Il Quattrocento

Il contesto

Nel corso del Quattrocento il progressivo sviluppo di carattere mercantile della città di Milano, l’evoluzione delle pratiche agricole e la scomparsa delle autonomie feudali, favoriscono l’espansione di nuovi insediamenti di carattere residenziale e rurale al tempo stesso, lontani dal centro urbano, alla ricerca di un più stretto rapporto con l’ambiente naturale. Nella fascia suburbana vengono infatti meno le esigenze difensive che avevano caratterizzato le architetture dei secoli precedenti e scompare progressivamente la necessità di mantenere la struttura fortificata e chiusa del castello medioevale anche per le nuove residenze signorili.

I caratteri architettonici

Gli edifici castellani si aprono verso l’esterno con nuovi loggiati ed eleganti bifore, assumendo una connotazione sempre più di carattere residenziale e civile, come accade ad Abbiategrasso, a Binasco oppure a Vigevano e a Bereguardo. L’interesse per la caccia, una delle principali attività ludiche della corte, favorisce già dall’epoca trecentesca un nuovo rapporto con l’ambiente naturale. Il tenore di vita austero dei castelli si stempera in un sempre maggior desiderio di contatto con la natura e di affinamento della vita signorile. Progressivamente l’aspetto fortificato diviene sempre meno rilevante, come a Cusago e a Peschiera Borromeo, dove la matrice castellana configura lo schema tipologico dei corpi di fabbrica disposti a formare una corte chiusa, composizione questa dalla quale avrà origine, con l’eliminazione di uno dei lati del quadrilatero, lo schema planimetrico ad U per la villa gentilizia, tipicamente lombardo e che si svilupperà pienamente nel corso del Seicento.
Nel contesto milanese, a differenza di quanto accade in Toscana – dove a partire dalla metà del Quattrocento la villa si configura come un nuovo tipo architettonico, con caratteri propri autonomi e forme monumentali, secondo uno stretto rapporto tra architettura e giardino – l’epoca tardo viscontea e in particolar modo sforzesca non sente la necessità di localizzare le funzioni complesse legate al fenomeno della villeggiatura in un nuovo modello architettonico appositamente conformato secondo le moderne necessità, bensì tende ad adattare gradualmente tipologie già in uso, come quella del castello, alle esigenze più attuali o a utilizzare strutture molto semplici di derivazione urbana innovandole in modo graduale.

Bicocca degli Arcimboldi, Milano. Disegno di G. Lombardi, 1911.

Bicocca degli Arcimboldi, Milano. Disegno di G. Lombardi, 1911.

Le cascine-ville quattrocentesche

A partire dalla seconda metà del Quattrocento, sorgono numerose dimore gentilizie suburbane nell’area più prossima al centro urbano, entro un raggio di circa cinque o sei chilometri, poco oltre la cerchia delle mura, spesso rapportandosi con pre-esistenti nuclei minori, attualmente integrati dal tessuto della città ma allora isolati nel paesaggio rurale.
Nel settore settentrionale sorgono cascine-ville come, tra quelle che ancora conservano intatti i caratteri tardo quattrocenteschi, la splendida Bicocca degli Arcimboldi e Villa Mirabello – entrambe conservano negli interni cicli di pittura cortese – , la Cascina Boscaiola Prima , la Cascina Bolla (San Siro) e, verso sud, Villa Corio, Durini (Ronchetto sul Naviglio), la Cascina San Romano (Quintosole), la Cascina Bompero (Ticinese), che rinnovano il significato del soggiorno in campagna a poca distanza dalla città.
Generalmente a semplice blocco parallelepipedo su due piani, debitrici del modello di casa o casa-torre urbana, le cascine-ville si configurano quali luoghi di residenza temporanea legati ad attività venatorie, di svago e riposo ma anche alla gestione delle possessioni agricole. Esse erano infatti funzionali al controllo da parte del signore dell’andamento del fondo, delle coltivazioni e di particolari fasi del ciclo produttivo. Il loro carattere ancora prevalentemente rurale predisponeva a soggiorni brevi, a volte limitati ad una sola giornata. al fine di esaurire rapidamente le mansioni relative alla gestione del fondo.
Progressivamente, il maturato interesse per la vita agreste quale luogo di riposo e di otium induce l’aristocrazia milanese a prediligere gli edifici campestri per tutto il periodo estivo. Il nobile vi si stabilisce per periodi sempre più prolungati, e conseguentemente sente la necessità di rendere tali dimore più consone allo stile di vita gentilizio, decorandone gli interni con affreschi e graffiti, alleggerendone le forme con porticati e logge, impreziosendo le finestre con fregi in cotto.
Testimonianze di questo nuovo gusto per la villeggiatura, per le battute di caccia, i giochi e le feste all’aperto sono le raffinate raffigurazioni degli svaghi dei nobili in affreschi di carattere cortese conservati in ville come la Bicocca degli Arcimboldi e Villa Mirabello a Milano, il Casino Borromeo a Oreno (Vimercate), il Casino dei Pusterla a Zibido San Giacomo.