I committenti

Arcimboldi

Famiglia patrizia milanese originaria di Parma che si stabilisce a Milano a partire dal 1435 quando Nicolò (Parma 1404 – Milano 1459), importante magistrato e diplomatico, divenne consigliere di Filippo Maria Visconti.
Giovanni Arcimboldi (Parma 1430 – Roma 1488) umanista e giurista divenne, dopo essere rimasto vedovo, cardinale e arcivescovo di Milano, cattedra che passò successivamente al fratello Guido Antonio (m. 1497). Viene tradizionalmente riferita al casato degli Arcimboldi l’edificazione della Bicocca degli Arcimboldi, per le insegne con le armi gentilizie presenti su un camino tardo quattrocentesco della dimora gentilizia. Altro membro importante del casato fu Giovanni Angelo (1485-1555), vescovo prima di Novara e poi di Milano. Alla famiglia appartenne anche il pittore Giuseppe Arcimboldi (Milano 1527 – 1593) autore dei noti ritratti allegorici in cui il volto umano si compone dall’accostamento di frutti, fiori, animali o oggetti.
La famiglia si estinse nel 1727.

Arconati

Famiglia milanese originaria di Arconate, comune del Magentino. “Miles de Arconate” sono citati nei documenti a partire dal XI secolo. Il capostipite può essere identificato nella figura del notaio Giacolo “de Arconate” citato nei documenti intorno alla metà del Trecento, dal quale discende Gian Battista, Tesoriere Generale dello Stato di Milano nel 1558, proprietario del feudo di Cassolonovo, il figlio Marc’Antonio diviene conte palatino nel 1566 e nel 1568 Gentiluomo di Camera di Emanuele Filiberto di Savoia, il giureconsulto Guido Antonio, Governatore di Homburg nel 1614. Un altro ramo degli Arconati annovera tra i suoi componenti Giovan Battista, consigliere di Ludovico il Moro, i cui figli combatterono nella battaglia di Ravenna del 1512 capitanata da Gaston de Foix. Uno di loro perse la vita e come ricompensa furono insigniti del feudo di Arconate e Inveruno, concessione poi revocata da Francesco II Sforza. Alcuni discendenti copriranno la carica di gentiluomo di camera del Re di Francia, e dal 1570 quella di feudatari della pieve di Dairago e conti di Lomazzo, mentre un altro ramo fu insignito del marchesato di Busto Garolfo.

Albero della Nobile Famiglia Arconati provato avanti il Collegio de SS.ri Nobili Di Milano l'anno MDCLXVIII, 1698. Milano, Casa d'Aste "Il Ponte" (sullo sfondo del dipinto è raffigurata Villa Arconati).Giovanni Battista Crespi detto il Cerano (attr.), Ritratto di Ercole "de Capitanei de Arconate". Milano, Collezione nobildonna Paola Bassi Winsemann Falghera.Ritratto di Galeazzo Arconati (sec. XVII). Milano, Collezione Origoni della Croce.Marc'Antonio dal Re, Ritratto del conte Giuseppe Antonio Arconati-Visconti, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1743

Dal ramo dei De Capitanei di Arconate, imprenditori e mercanti della seta nel XVI secolo, discende Galeazzo Arconati – al quale si deve la straordinaria Villa di Castellazzo di Bollate – , nato nel 1580 da Giacomo Antonio Arconati e Anna Visconti, che per volere del padre fu posto sotto tutela del cugino cardinale Federico Borromeo.
Altro personaggio illustre è Giuseppe Antonio Arconati, Ciambellano e Consigliere Intimo alla Corte Imperiale.
Fra le ville di ambito milanese gli Arconati erano in possesso anche Villa Pusterla di Mombello, a Limbiate, dalla metà del Cinquecento fino all’inizio del Settecento quando fu acquisita dai Clerici.

Arese

Giacinto Sant'Agostino, Ritratto di Bartolomeo Arese. Milano, Quadreria dell’Ospedale Maggiore.
Palazzo Arese, Litta in una incisione del 1757. Milano, Corso Magenta.Il casato degli Arese, la cui origine si colloca nell’ambito del milanese, si inserisce nella vita politica della città a partire dal Trecento. Famiglia di giuristi e funzionari fu da allora al servizio prima dei Visconti poi degli Sforza. Nel 1539 Bartolomeo I Arese diviene feudatario della pieve di Seveso, Bartolomeo II (1508-1562) fu vicetesoriere generale del Ducato e a lui si deve l’acquisizione di numerosi fondi agricoli, tra i quali alcuni a Cesano Maderno. Dai figli di Bartolomeo II ebbero origine i rami di Seveso e Barlassina, Parabiago e Castel Lambro. Marcantonio III (1540-1576) fu il primo conte di Castel Lambro, il figlio Giulio I (1572-1627) divenne presidente del Senato di Milano. Figura di spicco nella politica milanese fu Bartolomeo III Arese (1610-1674), dottore collegiato nel 1612, decurione nel 1627, conte nel medesimo anno per volere del re di Spagna Filippo IV, capitano di giustizia nel 1636, questore del magistrato ordinario nel 1638 e presidente nel 1641, presidente del Senato dal 1660 fino alla morte. Le sue spoglie furono collocate nella chiesa di S. Vittore al Corpo, nella cappella di famiglia progettata dall’architetto Girolamo Quadrio, con sculture di Giuseppe Vismara.

Palazzo Arese Litta, Corso Magenta-Milano, in una incisione del 1757.A Bartolomeo III Arese spetta la costruzione di Palazzo Arese a Cesano Maderno e di Palazzo Arese poi Litta (Milano, Corso Magenta) nel 1648 su progetto di Francesco Maria Richino. Il palazzo passò in eredità ai Visconti Borromeo, le cui figlie sposano Antonio e Pompeo Litta che lo faranno ampliare da Giuseppe Merlo nel 1740.

Borromeo

Stemma dei Borromeo.I Borromeo sono originari di San Miniato al Tedesco, in prossimità di Firenze. Nel 1367 i figli di Filippo Borromeo, che guidò la rivolta di San Miniato contro i guelfi fiorentini e che fu successivamente decapitato, si erano trasferiti a Milano con la madre. Qui nel 1394 uno di loro, Giovanni, acquisisce la cittadinanza e si dedica con i fratelli ad attività mercantili e bancarie. Non avendo eredi adotta nel 1406 il nipote Vitaliano Vitaliani, figlio della sorella Giovanna Borromeo e appartenete al nobile casato padovano, e gli impone il cognome della madre per assicurarsi una discendenza.
Vitaliano Borromeo, già Vitaliani, è da considerarsi quindi il capostipite dell’attuale famiglia Borromeo di Milano. Acquisita la cittadinanza milanese nel 1416 viene creato due anni dopo tesoriere ducale, quindi nel 1432 riceve dal duca di Milano, Filippo Maria Visconti, l’autorizzazione a fortificare l’attuale castello di Peschiera Borromeo, e successivamente vari feudi tra cui quello di Arona sul lago Maggiore, con il titolo di conte, quindi acquista la rocca di Angera. Il figlio Filippo si lega agli Sforza dai quali riceve in segno di riconoscenza ricompense e onori, tra i quali il titolo di conte di Peschiera nel 1461. I discendenti ampliano i possedimenti e le ricchezze ad iniziare dall’acquisto da parte di Lancellotto (1473-1512) dell’isola di San Vittore (oggi isola Madre) e dell’isola Bella, sul Lago Maggiore.

Marc'Antonio Dal Re, Veduta dell'Isola Borromea Isola Bella, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1743.Tra i membri più importanti del casato fu san Carlo (1538-1584), cardinale e arcivescovo di Milano, canonizzato da Paolo V nel 1610; Federico (1564-1631), cugino di Carlo, cardinale e consacrato arcivescovo di Milano nel 1595 fondatore, nel 1609, della Biblioteca Ambrosiana, la prima biblioteca pubblica d’Italia; Federico (1617-1673), creato cardinale nel 1670 da Clemente X e nominato segretario di Stato; Giberto (1615-1672), cardinale nel 1654; il fratello Vitaliano (1620-1690) che fece erigere con l’aiuto di Giberto la villa e i giardini dell’isola Bella dall’architetto Carlo Fontana; quindi Carlo (1657-1734) che unì al proprio cognome quello della madre Arese, dando vita al casato Borromeo Arese, letterato, studioso amante delle arti, Cavaliere del Toson d’Oro e del Grandato di Spagna, Vicario imperiale in Italia e, nel 1686, come ambasciatore straordinario di Spagna a Roma, dal 1710 al 1713 viceré di Napoli; Giberto (1671-1740), fratello minore di Carlo eletto vescovo di Novara nel 1713 e creato cardinale da Clemente XI nel 1717.

Clerici

Stemma dei Clerici.Famiglia patrizia milanese originaria del Lago di Como che deve le sue fortune all’attività mercantile, con commercio di tessuti e successivamente con fornitura di prestiti. Capostipite e fondatore della società commerciale fu Giorgio I Clerici (1575-1660), che acquistò numerose dimore e terreni nei territori di Milano (a Malvaglio (frazione di Robecchetto), Cuggiono, Copreno, Bollate, Bruzzano, Caronno e Garbagnate), mentre il figlio Pietro Antonio (1599-1675) ottenne nel 1667 il titolo nobiliare di marchese acquistando il feudo di Cavenago.

Giorgio II Clerici (1648-1736), figlio di Carlo, terzo marchese di Cavenago si laureò in legge e divenne Reggente del Supremo Consiglio d’Italia a Madrid, Gran Cancelliere ad interim, divenne Senatore dal 1684 e nel 1717 Presidente del Senato Milanese (il Senato era il Tribunale dello Stato di Milano). Egli fece ristrutturare l’attuale Villa Carlotta di Tremezzo fece edificare intorno al 1690 Villa Clerici a Castelletto di Cuggiono e Villa Clerici a Niguarda, ristrutturò Villa Simonetta a Milano e risistemò il palazzo di famiglia a Milano.

Ritratto di Giorgio Clerici II, medaglia, 1692.Palazzo Clerici-Milano, Via Clerici 5.Palazzo Clerici- affresco del Tiepolo.Clerici Antonio Giorgio, ritratto.

Il membro più illustre del casato fu Anton Giorgio Clerici (1715-1768), quarto marchese di Cavenago, Signore di Trecate e di Cuggiono, Cavaliere del Toson d’Oro, Grande di Spagna, proprietario di un intero reggimento, Generale austriaco, uomo fidato dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria.

A lui si deve anche la trasformazione di Palazzo Clerici (Milano, via Clerici 5) nella sontuosa dimora attuale, una dei palazzi più importanti di Milano, riccamente decorata e affrescata da numerosi artisti tra i quali Giovan Battista Tiepolo che nel 1741 dipinse la volta della galleria di rappresentanza del Palazzo.

Marc'Antonio Dal Re, Ritratto di Anton Giorgio Clerici, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, tomo I, Milano 1743.Marc'Antonio Dal Re, Veduta della Clerici, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1743. Tremezzo (Como), Villa Carlotta.Marc'Antonio Dal Re, Veduta del palazzo di Castelletto di Cuggiono, incisione da Ville di delizia o siano palagi camparecci nello Stato di Milano, Milano 1743. Cuggiono, Castelletto, Villa Clerici.

Crivelli

Stemma dei Crivelli.Famiglia di antichissima origine, fra le più potenti casate di Milano nel Medioevo, sembra avere il suo capostipite nella figura di Roggero I dei Sanbonifacio di Verona (IV-V secolo d.C.) i cui discendenti diedero origine in terra lombarda e più precisamente nella contea della Burgaria (antico contado del milanese corrispondente all’attuale area nord-ovest della provincia, una delle cinque Contee della Marca di Milano) ai i due rami dei Crivelli Da Ugobaldo (Uboldo, Varese) e De Parabiago. Essi furono feudatari e valvassori e Conti reggenti del Contado di Burgaria e i Da Ugobaldo risultano iscritti fin dal 377 d.C., nelle Tavole della Chiesa Metropolitana Milanese, tra le casate elettrici del vescovo di Milano. Nel 809 Carlo Magno confermò a Ortega Crivelli il feudo di Nerviano, insignendolo del titolo di conte.
Nell’elenco dei nobili milanesi del 1377 figurano quattro rami della famiglia: de Cribellis, de Cribelli de Parabiago, de Cribellis de Uboldo, de Cribellis de Narviano.
Dai Crivelli di Nerviano dicendono i Crivelli d’Agliate, famiglia di rilievo nella Brianza. Tra i suoi membri più illustri Sant’Ausano della “Gens Cribella”, vescovo di Milano nel 566, Uberto Crivelli (Milano 1120 ca. – Ferrara 1187), cardinale nel 1182, arcivescovo di Milano nel 1185 e pontefice l’anno stesso con il nome di Urbano III.
Presenti alla corte sforzesca, va ricordata in particolare la figura di Lucrezia Crivelli, amante di Ludovico il Moro, il quale le fa dono del feudo di Nesso e della sua pieve, tradizionalmente identificata nella figura di donna ritratta da Leonardo da Vinci nota come La Belle Ferronière.
Tra le numerose ville e palazzi in loro possesso, ai Crivelli spetta la ristrutturazione settecentesca di Villa Pusterla, Crivelli di Mombello (Limbiate), su disegno di Francesco Croce.

Cusani

Palazzo Cusani-Milano, Via Brera.Antica famiglia milanese, documentata a partire dall’ XI secolo, quando in un documento del 1098 compare un Bellone Cusani. Secondo gli storici le origini del casato potrebbero collocarsi in Calabria oppure in Germania, con riferimento al castello di Cusa. I Cusani si legano al comune di Cusano (poi Cusano Milanino), che deve probabilmente il nome proprio al casato che qui si era insediato. Fecero parte della fazione guelfa e parteciparono alla rivolta contro i Visconti, e, accusati dell’uccisione di Giovanni Maria, furono banditi da Milano.

Carlo Francesco Nuvolone, Ritratto di Luigi Cusani, 1653. Milano, Quadreria dell’Ospedale Maggiore.Fra i personaggi illustri va menzionato il marchese Luigi, presidente del Senato, e donatore nel 1659 di tutti i propri libri attinenti il diritto alla Biblioteca del Senato milanese, lascito che insieme a quello di Bartolomeo Arese, suo successore nella carica, costituiscono la parte maggiore del fondo librario.
Illustre personaggio fu Agostino III Cusani (1655-1730), diplomatico pontificio, vescovo di Pavia e cardinale. A lui spetta la ristrutturazione del Palazzo Cusani (Milano, via Brera) ad opera dell’architetto Giovanni Ruggeri, che vi lavorò dal 1715 al 1717, mentre la facciata su giardino spetterà a Piermarini. Altro personaggio importante fu il marchese Ferdinando Cusani, che iniziò la ristrutturazione di Villa Tittoni Traversi a Desio.

Litta

Stemma dei Litta.Famiglia nobile milanese originaria di Arluno, ha come capostipite Balzarino, menzionato nei documenti nell’anno 1258, quando fu imprigionato dai Della Torre. Dal casato dei Litta ebbero origine tre rami, i Litta Biumi, i Litta Modignani, i Litta Arese.
Il ramo dei Litta Arese annovera tra i più rappresentativi discendenti, Alfonso (Milano 1608-Roma 1679), arcivescovo e cardinale, ed il suo omonimo Alfonso (1750-1817), ciambellano alla corte d’Austria e successivamente ciambellano del Regno d’Italia.

Ritratto di Antonio Litta. Milano, Quadreria dell’Ospedale Maggiore.Il 22 agosto del 1722 Antonio Litta sposa Paola Visconti Borromeo Arese, ed il loro primogenito Pompeo Giulio (1727-1797) apparterrà al casato dei Litta Visconti Arese. Grazie a questo matrimonio passeranno in proprietà dei Litta la Villa Visconti Borromeo di Lainate e il palazzo in corso Magenta a Milano.
Altro membro importante del casato fu Antonio Giulio (Milano 1748-Vienna 1820) nominato da Napoleone Bonaparte Duca dell’Impero (28 febbraio 1810) e Gran Ciambellano del Regno Italico, che successivamente parteciperà nei 1848 ai moti di Milano e come Guardia Civica assumerà il comando del Governo provvisorio di Lombardia. Ospiterà a Villa Visconti Borromeo, Litta di Lainate i feriti della battaglia di Magenta (4 giugno 1856) e Re Vittorio Emanuele II prima di fare il suo ingresso trionfale in Milano, a fianco di Napoleone III.

Ritratto di Giulio Renato Litta. Milano, Quadreria dell’Ospedale Maggiore.Il fratello ultimogenito Giulio Renato (1763 – San Pietroburgo 1839), Cavaliere dell’Ordine di Malta a 19 anni, distintosi nelle imprese marittime, viene nominato dalla Zarina Caterina II Contr’Ammiraglio della flotta imperiale, plenipotenziario presso la corte dello Zar Paolo I e suo primo luogotenente.
Successivamente viene nominato dallo Zar Alessandro I conte dell’Impero Russo, Gran Coppiere e membro del Consiglio di Stato, mentre Nicola I lo nomina Gran Ciambellano e responsabile delle finanze.
Al ramo dei Litta Biumi appartenne Pompeo (Milano 1781 – Limido, Como 1852), patriota e genealogista, autore delle “Famiglie celebri d’Italia”, mentre va menzionato Alessandro del ramo dei Litta Modignani (Milano 1800-1871), patriota, membro della Giovine Italia e del Governo provvisorio di Lombardia nato con le Cinque giornate di Milano nel 1848.

Facciata di Palazzo Litta-Milano, C.so Magenta.Cortile di Palazzo Litta-Milano.Scalone d'onore di Palazzo Litta-Milano.Interno di Palazzo Litta-Milano.

Visconti Borromeo

Alla morte di Vitaliano II Borromeo, senza eredi diretti, i beni passano nel 1498 per imposizione di Ludovico il Moro al nipote di Vitaliano, Ludovico, figlio della sorella Giustina moglie di Gian Maria Visconti, signore di Albizzate: con questo atto il Moro obbliga Ludovico ad assumere il doppio cognome di Visconti Borromeo, dando cosi inizio a questo nuovo ramo famigliare.
A questo casato appartenne Pirro I Visconti Borromeo (ca. 1560-1604), figlio di Fabio Visconti Borromeo. Raffinato collezionista, appassionato d’arte e di curiosità scientifiche, mecenate e protettore di Camillo Procaccini, fu nominato conte da Filippo II di Spagna nel 1561, nel 1579 fu ascritto al consiglio dei LX decurioni e nel 1590 fu eletto cavaliere di S. Iago. La qualifica di decurione con incarichi diplomatici e di rappresentanza per conto del Ducato di Milano lo porterà ad entrare in rapporto con la corte dei Gonzaga a Mantova e a stringere amicizia con Vincenzo I Gonzaga, che verrà ospitato nella sontuosa Villa Visconti Borromeo di Lainate nel 1592. Diverrà consigliere e mediatore dei Gonzaga per i loro acquisti d’arte in Milano e corrispondente dei Medici di Firenze.
Nel 1587 affitta in contrada Brera l’incompiuto Palazzo Medici commissionato da Papa Pio IV e lo fa ristrutturare da Martino Bassi, per abitarvi fino al 1596, quando acquista il palazzo di Pietro Paolo Arrigoni, affrescato da Bernardino Campi. Nel 1590 acquista la Villa Pliniana a Torno sul Lago di Como.

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