Il Settecento

Il contesto

Fra la fine del Seicento e i primi due decenni del Settecento iniziano a manifestarsi i segni di quel profondo rinnovamento di carattere economico che si consoliderà verso la metà del secolo attraverso l’attuazione di importanti riforme da parte del governo austriaco.

Fra queste, riveste una particolare rilevanza l’istituzione del “Catasto Prediale ed Immobiliare”, voluto da Carlo VI a partire dal 1720-22 e condotto alla sua forma definitiva nel 1760 da Maria Teresa d’Asburgo, con il quale si stabilisce una nuova forma di tassazione dei terreni basata sul calcolo dell’estensione della proprietà e della sua potenziale redditività, quest’ultima definita attraverso precisi coefficienti calcolati sulla base di moderne concezioni di agronomia. Superata quindi la forma tributaria precedente, secondo la quale la tassa veniva stabilita in modo discrezionale fra proprietario e stato, a favore invece di un versamento proporzionale al reddito potenziale del podere calcolato secondo canoni prestabiliti, si induce anche nel proprietario l’interesse ad alzare il più possibile la redditività delle proprie terre, attraverso coltivazioni innovative e moderne, al fine di equilibrare il più possibile l’onere contributivo con la resa del fondo. Tale situazione contribuisce gradatamente a far emergere nuovi ceti, più dinamici e produttivi.

Oltre all’istituzione del catasto, che costituisce inoltre un documento molto prezioso in grado di restituirci in modo sistematico il disegno del territorio nei suoi caratteri economici e produttivi, il governo austriaco modifica anche la struttura del patriziato, elevando al ruolo nobiliare numerose famiglie che si erano mostrate fedeli nell’ambito militare e amministrativo.

I caratteri architettonici

Le nuove circostanze storiche ed economiche comportano di riflesso, nell’ambito tipologico della villa, due diverse tendenze: da una parte i nuovi ceti commissionano la costruzione di edifici e giardini particolarmente maestosi e sfarzosi nella volontà di competere con l’antico patriziato e nello stesso tempo con i fasti delle dimore gentilizie europee più all’avanguardia, dall’altra si dà grande importanza alla villa come centro di gestione dei fondi agricoli e delle attività produttive ad essi collegate.

La monumentalità e la magniloquenza richiesta dai committenti favorisce l’emergere di importanti figure di architetti che innovano profondamente il tema della villa, conferendole un carattere di maggior respiro più strettamente aderente al linguaggio internazionale, come Giovanni Ruggeri, Francesco Croce e Carlo Giuseppe Merlo.

Le loro creazioni più importanti si allineano con le più alte espressioni internazionali delle corti francesi e austriache come Versailles e Schönbrunn, e vengono celebrate attraverso le incisioni di Marc’Antonio Dal Re che in “Ville di Delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano” ne illustra, con vedute a volo d’uccello e dettagliate planimetrie delle ville e dei giardini, la magnificenza. Il testo, pubblicato in due edizioni successive nel 1726 e nel 1743, è una sintesi sull’architettura della villa del periodo ma assume il valore di un vero e proprio trattato sulla tipologia villereccia, della quale offre illustri modelli.

Dal punto di vista tipologico permangono e si evolvono le caratteristiche già definitesi in epoca barocca, ad iniziare dallo schema planimetrico ad U, dalla netta gerarchizzazione degli spazi in base alle diverse funzioni e alla loro enunciazione verso l’esterno, come ad esempio nell’uso di rendere più elevato ed aggettante la parte centrale del corpo principale, in corrispondenza del salone delle feste, spesso sporgente rispetto alla linea di gronda (la cappuccina).

Negli esempi di maggior rilevanza, isolati nella campagna o ai margini dei borghi, si assiste ad un innovarsi del linguaggio architettonico in termini di una maggior eloquenza rappresentativa e di caratteri di monumentalità, evidenti anche nel disegno degli spazi circostanti, negli scenografici canali ottici verso il paesaggio segnato da lunghi viali prospettici e imponenti cancellate.
Parallelamente, all’interno dei borghi, il corpo principale della villa tende ad allinearsi alla strada o alla piazza antistante, spesso interponendo fra spazio privato e spazio pubblico maestose cancellate o un corpo di servizio con androne centrale passante come ingresso ad una corte chiusa, sovente allineato a porticati mediani.

Le ville settecentesche

Il Castellazzo di Bollate
Nel corso del Settecento assume la sua forma definitiva il “Castellazzo” di Bollate, divenendo uno dei luoghi più ammirati nel contesto milanese per il fasto, il prestigio e la magnificenza della villa e per la nobiltà del casato, tanto da essere soprannominata “piccola Versailles”.

Marc'Antonio Dal Re, Veduta del Castellazzo, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1743.

Marc'Antonio Dal Re, Veduta del Castellazzo, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1743.

Il “Castellazzo” viene ristrutturato su incarico di Giuseppe Antonio Arconati Visconti e sulla base di un progetto di intervento attribuito a Giovanni Ruggeri, al quale si deve la maggior complessità dello schema planimetrico che si sviluppa secondo impianto ad H, la creazione di monumentali assi compositivi e la ricchezza degli impianti decorativi. Gli interni sono riccamente decorati con affreschi di alto livello artistico opera, tra gli altri, dei fratelli Galliari.

Villa Visconti Borromeo Litta (Lainate)
Le forme del corpo settecentesco del complesso di Villa Visconti Borromeo Litta (Lainate), il cosiddetto “Quarto Nuovo” che chiude ad occidente la Corte Nobile innestandosi sulla parte cinquecentesca, spettano a Giulio Visconti Borromeo Arese e risalgono agli anni successivi al 1721. L’edificio, a blocco lineare con avancorpi leggermente sporgenti a determinare uno schema ad U appena accennato, si relaziona con le preesistenze dando luogo ad un complesso impianto spaziale con scenografici assi compositivi che ne fanno una delle ville di maggior splendore e sontuosità.

Ville a Milano Nord
Nell’area nord di Milano sorgono Villa Scheibler (Milano, Vialba), edificata nel corso del Settecento su preesistenze quattrocentesche, secondo un impianto ad H, con portico centrale verso il parco, e Villa Clerici, Melzi (Milano, Niguarda) risalente agli anni intorno al 1730 (tra il 1722 ed il 1736) ed edificata per volere di Giorgio Clerici su progetto dell’architetto Francesco Croce, secondo canoni di particolare eleganza compositiva, con schema ad U e corpo centrale alla cappuccina, con triportico e scalinata di accesso.

Marc'Antonio Dal Re, Villa Clerici a Niguarda, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1743.

Marc'Antonio Dal Re, Villa Clerici a Niguarda, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1743.

Villa Pusterla, Arconati, Crivelli (Limbiate, Mombello)
Spetta sempre a Francesco Croce, insieme a Villa Brentano a Corbetta, la ristrutturazione in forme settecentesche di Villa Pusterla, Arconati, Crivelli (Limbiate, Mombello). Di antiche vestigia, con un impianto ad U aperta verso il cortile centrale, ha ali minori collegate fra loro da una loggia porticata.

Villa Settala, Marietti, Greppi, Ricotti, La Valera (Arese)
Altro esempio di rilievo rappresenta un notevole ed articolato complesso architettonico ristrutturato nel corso del Settecento su preesistenze seicentesche, con corpo principale ad U porticato e annesso borgo, che si sviluppa per successione di tre corti quadrangolari.

Villa Arconati Visconti, Arese, Bay, Maccari (Cinisello Balsamo),
A Cinisello Balsamo sorge Villa Arconati Visconti, Arese, Bay, Maccari (Cinisello Balsamo), eretta fra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, a blocco lineare su tre piani, con porticato centrale su colonne binate. Nel medesimo contesto si trova la barocca Villa Suigo, Caorsi, Spreafico (Cinisello Balsamo), il cui ingresso principale si affaccia sul parco recintato di Villa Ghirlanda Silva, preceduta da un primo cortile chiuso da bassi corpi di fabbrica e che conduce alla corte nobile sulla quale prospetta la villa a blocco lineare.

Villa Uboldi, Orombelli (Paderno Dugnano, Dugnano),
Risale all’inizio del Settecento o alla fine del Seicento Villa Uboldi, Orombelli (Paderno Dugnano, Dugnano), che si sviluppa a partire dall’originario impianto ad U secondo una successione di corti, mentre la vicina Villa Beretta, Perabó, Dozio, De Capitani, Orombelli (Paderno Dugnano, Incirano), originariamente disposta secondo un quadrilatero chiuso attorno alla corte, si presenta attualmente secondo uno schema planimetrico ad U.

Villa Molinari, Rasini, Medolago (Limbiate)
Villa Molinari, Rasini, Medolago (Limbiate) viene edificata fra il 1760 e il 1764 su preesistenze ad opera dell’architetto Giuseppe Bianchi, con schema ad U e corpo centrale porticato coronato da un frontone mistilineo.

Villa Patellani, De Bortoli, Rivolta (Bresso)
Ristutturata dopo il 1721 su preesistenze seicentesche o cinquecentesche, Villa Patellani, De Bortoli, Rivolta (Bresso) presenta il consueto impianto ad U con la parte centrale del corpo nobile su tre piani, triportico e ali minori di altezza inferiore.

Villa Agnesi (Varedo, Cascina Valera)
Rappresenta un rilevante esempio di barocchetto lombardo, con una impostazione a corte uncinata.

Palazzo Rezzonico, Porro (Barlassina)
Edificato nella prima metà del Settecento, si presenta attualmente con corpo centrale porticato sul quale si innestano strette ali laterali di altezza inferiore.

Villa Gattinoni, Ferrario (Vanzago)
È tipologicamente riconducibile alla struttura a blocco lineare, con corpo centrale di altezza maggiore e portico su colonne binate.

Villa Maggi, Corvini (Parabiago)
La villa settecentesca è strutturata secondo un impianto quadrangolare attorno ad una corte centrale, con corpo padronale a blocco lineare.

Villa Castelli, Visconti, Piantanida (Canegrate)
Di rilievo l’imponente edificio di foggia barocca e dimensioni monumentali, iniziato intorno alla metà del Settecento ma ultimato solo per metà. L’edifico presenta una struttura complessa ed inusuale, con fabbricato nobile e ali minori di medesima altezza collegati attraverso un corpo arretrato.

Villa Bernocchi, Dell’Acqua (Cerro Maggiore)
Si sviluppa secondo il consueto schema ad U, di foggia barocca. Possiede corpo principale scandito da un triportico e ali laterali più basse con due aperture simmetriche che portano alle corti rustiche.

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