Gli affreschi

Introduzione

Le ville di delizia nell’area nord occidentale di Milano permettono di realizzare suggestivi itinerari per l’esplorazione e la conoscenza di interessanti e ben conservati cicli ad affresco.
Negli edifici si possono cogliere interessanti varianti tipologiche sia nel progetto architettonico sia nella composizione degli affreschi, che coincidono inevitabilmente con le vicende biografiche dei committenti, con il loro stile di vita, con il variare nel tempo della situazione politica nel territorio lombardo.

Di grande interesse sono le scene di caccia ad esempio in Villa Visconti Borromeo Litta, a Lainate, e in Palazzo Arese Borromeo, a Cesano Maderno.

Le tematiche degli affreschi e la presenza di una ristretta cerchia di artisti è data dal fatto che buona parte delle nobili dinastie che decisero di erigere o ammodernare le ville nelle campagne milanesi erano strettamente imparentate tra loro. Parte notevole delle loro ricchezze era proprio dovuta all’oculatezza delle politiche matrimoniali che intrecciavano pazientemente i rami nobiliari per consolidare e incrementare i vari patrimoni.

Questi personaggi godevano di una floridezza economica solida e la loro ansia di affermazione e di auto celebrazione li spingeva ad affidare la decorazione dei propri palazzi in costruzione agli artisti migliori dell’epoca, per lo più provenienti dalla rinata Accademia Ambrosiana (1668), dove erano allievi o docenti.

Capofila dei committenti è stato Bartolomeo III Arese (1610-1674), senatore, reggente onorario del Consejo de Italia, presidente del Senato, che ha realizzato a Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno, un macrocosmo di ricchezza decorativa, a cui molti si sono ispirati e che hanno cercato di imitare.

Il Barocco

Palazzo Arese Borromeo
Palazzo Arese Borromeo rappresentava il prototipo della dimora barocca: il suo ciclo decorativo, dalla complessa ed articolata strutturazione iconografica, era una sorta di esempio e di fonte da cui attingere.
Vi predomina la componente naturalistica, soprattutto nelle boscherecce del piano nobile, dove le pareti delle sale sono completamente coperte da apparati dipinti. La superficie muraria viene negata nella sua consistenza dalla materia pittorica. Lo spazio immaginato dilata a dismisura gli ambienti, arricchiti da voli di uccelli e scenette disseminate tra il lussureggiante fogliame.
Gli sfondati prospettici fanno da contorno a riquadri affrescati colmi di personaggi, di figurazioni relative alla storia dei proprietari, e di riferimenti alla dinastia imperiale asburgica.

Palazzo Visconti Banfi a Rho e Villa Torretta a Sesto San Giovanni
Lo stesso impianto compositivo, con ampi spazi per la vegetazione, è proposto, anche se in toni minori e in dimensioni più contenute, in Palazzo Visconti Banfi a Rho e in Villa Torretta a Sesto San Giovanni. Negli affreschi di questi due complessi gli episodi mitologici e le allegorie sono intercalate da riquadri con prospettive fantasiose, paesaggi e finte architetture disegnate con tratto rapido e pregevole gusto coloristico.
La vegetazione dipinta presenta analogie con le specie arboree che pittori e abitanti delle ville potevano vedere nei giardini.

In Villa Torretta, recentemente trasformata in albergo, sono percepibili, anche se con qualche lacuna dovuta a precedenti usi impropri e a lunga incuria, alcuni affreschi degni di nota, stilisticamente analoghi a quelli cesanesi. Un raffinato oratorio, finemente affrescato nei primi decenni del Seicento, è adiacente alla dimora.
Questa è un’ulteriore caratteristica che accomuna Villa Torretta a Palazzo Arese, seppur con tutte le distinzioni necessarie ad indicare una cappella interna come vediamo a Cesano, ed una esterna come a Sesto San Giovanni.

L’iconografia
Oltre alle inevitabili considerazioni stilistiche è bene evidenziare anche le affinità iconografiche che si riscontrano in queste dimore. L’intento comune è quello di rappresentare i fasti degli avi rilevanti o degli stessi committenti attraverso scene mitologiche con sottili o palesi rimandi alle vicende politiche del tempo. Ancora una volta la massima espressione iconografica ed iconologica si trova a Cesano Maderno, in quella che è stata più volte legittimamente definita una grande dimora barocca.

Stemmi araldici
Rilevante, in tutte e tre le dimore, è la presenza di un’ingente quantità di stemmi araldici, evidente mezzo di auto legittimazione e di propaganda. In particolare in Palazzo Arese Borromeo, sono ben leggibili, lungo lo scalone d’onore, nelle sale al piano nobile, persino sui camini, gli stemmi nobiliari delle famiglie proprietarie o imparentate oltre che delle dinastie più influenti dell’epoca.

Il Roccocò

Un rapido cambiamento di stile e di gusto nelle decorazioni ad affresco è ravvisabile agli esordi del diciottesimo secolo, ma se a Palazzo Arese Borromeo questa questione è solo accennata, basta recarsi a Villa Arconati a Castellazzo di Bollate e a Villa Raimondi di Lentate per poter ammirare alcuni tra i migliori esempi della pittura ad affresco del Settecento.

Entrambi gli edifici possono appieno essere considerati delle vere e proprie ville di delizia secondo l’accezione di M. A. Dal Re, che infatti inserisce all’interno della seconda edizione della sua celebre opera edita nel 1743, un numero cospicuo di illustrazioni di Villa Arconati, oltre ad altri notevoli complessi tra cui Villa Somaglia a Orio Litta, Villa Alari a Cernusco sul Naviglio, villa Trivulzio ad Omate, Villa Visconti a Brignano Gera d’Adda.
Ad accomunare questi edifici è soprattutto la magniloquenza e la volontà di stupire e di meravigliare gli spettatori, che oggi come allora vengono calamitati dalla superficie affrescata all’interno delle numerose sale spesso dall’andamento labirintico.
Nel Settecento si sviluppa un gusto assolutamente diverso: le tonalità si schiariscono e le tematiche allegoriche e mitologiche sono rappresentate con maggior leggerezza, ironia e fluidità espressiva.

Villa Arconati a Castellazzo di Bollate e Villa Raimondi a Lentate
Le due Ville seppure con storie ed impianti diversi, sono accomunate dalla bellezza e dalla scenografica teatralità degli affreschi che conservano. I fratelli Bernardino (1707-1794), Fabrizio (1709-1790) e Giovanni Antonio (1714-1783) Galliari, a Castellazzo e Mattia Bortoloni (1696-1750) a Birago lasciano testimonianze di inequivocabile valore.

Le volte e le pareti sono interessate da sfondati prospettici che paiono esulare dai reali confini murari e che amplificano con tonalità evanescenti e giochi illusionistici gli spettatori, i quali non possono non restare incantati di fronte alle torsioni dei corpi che fuoriescono elegantemente dallo spazio in cui sono relegati, oppure di fronte alla consistenza quasi materica delle stoffe preziose con cui sono vestiti i personaggi, o ancora di fronte al profondo realismo con cui sono ritratti i vigorosi e nevrili cavalli.
A Bollate e a Lentate alle sale dai toni diafani e morbidi ricche di dettagli decorativi si aggiungono alcuni ambienti dalle schiette decorazioni geometriche ascrivibili alla seconda metà del Settecento, sorta di segno eloquente che ricorda ai visitatori che i fasti barocchi e rococò sono inevitabilmente conclusi per lasciar spazio al rigore stilistico del Neoclassicismo.

Testo a cura di Beatrice Bolandrini