quelli in cui a Milano si realizzano alcune strutture simbolo della città, come la Fiera Campionaria, inaugurata nella sua nuova sede nel 1923, il primo nucleo della Città degli Studi e della Città ospedaliera, con il complesso dell’Ospedale Maggiore di Niguarda, San Siro e molti edifici dedicati all’attivita’ sportiva.
Nel frattempo, si concretizzava la proposta, gia’ avanzata da tempo, di coprire la fossa interna dei Navigli ed il piano Albertini rendeva edificabile la quasi totalità del territorio comunale, rinunciando a qualsiasi criterio di gestione futura della crescita urbana. Dei progetti che avevano vinto il concorso non rimaneva che il ricordo, mentre “il cuore di Milano è sul tavolo operatorio” come scriveva Giuseppe Pagano nel 1938.

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  • Cesare Albertini, "Città di Milano - Piano Regolatore", 1933; Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli: Albertini_prg_1931-33.zip (0.62 MB)