Oltre le avanguardie. Il Novecento

Mentre si chiudeva la stagione delle Avanguardie storiche, in parte bruscamente interrotta dal primo conflitto, e si placava l’urgenza dirompente, provocatoria, volta a superare eclettismo e Art Nouveau, e a demolire il dogma delle accademie, sembra giunto il momento di interpretare il presente e di costruire la nuova architettura.

In questo panorama, si afferma una nuova poetica, ben presto definita Stile Novecento. Un gruppo di architetti (Giuseppe de Finetti, Mino Fiocchi, Emilio Lancia, Giovanni Muzio, Gio Ponti) si riunisce in uno studio comune di via Sant’Orsola, a Milano, con l’intento di recuperare il linguaggio della propria tradizione nazionale, reinterpretata, attualizzata e purificata da ogni spirito archeologista. “Il nostro Classicismo è metaforico e a doppio fondo” affermava Vincenzo Cardarelli nelle pagine del primo numero de “La Ronda”, testimone di un clima che investe, nel 1922, tutto il panorama culturale italiano, dalle lettere alle arti. Metaforico come la nudità compositiva della cosiddetta Ca’ Brutta (1919-1923), progettata da Giovanni Muzio all’angolo di via della Moscova, dove cornici, nicchie, archi sono ridotti a forme geometriche pure, ingranditi di scala o piegati ad invenzioni decorative. Citazioni enigmatiche, memorie inedite per un edificio destinato a scatenare reazioni contrastanti.

Fotografia di Alberto Modiano: Milano - Piazza Cinque Giornate, 1925-40; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaCosì, le strade del capoluogo lombardo, come quelle assolute dei quadri metafisici di De Chirico, si popolano delle architetture lineari novecentiste, secondo indirizzi e modalità non omogenei, connessi alle interpretazioni personali dei progettisti e alla loro idea di “decoro urbano”. Ed alle eleganti case d’abitazione progettate da Gio Ponti ed Emilio Lancia a Milano, si affiancano il più spregiudicato complesso di corso Venezia di Piero Portaluppi, lo spericolato montaggio di antico e nuovo di Palazzo Fidia progettato da Aldo Andreani, gli echi celebrativi del Monumento ai Caduti che si innalza quale tempio cinquecentesco nel centro di largo Gemelli, o la vicina sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, entrambi progetti di Muzio.

Fotografia dello Stabilimento Fototecnico Crimella: Milano - VI Triennale d'Arte, veduta posteriore del palazzo della Triennale di Giovanni Muzio, 1936; Civiche Raccolte d'Arte Applicata ed Incisioni, Civico Archivio FotograficoEd è ancora Muzio a disegnare il Palazzo dell’Arte, inserito nel verde del Parco Sempione, in un dialogo aperto con l’asse monumentale definito da Castello Sforzesco ed Arena Civica. E’ la sede delle mostre di Arti decorative: traslocate dalla Villa Reale di Monza a Milano, trasformate da Biennali in Triennali, sono vetrine che assumono un’importanza crescente per l’architettura, destinate a presentare al pubblico la modernità e le sue anime. Ne è protagonista il Novecento; vi si affianca il neonato razionalismo.

Fotografia di Alberto Modiano: Milano - Porta Venezia e Casa Rasini, 1934-49; Archivi dell'Immagine - Regione LombardiaA testimoniare la complessità di poetiche ed esiti, che non appaiono necessariamente contrapposti, e che, a dispetto delle dichiarazioni, spesso si coniugano reciprocamente, è il caso di Gio Ponti, lo stesso architetto che, nel 1956, progetterà il Grattacielo Pirelli.
Sensibile agli influssi europei, Ponti li combina con la ritrovata tradizione neoclassica e, convertendone gli stilemi in elementi decorativi, progetta, in collaborazione con Emilio Lancia, Palazzo Borletti, e la Casa in via Randaccio, e, poco dopo, Casa Rasini, risultato di una contaminazione con i temi razionalisti.