Il Cinquecento

Il contesto

Nel Ducato di Milano, le difficili e alterne vicende politiche e militari dei primi decenni del Cinquecento, l’entrata a Milano nel 1499 di Luigi XII di Francia e da allora la perdita definitiva della egemonia politica sull’Italia Settentrionale, l’avvento nel 1529 della monarchia spagnola, l’annessione di Milano alla Spagna definitiva nel 1535, di cui diviene una provincia periferica, e più tardi il modello etico e culturale proposto da San Carlo Borromeo, di estremo rigore moralistico, che orienta i programmi edilizi milanesi verso le opere di pubblico interesse e non tanto alle residenze signorili, frenarono l’interesse per la villeggiatura nelle campagne milanesi e non favorirono la diffusione di un modello di villa di carattere monumentale.
Le imposizioni della monarchia spagnola impediscono ai nobili milanesi di dedicarsi ad una economia di carattere imprenditoriale legata ai commerci e alle manifatture, ma favoriscono invece, attraverso la concessione di privilegi e sgravi fiscali, le attività agrarie legate alle proprietà terriere, senza tuttavia incentivarne alcuna forma di investimento ma inducendo invece fenomeni di rendita passiva.
Nella prima metà del Cinquecento tende a venir meno quella propensione a vivere la villa come luogo di otium umanistico e centro di attività agraria e di sperimentazione intensiva che era stato proprio della seconda metà del Quattrocento, unitamente ad una necessità da parte dei milanesi di non ostentare lusso e sfarzo, edificando ad esempio dimore di foggia semplice, per non incorrere in aumenti delle tassazioni.

“La Villa” di Bartolomeo Taegio

L’interesse – e l’affermazione in particolare della necessità di ritrovare questo interesse – da parte dei signori milanesi per la vita agreste è documentata nell’opera La Villa scritta da Bartolomeo Taegio nel 1559 in forma di dialogo fra due gentiluomini, nella quale vengono enumerate circa duecentocinquanta ville nei terreni limitrofi al centro urbano, descritte come luoghi di quiete circondati da ameni giardini, nei quali dedicarsi alle lettere, alla caccia, alle conversazioni e al riposo e attendere alla gestione dei fondi agricoli.
Il vivere in villa per il nobiluomo milanese descritto dal Taegio si lega al piacere di uno stretto rapporto con la natura che si esplicita nella particolare cura e magnificenza dei giardini, descritti con grande dovizia di particolari. Diversamente le ville, la cui funzione prioritaria consiste, oltre che nell’essere luogo di svago, nella necessità di sovrintendere le attività agricole, si strutturano infatti tendenzialmente come “case da nobile” di carattere più sobrio, in stretta contiguità con gli annessi rurali, al contrario di quanto accade in Toscana, in Lazio e nel Veneto in particolare, dove la villa si configura come organismo architettonico di forme monumentali.

I caratteri architettonici

Tra la fine Quattrocento e l’inizio Cinquecento si sviluppano nelle campagne milanesi strutture massicce a monoblocco, evoluzione dell’architettura castellana, con fronte principale aperta da porticato o loggia. Sono questi i primi esempi di costruzioni a carattere villereccio, prototipi di un tipo architettonico di aspetto gentilizio e carattere più monumentale che inizia lentamente a definirsi in ambito milanese.
Nel corso del Cinquecento la struttura a monoblocco tende progressivamente ad aprirsi verso l’ambiente esterno, prima attraverso ampi ed aerei loggiati, poi rompendo il quadrilatero di matrice castellana per disporsi secondo uno schema ad U con elementi porticati – schema tra l’altro che permette una maggior integrazione tra corpo principale, corte nobile e corti rustiche – , inaugurando quella che sarà una costante tipologica che avrà grande sviluppo a partire dal Seicento e caratterizzerà la tipologia della villa lombarda.
Secondo tempi e caratteri differenti si afferma progressivamente anche in Lombardia la configurazione spaziale della villa rinascimentale, che vede una sequenza e una struttura degli spazi di matrice gerarchica impostate secondo la visione prospettica rinascimentale come proiezione a partire da un punto centrale – affermazione dell’uomo come centro ordinatore della natura – verso lo spazio esterno attraverso scenografiche vedute sul paesaggio e sul giardino, strutturato secondo viali prospetti ortogonali e aiuole geometriche. Tale configurazione sottende una concezione dello spazio aperto e centrifugo, non più centripeto come accadeva nella corte castellana.
Negli esempi cinquecenteschi appare costante il rigore distributivo e organizzativo degli spazi che prevede corte, porticato, andito e salone.

Le ville cinquecentesche

Villa Pelucca (Sesto San Giovanni)
Un primo esempio di villa suburbana con caratteri ormai di autonomia rispetto alla villa-cascina-fortilizio e propri della tipologia della villa rinascimentale è quello di Villa “Pelucca” (Sesto San Giovanni), risalente ai primi decenni del Cinquecento. L’edificio si struttura secondo uno schema a U con probabile corte porticata, ed era in origine era internamente decorato da un importante ciclo di affreschi coevi realizzati da Bernardino Luini, attualmente conservati alla Pinacoteca di Brera, e di cui rimangono in situ alcune sinopie.

Villa Gualtiera (Milano)
Assume particolare rilievo per i caratteri ormai maturi della villa patrizia con valenza di caratterer monumentale, la prima nel contesto milanese, Villa Gualtiera (Milano) o “Simonetta”, edificata intorno alla fine del Quattrocento su commissione di Gualtiero Bascapè, cancelliere di Ludovico il Moro, e successivamente ristrutturata nel 1547 in forme rinascimentali per volere del governatore imperiale di Milano Ferrante Gonzaga, su disegno dell’architetto pratese Domenico Giunti o Giuntallodi.

Marc’Antonio Dal Re, Veduta del Palazzo della Simonetta, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1726.

Marc’Antonio Dal Re, Veduta del Palazzo della Simonetta, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1726.

La villa è tra i pochi esempi cinquecenteschi ancora conservati nelle sue forme originali – pur avendo subito notevoli danni durante il secondo conflitto mondiale – e presenta un impianto a U aperto verso il giardino ed una facciata principale con portico a nove arcate sormontato da un doppio loggiato, in origine riccamente decorata con affreschi sia nelle superfici interne che esterne.

Villa “La Senavra” (Milano)
Spetta sempre all’architetto Domenico Giunti anche la struttura originale di Villa “La Senavra”, sempre su commissione di Don Ferrante Gonzaga, poi rielaborata nel Settecento come sede del manicomio e attualmente parte di un complesso religioso parrocchiale con totale perdita dei caratteri originali. La villa cinquecentesca, nota attraverso una descrizione accurata stilata nel secolo successivo, presentava ordini di loggiati sovrapposti che in facciata erano decorati da pitture con figure e intrecci di fronde e fiori, ed una planimetria che si sviluppava dall’accostamento della corte nobile, chiusa da logge su tre lati, e della corte di servizio adibita ad uso agricolo.

Villa Visconti Borromeo Litta (Lainate)
Uno dei complessi di maggior importanza e splendore in ambito milanese e lombardo è quello di Villa Visconti Borromeo Litta (Lainate), per la stratificazione di interventi che si sono avvicendati a partire dal Cinquecento e per l’influenza esercitata sul modello tipologico di villa lombarda.

Villa Visconti Borromeo, Litta. Lainate

Villa Visconti Borromeo, Litta. Lainate

L’originario nucleo rurale viene trasformata in villa rinascimentale negli anni successivi al 1569 per volere di Pirro I Visconti Borromeo, al quale si deve l’attuale ala cinquecentesca di grande austerità architettonica, su progetto di Martino Bassi, completamente decorata con affreschi di Camillo Procaccini, il giardino e lo straordinario Ninfeo che si compone di una successione di sale interamente rivestite di mosaici di ciotoli e di grotte artificiali con complessi giochi d’acqua. I successori di Pirro completeranno lo splendido complesso con il palazzo settecentesco e l’ampliamento dei giardini.

Villa La Torretta , Spinola Anguissola, Serbelloni, Stanga, De Ponti, Breda (Sesto San Giovanni)
Esempio di rilievo che si sviluppa secondo uno schema ad U, con corte interna porticata, edificata forse su un preesistente convento, con raffinati affreschi seicenteschi.

Villa Visconti d’Aragona, De Ponti (Sesto San Giovanni)
Vicina alla precedente, voluta dai Visconti d’Aragona ed impostata attorno alla corte centrale, conserva preesistenze cinquecentesche con importanti cicli decorativi di epoca seicentesca e settecentesca.

Va ricordato che in molti casi l’uso di trasformare e riadattare gli edifici villerecci di volta in volta secondo il gusto corrente, ha portato a complesse stratificazioni storiche e spesso alla perdita dei caratteri originali, tanto che si conservano pochi esempi di ville quattrocentesche o cinquecentesche con caratteri stilistici omogenei.
Ad esempio Villa Pusterla, Arconati, Crivelli (Limbiate, Mombello), attualmente in forme settecentesche, conserva ancora gli interventi su preesistenze tre-quattrocentesche effettuati per volere degli Arconati, con la probabile consulenza di Martino Bassi, fra i quali il porticato a cinque campate sulla facciata est, con volte a crociera, retto da colonne doriche in granito e capitelli in serizzo.
Conserva ancora parte del nucleo originale tardo quattrocentesco e della metà del Cinquecento anche Villa Simonetta, Scheibler, Gallarati Scotti (Rho, Castellazzo), edificata per volere della famiglia milanese dei Simonetta, poi rielaborato in epoca successiva.

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