Ville e modernità

Negli anni di fine Ottocento e di inizio Novecento il paesaggio ed il territorio di Como sono in piena trasformazione, dato lo sviluppo industriale e l’avanzare del primo turismo di massa della classe medio borghese. Opere pubbliche e private si susseguono, nell’organizzazione dell’industria e dei primi centri di villeggiatura.

Sorgono le Ferrovie Nord Milano nel 1874 che, insieme alle Ferrovie dello Stato già ampliate, costituiscono un grande strumento di comunicazione da e verso Milano.
Il tramway, dapprima a cavallo poi a vapore ed infine ad elettricità, soppianterà le corriere, le diligenze e gli omnibus; il primo tram compare nel 1899, in occasione del centenario della pila di Volta e dell’Esposizione Voltiana.

La sede della famosa Esposizione Voltiana del 1899, realizzata interamente in legno in pochi mesi dopo l’incendio di una prima versione, nasce dal disegno dell’Ingegner Eugenio Linati; da un grande padiglione circolare centrale partono a stella grandi gallerie. L’intera struttura è uno degli esempi di stile eclettico dei più singolari ed estremi: fontane luminose, archi di trionfo sormontati da torri a forma di pila, colonnati peristili, statue e templi greci, ma anche un funzionante ascensore in una delle torri. Il tutto decorato in modo opulento che tradisce il chiaro intento di stupire con immagini simboliche di progresso ed effimere insieme.

Il turismo di élite del primo Ottocento si sta trasformando, orientandosi verso un pubblico della media borghesia: sorgono la promozione turistica e l’organizzazione dei primi percorsi, coadiuvati dalla pubblicazione di numerose guide. I visitatori possono raggiungere Colico e Lecco grazie al battello oppure salire in funicolare a Brunate, o a Lanzo d’Intelvi.

Lungo le sponde di tutto il lago sorgono o si rinnovano grandi alberghi e, accanto alle più antiche e rinomate ville classiche dai grandi parchi, menzionate nelle pagine di grandi letterati e viaggiatori, compaiono nuove ville di vacanza della borghesia facoltosa emergente.

Anche nel territorio circostante come ad Asso, Canzo, Erba, Brunate e Lanzo d’Intelvi, committenti italiani e stranieri costruiscono dimore stabili, luoghi di rifugio dalla città che permettono il mantenimento della privacy professata da vittoriana inglese memoria, ma soprattutto veri e propri status symbol di una classe ambiziosa ed in ascesa.

I proprietari stessi impongono personali scelte stilistiche ai disegni dei loro architetti, comprendendo disinvolte idee eclettiche che vanno dal neogotico al neorinascimentale, dal neobarocchetto allo stile lombardo negli ultimi anni dell’Ottocento, talvolta declinando lo stile Liberty nello stesso ambito o preferendolo esclusivamente nei primi del Novecento.

Gli architetti più famosi che operano sul territorio in questi anni sono Federico Frigerio, Eugenio Linati, Enrico Rossetti, Giuseppe Sommaruga, Achille Manfredini, Alfredo Campanini, coadiuvati da famose imprese di capomastri locali, come i Bernasconi, e di decoratori, come i Turri ed i Fratelli Artaria.

Anche i parchi, ma più spesso i giardini di minori dimensioni, rispecchiano il gusto dell’epoca con la ricostruzione artificiale di luoghi ameni di ristoro, di passeggio o per il gioco, decorati da statue, belvederi, finte grotte, serre di vetro e ferro e specie vegetali esotiche.
Sono gli anni della borghesia e delle sue ville, menzionate da Gadda nella Cognizione del dolore:

Di ville! Di villule!, di villononi ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce, di ville rustiche di rustici delle ville, gli architetti pastrufaziani avevano ingioiellato, poco a poco un po’ tutti, i vaghissimi e placidi colli delle pendici preandine, che, manco a dirlo, ‘digradano dolcemente’ alle miti bacinelle dei loro laghi. Quale per commissione di un fabbricante di selle di motociclette arricchito, quale d’un bozzoliere fallito, e quale di un qualche ridipinto conte o marchese sbiadito […]

ed ancora:

[…] poiché tutto, tutto era passato per capo degli architetti pastrufaziani, salvo forse i connotati del Buon Gusto. Era passato l’umberto e il guglielmo e il neo-classico e il neo-neoclassico e l’impero e il secondo impero, il liberty, il floreale, il corinzio, il pompeiano, l’angioino, l’egizio-sommaruga e il coppedè-alessio; e i casinos di gesso caramellato di Biarritz e d’Ostenda, il Paris Lyon Méditerranée e Fagnano Olona, Montecarlo, Indianapolis, Il Medioevo cioè un filippo maria di buona bocca a braccetto col Califfo: e anche la Regina Vittoria (d’Inghilterra), per quanto stravaccata su un’ottomana turca. E ora vi stava lavorando il funzionale Novecento, con le sue funzionalissime scale a rompigamba.

L’autore cita l’avvento del Razionalismo sul lago di Como, con egregi rappresentanti quali Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri, dalla fine della prima guerra mondiale all’avvento del regime fascista in cui il “ritorno all’ordine” impone monumentalismo, rigore e recupero della classicità italiana.